Lugano

«Rubavamo per avere una vita normale insieme»

Coppia di ventenni a processo per aver commesso 37 furti con scasso in negozi di vari cantoni, tra cui il Ticino - Entrambi fuggiti giovanissimi dal Marocco, hanno alle spalle storie difficili - Uno di loro si è anche prostituito

«Rubavamo per avere una vita normale insieme»
(Foto Zocchetti)

«Rubavamo per avere una vita normale insieme»

(Foto Zocchetti)

LUGANO - Sono giovani ma hanno già alle spalle una storia di povertà, emigrazione e infine delinquenza i due ventenni marocchini apparsi ieri davanti alle Assise criminali di Lugano, presiedute dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti. Un 24.enne e un 26.enne residenti a Reggio Emilia, uniti da un legame sentimentale ma anche dall’aver commesso parecchi furti in vari cantoni svizzeri, tra cui il Ticino. Hanno iniziato pochi mesi dopo essersi conosciuti, nell’agosto dell’anno scorso e per cinque weekend sono venuti in Svizzera prendendo di mira negozi ed esercizi pubblici durante la notte (tranne in un caso di un’abitazione a Sementina). Insieme hanno commesso (o in alcuni casi solo tentato) 37 furti con scasso, utilizzando sempre lo stesso metodo: il 26.enne entrava dalle finestre a ribalta che spesso erano già aperte, oppure le scassinava con un cacciavite. Il 24.enne restava fuori a fare il palo e poi si dividevano il bottino. Puntavano al fondo cassa o a oggetti di valore. In totale il bottino è stimato in oltre 68.000 franchi e i danneggiamenti denunciati ammontano a oltre 39.000 franchi. È stato proprio il modus operandi (la finestra a ribalta scassinata) a renderli riconoscibili e a mettere gli inquirenti sulle loro tracce. In realtà le forze dell’ordine cercavano un terzo uomo, un altro marocchino che nell’aprile dell’anno scorso aveva portato il 26.enne a Ponte Tresa e a Lugano per insegnargli il metodo di scasso, compiendo due furti (inseriti nell’atto d’accusa).

Ma in realtà nelle maglie della giustizia è finita la coppia, arrestata in ottobre nell’area di servizio di Bellinzona sud mentre rientrava in automobile da Berna, dove aveva compiuto vari furti. Dopo le reticenze iniziali, hanno ammesso i fatti. Ieri sono apparsi provati dai sette mesi di carcere già scontato e pentiti per la cattiva strada in cui sono finiti. «Rubavamo per avere una vita normale e concederci le cose che non avevamo mai avuto, come andare al ristorante o fare una vacanza» ha detto in lacrime il 24.enne, che è anche accusato di esercizio illecito della prostituzione. Un’attività che svolgeva in Italia e in Svizzera prima di conoscere il 26.enne. «Non sapevo che ci volesse un permesso per fare l’escort in Svizzera, altrimenti l’avrei chiesto» ha raccontato, rivelando di aver smesso su richiesta del suo compagno. Il 26.enne in cambio gli ha proposto di darsi ai furti in Svizzera, che avrebbero garantito guadagni facili. Quest’ultimo è anche accusato di entrata e soggiorno illegale in Svizzera perché non aveva documenti di identità validi.

Sono molti gli aspetti che uniscono i due giovani. Entrambi hanno lasciato il Marocco per motivi familiari: il 24.enne perché oggetto di violenze da parte del padre e del fratello a causa della sua omosessualità, il 26.enne (cresciuto con la nonna in condizioni di estrema povertà) perché rifiutato dal marito della madre. Entrambi sono andati in Libia, da cui poi hanno deciso di partire per l’Italia. Entrambi hanno attraversato il Mediterraneo su un barcone e dopo varie vicissitudini sono arrivati a Reggio Emilia dove si sono conosciuti. Entrambi hanno svolto lavori saltuari guadagnando poche centinaia di euro al mese e hanno infine cercato un modo per migliorare le proprie condizioni di vita e ripagare il debito contratto con gli scafisti.

«Hanno compiuto tanti furti in pochi mesi. Si prospetta quindi l’aggravante del furto per mestiere e quella di essere associati in banda, visto che agivano insieme, con reiterazione e perseveranza, dividendosi i ruoli» ha sottolineato il procuratore pubblico Zaccaria Akbas. «Certo, non hanno avuto una vita facile - ha concesso - ma ripiegare nel crimine non è mai la scelta giusta». Ha quindi chiesto per entrambi 32 mesi di carcere, da espiare totalmente per il 24.enne, che ha una condanna precedente in Italia per furto, invece sospesa per metà (per 4 anni) al 26.enne, che ha compiuto due furti in più ma non ha precedenti. Ad entrambi inoltre ha prospettato l’espulsione per 10 anni.

«Il 24.enne ha ammesso i reati ed è pentito, ha commesso i furti solo per aiutare il suo compagno ma non è violento o pericoloso, piuttosto ha agito con leggerezza. Ora vuole tornare a una vita onesta con il suo lavoro di autista» ha replicato il difensore del più giovane, l’avvocato Beni Dalle Fusine, chiedendo la sospensione condizionale totale nel caso in cui la pena non superi i due anni, oppure una sospensione parziale. Una pena fortemente ridotta è stata la richiesta anche di Simone Creazzo, avvocato del 26.enne, che riconosce il furto per mestiere ma non l’associazione in banda: «È piuttosto una coppia di correi che ha agito insieme per amore». Per questo secondo lui il carcere da scontare per il 26.enne - «che ha alle spalle una storia di grande sofferenza e solitudine» - non deve superare i 7 mesi già trascorsi, il resto (per un massimo di 20 mesi) deve essere sospeso. Al termine del dibattimento i due imputati tra le lacrime si sono scusati dicendo di voler fare una vita onesta e di volersi sposare. La sentenza è prevista oggi.

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