Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria

Tra storia e futuro

Un vecchio ritrovo affacciato sul Ceresio rivivrà diventando la dépendance del lido di San Domenico

Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria
Tornerà ad animarsi. ©CDT/Chiara Zocchetti

Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria

Tornerà ad animarsi. ©CDT/Chiara Zocchetti

Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria
©CdT/Gabriele Putzu

Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria

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Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria
©CdT/Gabriele Putzu

Quel grottino dimenticato sul sentiero di Gandria

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Fa bella e malinconica mostra di sé sul sentiero di Gandria, incastonato nella montagna e in un passato di cui ormai non esiste più memoria. Il suo nome, «Grotto della Roccia», si può ancora leggere sulla parete affrescata rivolta verso il lago e presto la sua storia si arricchirà di un nuovo capitolo. Dopo le vacanze estive cominceranno i lavori di restauro che trasformeranno il piccolo edificio di proprietà della Città in una dépendance pubblica del vicino lido di San Domenico. Avrà una terrazza più ampia di quella attuale e potrà ospitare eventi di vario genere, chiaramente proporzionati al contesto. La sua facciata sbiadita dal tempo verrà riportata alla lucentezza degli anni che furono, quando il sentiero di Gandria non era solo uno spettacolare percorso per i turisti, ma una via di comunicazione, e quindi di passaggio, tra il borgo lacustre, Castagnola e Cassarate, dato che una strada carrozzabile è mancata fino alla seconda metà degli anni Trenta.

La «prima vita» del grottino va collocata più o meno fra fine ‘800 e inizio ‘900. Secondo quanto riportato dalla Rivista di Lugano (Quel misterioso grotto a San Domenico, 25 maggio 2018) il locale è chiuso da almeno un secolo. Sembra che a gestirlo, a inizio Novecento, fossero la signora Rosa Pina e sua figlia Ida. «Era un ambiente modesto, semplice e allegro» ha raccontato ai colleghi del periodico il nipote della signora Ida, Aldo Norghauer. A quei tempi, fra l’altro, il grottino si chiamava «3 lunedì». Di fronte ad esso, oggi, sorge un albergo che sembra abbandonato: l’ex hotel Fischer. Il proprietario vive nella regione, ma non siamo riusciti a contattarlo per saperne di più sul destino della struttura. Sulla terrazza affacciata sul lago, al momento, c’è soltanto la polvere.

Il compito di trovare un’armonia fra il passato e il presente del Grotto della Roccia è dell’architetto Enrico Sassi che, su incarico del Comune, si sta occupando in generale della valorizzazione di Gandria e dei suoi percorsi pedonali (come il sentiero dell’olivo, insieme allo studio Oikos). Un progetto che sta fiorendo, in tutti i sensi, è quello del giardino verticale sotto il posteggio a fianco della strada cantonale, dove comincia il sentiero dell’olivo. Prima che s’intervenisse, questo angolo di Gandria aveva un aspetto non proprio in armonia con l’ambiente circostante. In altre parole, sembrava di stare sotto un cavalcavia. La metamorfosi, che è ancora in corso, è iniziata con la posa di una struttura metallica alla quale sono stati fissati dei cavi, affiancati da corde in cocco, sui quali stanno crescendo diverse specie vegetali rampicanti.

La visione finale è quella di un mosaico di fiori e colori che cambi aspetto con l’alternarsi delle stagioni, garantendo la presenza del verde anche d’inverno. Completeranno il giardino ortensie rampicanti, boschetti di lauro, arbusti di corbezzolo, rosmarino, timo, lavanda, rododendro, azalea e piante grasse: un omaggio al patrimonio naturale della zona. «La messa a dimora delle piante è quasi conclusa e il giardino verticale comincia ad essere molto bello da vedere - fa sapere l’architetto Sassi - Intanto è sbocciata una rosa e le rondini hanno nidificato sulle travi della struttura: due buoni presagi per il futuro».

Un’opera che invece è conclusa, progettata sempre dall’architetto Sassi, è la sistemazione della scalinata che costeggia il cimitero e sale fino al giardino verticale. Oggi conta settantadue gradini. Quelli nuovi, in pietra, sono stati fabbricati nel laboratorio degli scalpellini della Città usando dei vecchi scalini rimasti in deposito, tutti provenienti da luoghi diversi e con una «vita» alle spalle. I pianerottoli, cinque, sono realizzati con pezzi unici, anche loro ricavati da antiche lastre già usate, mentre i parapetti sono in ferro crudo.

La riqualifica di Gandria passa anche dalla sua accessibilità: un tema che sta facendo discutere. Per far fronte alla carenza di posti auto, la Città sta valutando la fattibilità di aumentare il numero di posteggi sulla parte alta della strada che collega il villaggio alla cantonale. È comunque una prospettiva a medio-lungo termine. Più a breve, al pari di altre zone turistiche, Gandria dovrà essere rilanciata come una delle attrattive più caratteristiche e affascinanti della regione.

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