Sempre più lavoratori in bici grazie ai «bikecoin»

l’iniziativa

Il progetto lanciato a inizio giugno a Lugano ha riscosso un notevole successo: sono sempre di più le aziende che premiano i propri dipendenti che raggiungono il posto di lavoro utilizzando la bicicletta al posto dell’auto

Sempre più lavoratori in bici grazie ai «bikecoin»
© CdT/Chiara Zocchetti

Sempre più lavoratori in bici grazie ai «bikecoin»

© CdT/Chiara Zocchetti

Raggiungere il posto di lavoro facendo un po’ di movimento; godersi il tragitto evitando il traffico e, perché no, contribuire alla lotta contro l’inquinamento e le emissioni. Con la bicicletta - elettrica o tradizionale - il tutto è possibile. Se, in aggiunta, in base ai chilometri percorsi è possibile guadagnare qualcosa, il gioco è fatto. È questo, in estrema sintesi, il progetto che a giugno ha lanciato la Città di Lugano in collaborazione con MobAlt. A distanza di tre mesi i numeri sono incoraggianti.

Guadagnare pedalando

Il progetto si chiama «Bikecoin» e si pone quale scopo principale l’incentivare l’utilizzo della bicicletta sul tragitto casa-lavoro. Ma, come detto, dietro a tutto c’è anche un piccolo risvolto economico per chi decide di spingere sui pedali prima di iniziare la propria giornata lavorativa. Infatti i lavoratori guadagnano, tramite l’app Mobalt, gli incentivi messi a disposizione dalle loro aziende. A distanza di tre mesi dal lancio l’iniziativa sta prendendo sempre più piede.

All’inizio, va detto, non è stato semplice: «Dopo un periodo relativamente tiepido, complici le incertezze sempre legate alla pandemia, il ricorso ancora importante al telelavoro, un meteo poco clemente e le vacanze estive - premettono i promotori - “Bikecoin” si sta espandendo e trasformando da progetto pilota a programma vero e proprio».

Partecipazione quadruplicata

A fare da apripista erano state l’amministrazione della Città di Lugano, le AIL, la RSI, la Croce Verde e la Lemanik Invest. A settembre, tre mesi dopo, la partecipazione è quadruplicata ed è uscita dai confini del Luganese. Basti pensare che al progetto hanno aderito anche gli ospedali di Mendrisio e Bellinzona, la Città di Locarno, la Fondazione Casa San Rocco a Morbio Inferiore, il Comune di Losone e l’Azienda Elettrica Ticinese, per fare qualche esempio. Un’adesione che, giocoforza, si riflette anche nei chilometri percorsi. Infatti, se a giugno si contavano poche decine di utenti che tracciavano quotidianamente circa 250 chilometri, ad inizio settembre gli utenti attivi sono quasi 250 e i chilometri tracciati ogni giorno sono 1.200. Tutto ciò si traduce, in questo bilancio intermedio, in oltre 30.000 chilometri, 6.000 differenti percorsi casa-lavoro e 350.000 «bikecoin» guadagnati. «Tralasciando le cifre - si spiega - gli effetti del programma si vedono soprattutto con l’aumento della frequenza e delle distanze degli spostamenti in bicicletta nonché una sana competizione all’interno delle aziende, che sembrerebbe essere lo stimolo principale all’adesione dei collaboratori». I punti che vengono racimolati dal singolo lavoratore permettono di generare delle classifiche all’interno della società nella quale si lavora. Poi tocca alle aziende: ognuna di esse stabilisce come e quanto gratificare il proprio collaboratore, dando un valore specifico ai «bikecoin» raccolti. Secondo gli ideatori del progetto, un assiduo lavoratore-ciclista potrà guadagnare fra i 30 e i 50 franchi al mese.

Un occhio alle emissioni

Come detto, oltre all’aspetto del movimento c’è anche quello ambientale (ieri si è aperta la settimana europea della mobilità, quest’anno a tema «Sicurezza e salute con la mobilità sostenibile»). In quest’ultimo caso si misura la sostenibilità, soprattutto con il contributo alla riduzione delle emissioni di CO2. Lasciando nel proprio parcheggio l’auto e salendo in sella alla propria bicicletta, il contributo alla causa è chiaro. E con l’iniziativa il risultato è già tangibile. In questi primi tre mesi gli spostamenti in bicicletta tracciati con «Bikecoin» hanno permesso una riduzione di 6 tonnellate di CO2, equivalenti all’assorbimento di CO2 annuale generato da 400 alberi piantati in contesto urbano.

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