Scherma e tennis tavolo, colpo doppio per il Polo

Lugano

Quinta puntata della nostra serie sulle società sportive interessate dal progetto della Città

Scherma e tennis tavolo, colpo doppio per il Polo
La proiezione grafica del Polo sportivo luganese. ©Cruzy Ortiz-Giraudi Radczuweit architetti

Scherma e tennis tavolo, colpo doppio per il Polo

La proiezione grafica del Polo sportivo luganese. ©Cruzy Ortiz-Giraudi Radczuweit architetti

Il Polo sportivo e degli eventi di Lugano è un progetto che abbraccia molteplici discipline. E, di riflesso, interessa da vicino numerose società e organizzazioni che con impegno promuovono lo sport in città e nella regione. In vista dell’importante voto del Consiglio comunale sulla richiesta di credito di 14 milioni per il piano definitivo delle strutture a Cornaredo e al Maglio, il Corriere del Ticino continua il suo viaggio tra le diverse realtà che potrebbero beneficiare dell’opera. La quinta puntata è dedicata alla Lugano Scherma e alla Società tennis tavolo Lugano.

È possibile riconciliarsi anche a colpi di spada

C’è anche un matrimonio tra i cambiamenti che potrebbe portare il nuovo polo sportivo. O meglio una riconciliazione: quella fra le due società di scherma luganesi, separate da dodici anni. «È una condizione posta dalla Città» racconta il vicepresidente di Lugano Scherma Christian Barozzi. Il suo club è nato staccandosi dal Circolo Scherma SAL Lugano, un po’ come l’Inter dal Milan. «Avevamo programmi diversi - spiega sempre Barozzi - ma ultimamente si è creato un buon dialogo e credo che adesso ci siano i presupposti per mettere di nuovo insieme le forze». Va in questa direzione anche Paolo Lupoli, presidente del SAL: «Stiamo valutando cosa ci accomuna e come possiamo andare d’accordo sfruttando le nostre sinergie, in modo che uno più uno non faccia due ma tre». Unendosi, di certo, le due squadre sarebbero potenzialmente più competitive. «Avremmo quasi duecento atleti - aggiunge Lupoli - e questo sarebbe interessante non solo a livello agonistico, ma come base educativa per trasmettere i valori del nostro sport». Barozzi è sulla stessa frequenza: le vittorie non solo l’unico obiettivo e nemmeno il più importante. «Il vero sogno, con il nostro sport, è quello di abbracciare tutta la società». Un pilastro di Lugano Scherma ad esempio è l’inclusione, cioè il coinvolgimento di atleti con disabilità (ma una buona abilità nel mettere a segno una stoccata) come gli ipovedenti. Tramite il progetto «Nastro Rosa», invece, il club si è adoperato per dare forza alle donne che hanno subito un trattamento oncologico a causa di un tumore al seno.

La fortuna non esiste

«En garde. Prêt. Allez!». Il ritornello è noto agli amanti della scherma e a chi segue questa disciplina, anche solo durante le Olimpiadi. Sono le parole pronunciate dall’arbitro prima di ogni assalto, cioè nella fase di massima concentrazione per gli atleti e di massima tensione per gli spettatori: forse è per questo che restano impresse. L’allez apre le ostilità e da quel momento «è una questione di millimetri e di centesimi di secondo» per citare Barozzi. «Mai di fortuna: ogni punto è conquistato. E dietro quelle maschere si provano sensazioni uniche». Chi le indossa deve però aderire ad alcuni principi che vanno oltre i confini della pedana. «In primisi il rispetto: basti pensare che se un atleta non dà la mano all’avversario viene squalificato per sei mesi. Inoltre la scherma influisce sulla personalità di ognuno: chi è troppo sicuro di sé impara a perdere, chi è troppo timido a vincere le sue paure». Non serve un fisico particolare e neanche l’età è una discriminante: l’atleta più anziano della Lugano Scherma ha 78 anni: en garde!

