Bilancio

Sempre più una gallina dalle uova d’oro

Le Aziende industriali di Lugano chiudono il 2018 con un utile di 10,5 milioni - Nel comprensorio si consuma più acqua potabile che nel resto della Svizzera: colpa anche di cattive abitudini

Sempre più una gallina dalle uova d’oro

Sempre più una gallina dalle uova d’oro

LUGANO - «Emozionante e intenso»: questi gli aggettivi utilizzati dal presidente della direzione generale Andrea Prati nel descrivere il 2018 delle Aziende industriali di Lugano (AIL) SA. Con una cifra d’affari di 320 milioni di franchi, 10, 5 milioni di utile e poco meno di 380 collaboratori, le AIL si confermano una gallina dalle uova d’oro per la Città, suo azionista unico che ha chiesto dividendi straordinari nei momenti più duri della crisi delle finanze comunali. Il 2018 è stato un anno ricco di novità per l’azienda, a partire dal nuovo assetto organizzativo. «Siamo passati da un’organizzazione orientata ai prodotti che vendiamo (elettricità, acqua e gas) ad una orientata ai processi operativi creando dei centri di competenza coerenti e trasversali a tutta l’azienda – ci spiega Prati – puntando al migliore sfruttamento delle sinergie interne, per esempio nell’ambito della pianificazione strategica e della progettazione delle reti». L’utile operativo prima degli ammortamenti e delle rettifiche di valore (cioè la differenza tra quello che le AIL incassano e quanto costa loro produrre ciò che vendono) si è attestato a 67 milioni, il 5% in più dell’anno precedente. «Una conferma che l’attività è solida e ci permette di guardare a un futuro di stabilità», commenta soddisfatto Prati. «Ora puntiamo a capitalizzare gli sforzi fatti l’anno scorso, prendendoli come nuovo punto di partenza e non di arrivo». Il 2018 è stato anche l’anno del restyling, con il debutto del nuovo logo rosso e del sito Internet, più intuitivo e al passo coi tempi. «Lo scopo non era quello di avere un logo nuovo tanto per averlo, – continua Prati – ma piuttosto di segnare un’importante discontinuità con il passato dopo l’importante processo di cambiamento intrapreso negli scorsi anni: ci siamo rinnovati nel nostro modo di fare azienda e in quello di esprimerci. Il progetto di modifica del logo era nel cassetto da tempo e l’abbiamo tirato fuori solo quando abbiamo sentito che era arrivato il momento giusto, ovvero quando i cambiamenti all’interno sono diventati operativi». Con l’insediamento degli ultimi collaboratori e il trasferimento del Centro comando dalla sede di Gemmo, infine, a giugno 2019 si sono conclusi i lavori di ampliamento e ristrutturazione (costati 14 milioni) del Centro operativo di Muzzano.

Sempre più una gallina dalle uova d’oro

Se il consumo pro capite di acqua potabile in Svizzera è stato di 300 litri al giorno (dato 2017, ultima misurazione disponibile) è interessante notare come nel nostro comprensorio nel 2018 è stato registrato un consumo superiore, attestatosi a 382 litri al giorno. L’anno scorso le AIL hanno erogato 20,6 milioni di metri cubi d’acqua, di cui 14 milioni potabile, in aumento rispetto al 2017 (erano 13,8 milioni) e al 2016 (12,9). Non si tratta però di una novità. «Storicamente registriamo un consumo pro capite di acqua potabile più alto rispetto alla media svizzera», spiega il nostro interlocutore. Ma perché? «Ci sono diverse giustificazioni, tra le quali probabilmente anche comportamenti meno virtuosi da parte dell’utenza. Un motivo di carattere strutturale potrebbe invece essere quello di una rete dell’acqua industriale (quella non potabilizzata, ndr) meno sviluppata, che induce a utilizzare l’acqua da bere per scopi altrettanto importanti ma meno nobili, come per esempio il raffreddamento degli stabili», conclude Andrea Prati.

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