Lugano

Sì all’ex Macello senza autogestione

Accolto di principio il progetto di riqualifica che prevede spazi per il tempo libero e la cultura, ma non per i molinari - Il sindaco Borradori: «Presto partirà la disdetta della convenzione del 2002, ma non dovranno andarsene subito»

Sì all’ex Macello senza autogestione
(foto Reguzzi)

Sì all’ex Macello senza autogestione

(foto Reguzzi)

LUGANO - A trent’anni dalla sua chiusura e dopo 27 atti parlamentari di varia natura, lunedì sera è stato fatto un passo importante, seppur non ancora decisivo, per dare una nuova destinazione all’ex Macello di Lugano. Il Consiglio comunale ha accettato (36 voti favorevoli, 11 contrari, 5 astenuti) il credito da 450.000 franchi per imbastire un concorso d’architettura internazionale, i cui esiti determineranno il futuro del comparto. Non saranno previsti spazi per l’autogestione: il Legislativo ha respinto una proposta in questo senso. Dove andranno i cosiddetti «molinari» rimane un grosso punto di domanda. Di certo non saranno allontanati dall’oggi al domani. Ma partirà presto una richiesta di disdetta della convenzione firmata nel 2002. Parola del sindaco Marco Borradori. Il termine «autogestione» nelle richiesta di credito compariva un totale di zero volte, spiccava per la sua assenza. Ma è stato al centro del dibattito: dall’autogestione no, all’autogestione sì, passando per l’autogestione ma. In particolare a destra è stato parere diffuso che in città per gli autonomi non vi sia spazio. Alain Bühler (UDC) ha parlato di «una presenza ormai scomoda che qualcuno si ostina ancora a incensare. Ma 17 anni di vandalismi e di occupazione illecita non possono più essere tollerate». «La Lega l’ha sempre combattuta e denunciata - ha rincarato Andrea Censi. - Non per le loro idee, ma perché occupano spazi pubblici senza pagare, senza dialogare e reclamando diritti che non hanno. Oggi comunque non votiamo il futuro dei molinari, votiamo un ex Macello senza di loro». Quanto al futuro, Tiziano Galeazzi (UDC) ha affermato che questo non debba per forza essere a Lugano: «Non siamo noi a dovercene fare carico: si riversino le responsabilità sul Cantone, come prevede la convenzione. E gli spazi per l’autogestione li si possono trovare anche altrove, ad esempio nelle valli». A favore dell’autogestione si è invece schierato Carlo Zoppi (PS), autore del rapporto di minoranza della Pianificazione che prevedeva degli spazi per gli autonomi (non accettato): «Sento mezze verità e disinformazione. Si dice che non dialogano. Ma noi siamo andati a fare due chiacchiere e siamo stati accolti bene. Hanno le stesse perplessità, e non hanno mai ricevuto proposte di alternative valide». Più diretto Danilo Baratti (Verdi): «I molinari non si sono aiutati, ma Lugano non ha mai trovato una via per l’autogestione, la si riduce a un tema di ordine pubblico, un corpo estraneo invece che qualcosa di diverso. Questo messaggio sembra una resa dei conti, per estirpare il bubbone infetto». Quanto all’«aggregazione, ma», citiamo Karin Valenzano Rossi (PLR): «Se dovessimo usare uno slogan sarebbe: autogestione sì, ma non lì». Non sono mancati delle critiche anche ai contenuti del progetto per il futuro (che prevede spazi di costudying e coworking, un ristorante, un caffè letterario, spazi espositivi e alloggi per studenti). Troppo definiti, ad esempio per Morena Ferrari Gamba (PLR): «Forse era meglio un concorso di idee». Una simile critica è giunta anche da Rupen Nacaroglu (PLR): «In pratica vogliamo un centro sociale al posto di un centro sociale: si sta provando a dare una sede ufficiale alla cultura dal basso». La capodicastero Immobili Cristina Zanini Barzaghi ha replicato che «i contenuti proposti non sono che un possibile scenario per sfruttare al meglio la grandezza del terreno», ma che non sono vincolanti. Su una cosa si sono detti tutti d’accordo. L’ex Macello versa in stato deplorevole e in qualche modo va valorizzato.

I prossimi passi

La decisione di lunedì sera non è tuttavia destinata a mettere la parola fine alle discussioni inerenti l’ex Macello. Il Legislativo al termine del concorso d’architettura dovrà ancora esprimersi sul progetto vero e proprio (che si stima costerà 26,5 milioni fra la ristrutturazione della parte monumentale e l’edificazione dello stabile che ospiterà gli alloggi per studenti e la struttura ricettiva). Parallelamente, il Consiglio comunale dovrà votare sull’adozione di una variante al Piano regolatore del comparto, necessaria per accogliere i nuovi contributi, proposti. Infine, bisogna capire che ne sarà dell’autogestione. Per il Municipio la convenzione tra le parti per l’uso degli spazi all’ex Macello è ancora in essere e avrebbe durata trentennale. Potrebbe essere disdetta prima del 2032 se il Municipio troverà nuovi spazi per l’autogestione (al momento di proposte concrete non ve ne sono), se verrà constatato che gli autogestiti hanno violato i termini della Convenzione (non ci sarebbero prove concrete), o per motivi di interesse pubblico. In un parere dello scorso anno, l’Esecutivo riteneva la prima opzione la più favorevole, e le altre due più attuabili nel breve termine. Ieri ha optato per richiedere la disdetta della convenzione. «Non decorrerà prima di tre anni, e cercheremo loro spazi alternativi - ha detto Borradori. - Ma per farlo ci vuole la volontà di tutti. Non abbiamo parlato di convivenza nel futuro dell’ex Macello perché abbiamo 17 anni di prove che questa non è facilmente realizzabile, se non impossibile. Nessuno in Municipio ha però mai detto di voler mandare gente nelle valli o eiettarli dalla città». In altre parole, per l’Esecutivo l’autogestione resterà a Lugano, ma non all’ex Macello.

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