Settantanove domande per capire la situazione dell’aeroporto di Agno

Aviazione

Un documento di 31 pagine sul tavolo della Gestione permette di radiografare la situazione di Agno - Il Municipio fornisce cifre, date, circostanze e proiezioni, lasciandosi forse scappare anche qualche illusione

Settantanove domande per capire la situazione dell’aeroporto di Agno
© CdT/Gabriele Putzu

Settantanove domande per capire la situazione dell’aeroporto di Agno

© CdT/Gabriele Putzu

Trentuno pagine piene zeppe di numeri, date, fatti, speranze e delusioni. Settantanove domande e una quarantina di risposte (per le altre occorrerà aspettare ancora una settimana). Il documento si trova sui tavoli della Commissione della gestione di Lugano, che sta ultimando l’analisi del piano di salvataggio dello scalo (il voto è previsto il 25 novembre). Si tratta di una radiografia completa della situazione dell’aeroporto, che proveremo a riassumere nei suoi punti più salienti.

Perde 260.000 franchi al mese
A quanto ammontano, chiedono i commissari, le perdite dell’aeroporto? Da quando Swiss non vola più su Zurigo, spiega il Municipio, sono di circa 260.000 franchi al mese. Il preconsuntivo 2019 prevede un disavanzo di 1,65 milioni e oggi come oggi occorrono circa 350.000 franchi di liquidità al mese.

Debiti e crediti
A metà ottobre Lugano Airport aveva 2,55 milioni di debiti con la Città e 465.750 verso terzi. Fatture, viene assicurato, pagate regolarmente. Lo scalo vantava crediti per 830.600 franchi (232.000 verso Swiss, in gran parte già saldati). La fallita Adria Airways ha lasciato uno scoperto di 5.397 franchi, mentre nel 2017 per la bancarotta di Darwin si erano registrate perdite per 925.000.

Personale: i primi tagli
I dipendenti sono 75. Erano 77 in ottobre, ma due impiegati con contratto a tempo determinato sono stati lasciati a casa a partire dall’inizio del mese di novembre.

Ricapitalizzazione, l’unica via?
Per evitare il fallimento la ricapitalizzazione è l’unica via? «Tecnicamente la chiusura dello scalo può essere scongiurata mantenendo la postergazione del credito della Città e l’aumento del limite (oggi di 4 milioni, ndr)». Ma il Municipio spiega di aver scartato quest’idea. E postergare il credito e aumentarlo è anche l’unico modo, secondo l’Esecutivo, per scongiurare «il rischio referendum». Sul risanamento dello scalo con fondi pubblici si andrà infatti probabilmente a votare in aprile. Ma lo scalo ha bisogno di liquidità entro fine dicembre. Il rischio è che in aprile si voti sul salvataggio di un aeroporto già fallito. Possibile dunque che venga proposta - tramite risoluzione municipale - una postergazione del credito (e un aumento del fido) fino a giugno 2020.

I costi di una bancarotta
Quanto costerebbe il fallimento? «La Città perderebbe il credito (2,89 milioni) e la quota dell’affitto (300.000 franchi). E poi ci sarebbero gli stipendi dei dipendenti (1,2 milioni circa, 200.000 franchi di tredicesima in maturazione e 450.000 franchi di oneri sociali). Un piano sociale richiederebbe 500.000 franchi al mese.

«Costretti a questa soluzione»
E come risponde il Municipio, chiedono i commissari, alla critica secondo cui l’Esecutivo ha di fatto messo in condizione il Consiglio comunale di non poter decidere e di dover giocoforza sostenere la ricapitalizzazione? Il fallimento, come visto, costerebbe uguale se non di più della ricapitalizzazione._«È una critica infondata». Il Municipio si difende elencando una lunga serie di avvenimenti (dal fallimento di SkyWork a quello di Adria, passando per l’addio di Swiss) che hanno peggiorato la situazione. E conferma che il CdA dell’aeroporto ha fatto di tutto per trovare soluzioni alternative. Forse troppe - si dice a un certo punto - visto che, «anche a causa di pressioni esterne», si sono tenute in piedi trattative ormai morte. Il riferimento è ai vari piani A, B, C, D, P e chi più ne ha più ne metta.

Sir Owen-Jones in testa
Passiamo al capitolo privati. Quante possibilità ci sono che l’aeroporto venga ceduto? «La trattativa con Sir Lindsay Owen-Jones è la più accreditata considerato che è portavoce di altri privati con interessi nel Luganese». Il Municipio conferma di voler coinvolgere nella trattativa un consulente esterno esperto in contratti societari. «L’obiettivo è raggiungere al più presto un accordo, che però dovrà essere un buon accordo». Che andrà sottoposto al Consiglio comunale. Il Municipio vorrebbe anche garanzie sul non abbandono dell’ipotesi voli di linea e sul mantenimento del maggior numero possibile di posti di lavoro possibile . I privati, conferma il Municipio, vorrebbero creare una società nuova per gestire l’aeroporto. Non Lasa dunque.

«Zurigo? Mai più»
Ed eccoci ai voli di linea. Quante sono le probabilità di ripristinare il volo per Zurigo? «Nessuna possibilità e, oggettivamente, nessuna volontà». Per l’Esecutivo, senza il codeshare con Swiss, non avrebbe senso. Ecco poi le critiche al Flugzug (il collegamento via treno tra Lugano e Kloten): «Ci permettiamo di relativizzare le soluzioni messe in campo da Swiss, che non sembrano raccogliere i favori dei fruitori del volo».

Zimex & Co. e l’altro hub
Si punta ancora sul volo di linea per Ginevra (riconoscendo in futuro la necessità di raggiungere un secondo hub). «Contatti avuti ancora recentemente con alcune compagnie evidenziano che questa ipotesi e l’interesse ancora esistono». E il recente incontro con Zimex - la compagnia svizzera che potrebbe iniziare a volare per conto dell’aeroporto - è stato giudicato «proficuo e ha permesso di chiarire gli equivoci». Ma c’è un limite, chiedono i commissari, entro cui il CdA dell’aeroporto getterà la spugna e si arrenderà all’evidenza di mercato (rinunciando ai voli di linea)? «Dodici mesi», risponde in modo sintetico l’Esecutivo.

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