Si contano i danni del maltempo (e forse le cose peggioreranno)

SOTTOCENERI

Frane, straripamenti, alberi sradicati: l’ultima ondata di piogge ha creato tanti problemi - E con il riscaldamento climatico le precipitazioni intense dovrebbero aumentare

Si contano i danni del maltempo (e forse le cose peggioreranno)
La frana incombe sulla cantonale a Curio. © CdT/Zocchetti

Si contano i danni del maltempo (e forse le cose peggioreranno)

La frana incombe sulla cantonale a Curio. © CdT/Zocchetti

Sono cominciati i lavori di messa in sicurezza delle due frane che minacciano la strada cantonale in zona «al Mulino» a Curio. Al momento si tratta di allungare e rafforzare il muraglione di sostegno esistente, poi verranno avviate le operazioni di consolidamento che interesseranno anche un tratto della strada forestale soprastante. Per tutta la durata dei lavori, diretti dal Cantone, il traffico verrà limitato e gestito da un semaforo.

Una beffa turistica
Le frane citate sono solo la punta dell’iceberg rispetto a quanto accaduto nel Malcantone e in tutto il Sottoceneri per colpa dell’ultima ondata di maltempo. La violenza degli elementi ha creato diversi smottamenti, soprattutto a causa di fiumi e riali in piena, mentre le forti raffiche di vento hanno sradicato parecchi alberi secolari. Le strade forestali che dal villaggio di Pura salgono al monte Mondini e alla chiesa della Morella sono state interrotte e altri crolli sono stati registrati lungo i percorsi ciclopedonali: oltre al danno, una beffa per gli operatori turistici che avevano appena concluso le opere di pulizia in vista della stagione estiva. A spaventare di più sono tuttavia le frane di Curio (Comune tristemente noto per la frana costata la vita, sei anni fa, a una mamma e la sua bambina) che hanno obbligato il Municipio a chiudere momentaneamente a ciclisti e pedoni il tratto della forestale che passa proprio sopra i cedimenti. Altri smottamenti sono stati segnalati a Novaggio, dove alcuni massi sono caduti sul campo stradale, e a Vernate.

Acqua rovinata dall’acqua
Il maltempo ha messo a dura prova anche i principali corsi d’acqua della regione, Tresa, Magliasina e Vedeggio, che hanno fatto registrare portate fuori dalla norma. Si parla di punte di 93 metri cubi al secondo sul fiume Tresa e di 129 sul Vedeggio. «Da primato», dicono alcuni abitanti del posto. A impressionare è stata la mole di legname trascinata nel lago e in particolare nel golfo di Agno, mentre in quello di Ponte Tresa e alla foce della Magliasina i danni sono stati più contenuti anche grazie alle pulizie effettuate in precedenza dal Consorzio di manutenzione idrico-forestale bacini fiume Tresa-Magliasina. Note dolenti, invece, per quanto concerne la fauna ittica, che in diverse zone è stata letteralmente spazzata via dall’ondata di piena rendendo vani i ripopolamenti effettuati per anni dalle società dei pescatori.

Pietra infida
Tornando a Curio, il geologo cantonale Andrea Pedrazzini tiene a rassicurare gli utenti della cantonale e gli abitanti: «Si tratta di scivolamenti superficiali e localizzati dovuti alle precipitazioni molto intense d’inizio mese; non è una situazione preoccupante». Lo sono di più altre, nel Sottoceneri. «Ad esempio quella del Vallone ad Agno, dove abbiamo già delle reti paramassi e stiamo eseguendo ulteriori lavori». La zona più problematica è tuttavia un’altra: la Val Mara, dove i franamenti sulla strada che collega Maroggia, Arogno, Rovio e Melano non sono rari. «È una situazione delicata per via delle caratteristiche geologiche della zona, che è ricca di rocce porfiriche: rocce di origine vulcanica estremamente sensibili e instabili. Sono presenti anche a Brusino Arsizio, Riva San Vitale e Morcote, dove sovente infatti ci sono scoscendimenti. Parliamo tuttavia di franamenti dalle dimensioni limitate – precisa Pedrazzini – non come quello di Preonzo, per intenderci». Le opere di messa in sicurezza comunque proseguono, perché anche pochi sassi, se finiscono addosso a una persona che cammina o passa in auto, possono fare molto male. Ugualmente rischiosa, ma in modo diverso, la situazione della Val Colla. «Là abbiamo degli scivolamenti grandi ma piuttosto lenti, soprattutto nella zona di Corticiasca», che fu teatro di una frana storica nel 1896. «Potenzialmente potrebbe ripetersi: per questo monitoriamo l’area regolarmente. Abbiamo posizionato un teodolite: un apparecchio che misura tre volte al giorno i punti instabili». Se potesse parlare, lo confermerebbe anche lui: la terra non è mai ferma.

Non è solo colpa del tempo
Le ondate di maltempo come quelle dei giorni scorsi potrebbero essere più frequenti in futuro. «Con il riscaldamento climatico c’è più energia nell’atmosfera e ogni tanto si sfoga - spiega il responsabile del Centro regionale sud di Meteosvizzera Marco Gaia - poi a dipendenza del contesto possono influire altri fattori. Alle nostre latitudini, effettivamente, ci aspettiamo un aumento delle precipitazioni intense». Quelle che mettono a dura prova il terreno e le strategie difensive delle autorità. Maledetto maltempo, si dirà. Già. Ma non è l’unica causa degli smottamenti. Diversi esperti concordano sul fatto che centri anche l’attività antropica. In parole povere: si è costruito troppo. Case e strutture legate alla presenza di case, come strade, tubazioni o altri manufatti: tutti elementi, soprattutto le strutture, che negli anni in qualche modo hanno spostato gli equilibri della natura. «Le ultime precipitazioni hanno causato una cinquantina di eventi nel Sottoceneri e una quarantina aveva una componente o una potenziale influenza antropica - racconta il geologo cantonale Andrea Pedrazzini - Per esempio un tubo che si è rotto, oppure una strada che ha deviato un corso d’acqua». Premesso che le piogge non si possono fermare, cosa fare? «La nuova legge edilizia, che prossimamente verrà valutata dal Gran Consiglio, impone per ogni nuovo progetto un’analisi geotecnica e questo è un cambiamento importante» confida Pedrazzini. Sull’esistente non si può fare molto altro. «Dobbiamo seguire le vie dell’acqua».

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