Isolati è meglio

Oltre a riavvicinare due società, un palazzetto ad hoc creerebbe condizioni migliori per tutti gli appassionati, a cominciare dalla possibilità di allenarsi a diverse ore del giorno (desiderio comune a tanti club) e ospitare eventi nazionali e internazionali (idem). Per la scherma è anche una questione «elettrica»: le pedane attuali non sono isolate e può capitare che il sistema assegni un punto a uno spadaccino che colpisce il terreno. Si fa affidamento sul fair play. Ma anche sul fatto di avere, un giorno, una struttura moderna.

Tennis tavolo, tanto amato ma confinato in spazi vetusti

Forse per diventare consigliere di Stato in Ticino serve essere dotati di uno spiccato talento per il ping pong. Chiedetelo alla Società tennis tavolo Lugano (STTL), tra le cui fila in passato si sono distinti Claudio Zali e Marco Borradori. I due politici fanno parte della grande famiglia che dal 1950 a oggi è cresciuta a colpi di topspin, blocchi e schiacciate. Oggi sono 125 i soci iscritti al club, dei quali quasi la metà fanno parte del settore giovanile, per un totale di 4 compagini attive a livello agonistico in LNA, LNC, I e II divisione. E i risultati ottenuti non sono niente male. Nelle ultime otto stagioni la prima squadra è infatti stata costantemente tra le migliori del massimo campionato svizzero, conquistando tre finali e due semifinali. La STTL è così stata consacrata vicecampione svizzero nel 2013, nel 2014 e nella passata stagione 2018-2019.

Eppure un ulteriore salto di qualità sarebbe possibile. Auspicabile anche. Sì, proprio grazie al Polo sportivo cittadino. Il presidente della società Luca Colombo precisa il concetto: «Per le nostre attività la maggiore criticità è costituita dalla qualità delle infrastrutture a disposizione. La palestra polisportiva a Cassarate, dove si tengono tutti gli allenamenti e le partite fino alla LNC, è decisamente vetusta». In che misura? Ancora Colombo: «Beh, non essendo stata concepita per il tennis da tavolo, l’illuminazione e la qualità del pavimento sono inadatti. C’è poi un problema di climatizzazione, che costringe gli atleti ad allenarsi al freddo in inverno e in condizioni di troppo caldo durante l’estate. Per dire: nei mesi più torridi è indispensabile aprire le porte per ventilare i locali».

Stop a inutili trasferte

Inutile dire che la realizzazione del Polo sportivo risolverebbe queste e altre magagne, come ad esempio la necessità di disporre di una seconda palestra dove svolgere i match di Lega nazionale A. Con tutti le complicazioni logistiche del caso. «All’interno del PSE ci verrebbe destinata grossomodo la stessa superficie odierna, 250 metri quadri, dedicandola appositamente alla pratica del tennis tavolo. Un’opportunità, questa, non così comune in Svizzera». Per la precisione - ci spiega Colombo - la nuova ubicazione permetterebbe di posare tra i 6-8 tavoli in modo fisso e questo renderebbe più facile organizzare gli allenamenti e aumentare il numero di giocatori che possono allenarsi contemporaneamente.

«Promozione fondamentale»

La visibilità e l’attrattività della disciplina, va da sé, aumenterebbero. «L’aspetto promozionale - evidenzia il presidente della STTL - è fondamentale. Soprattutto per il ping pong, uno sport amato da molti ma la cui dimensione agonistica e associativa è spesso poco conosciuta. Di qui l’importanza del Polo sportivo anche per organizzare campionati nazionali e tornei che sicuramente saprebbero catalizzare l’attenzione di molti giovani». Restando su questo terreno, si registra al contrario un effetto indesiderato. «In assenza di un’infrastruttura moderna oggi siamo costretti ad assistere a diversi ragazzi che con il passare degli anni decidono di abbandonare il tennis tavolo» avverte Colombo in conclusione.

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