Recita del rosario al Gay Pride, “sono perplesso”

A proposito della richiesta dell'Associazione Helvetia Christiana, il vescovo di Lugano Lazzeri ha spiegato che "la preghiera non è uno strumento"

Recita del rosario al Gay Pride, “sono perplesso”

Recita del rosario al Gay Pride, “sono perplesso”

LUGANO - «La preghiera non è un corpo contundente». È concentrato in queste parole il pensiero del vescovo di Lugano Valerio Lazzeri sulla richiesta dell'Associazione Helvetia Christiana, respinta dal Municipio, di poter recitare pubblicamente un rosario nei giorni del Pride, la manifestazione prevista in città dal 28 maggio al 3 giugno e organizzata dall'Associazione LGBT (che sta per lesbiche, gay, bisessuali e transgender). «È una richiesta che mi lascia perplesso – spiega monsignor Lazzeri – Mi rifaccio alla natura della preghiera cristiana: è una realtà delicata, la risposta di fede a una parola che ci viene da Dio, non uno strumento da utilizzare contro gli altri, anche se le finalità possono essere moralmente condivisibili». Helvetia Cristiana nei giorni scorsi ha precisato di non voler pregare contro gli omosessuali, bensì «per i valori cristiani e la loro restaurazione».

Per qualcosa e non contro qualcuno, quindi, ma Lazzeri conferma i suoi dubbi. «La preghiera non si presta ad affermare niente e Gesù ebbe parole molto forti verso chi pregava per essere visto o ammirato dagli altri. La preghiera – ribadisce il vescovo – è una risposta a Dio». A monsignor Lazzeri abbiamo anche chiesto qual è la sua risposta al Pride come manifestazione. «Diciamo che se non l'avessero organizzata non l'avrei richiesta – ammette – ma nella società ci sono tante correnti, tante espressioni che non corrispondono al nostro modo d'intendere la vita, l'uomo, la famiglia e le relazioni, ma questo – ammonisce – non significa che ogni volta che qualcosa non corrisponde a questa nostra visione dobbiamo generare un movimento contrario. Anzi, dobbiamo ascoltare in modo profondo queste rivendicazioni».

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