Si approfittò delle pazienti: «Mi sono sacrificato dopo richieste insistenti»

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Da oggi alla sbarra un medico del Luganese, che avrebbe compiuto atti sessuali con otto donne in cura

Si approfittò delle pazienti: «Mi sono sacrificato dopo richieste insistenti»
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Si approfittò delle pazienti: «Mi sono sacrificato dopo richieste insistenti»

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(aggiornato alle 18.50) Sono accuse molto gravi quelle contro uno psichiatra del Luganese, che da stamattina è alla sbarra per rispondere dei reati di ripetuto sfruttamento dello stato di bisogno, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, truffa ripetuta.

Nell’atto d’accusa della procuratrice pubblica Chiara Borelli, lo sfruttamento dello stato di bisogno è stato contestato con riferimento a sette donne, che lo psichiatra, un uomo sulla cinquantina, avrebbe indotto a compiere e a subire atti sessuali, approfittando di rapporti di dipendenza che si sarebbero instaurati. L’accusa di atti sessuali con una persona inetta a resistere è invece limitata a una sola paziente.

Infine il reato di ripetuta truffa è riferito ad alcune fatture inviate alle casse malati, nelle quali si dichiarano delle prestazioni mediche effettuate, mentre in realtà ci sarebbero stati atti sessuali. Tra questi, stando all’atto d’accusa, dei palpeggiamenti dei seni mascherati da atti medici e anche qualche rapporto completo.

Per ora l’imputato sta rispondendo a tutte le domande del presidente della corte delle assise criminali, Amos Pagnamenta, pur contestando la ricostruzione dell’accusa. Questo arrivando anche a sostenere che in alcuni frangenti si sarebbe «sacrificato» dopo insistenti richieste, perché, avendo rapporti con una delle pazienti, lei non avrebbe più mentito sui suoi problemi psicologici.

Delle repliche e delle ritrattazioni che sono state ritenute a tratti incomprensibili dalla Corte, se non addirittura controproducenti per l’imputato, tanto da indurre il giudice e anche la procuratrice a ricordare all’uomo che ha il diritto di non rispondere alle domande.

Un ammonimento che è arrivato dopo che il giudice aveva già fatto presente all’imputato che «in quest’aula di persone che hanno cambiato versione ne abbiamo già viste a centinaia. Lei si sta arrampicando sugli specchi raccontando cose che non stanno né in cielo né in terra».

L’uomo è difeso dall’avvocato Niccolò Giovanettina, mentre a rappresentare alcune delle vittime in aula ci sono le avvocate Sandra Xavier e Deborah Gobbi, le quali hanno a loro volta contestato molte affermazioni dell’imputato.

La pena richiesta dalla PP è 5 anni di detenzione e l’interdizione dalla professione. Il processo proseguirà con l’arringa dell’avvocato difensore e gli interventi delle avvocate delle vittime. Il verdetto sarà reso noto mercoledì.

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