Soldi bruciati nel trading: condannato senza espulsione

LUGANO

Trenta mesi sospesi al sessantaduenne che non informava i suoi clienti delle perdite (ma incassava le commissioni)

Soldi bruciati nel trading: condannato senza espulsione
Reati finanziari oggi in aula penale a Lugano.

Soldi bruciati nel trading: condannato senza espulsione

Reati finanziari oggi in aula penale a Lugano.

Trenta mesi di carcere sospesi con la condizionale, duemila franchi di multa e l’obbligo di risarcire le vittime, anche se vista la sua situazione finanziaria sarà molto difficile. Si è chiuso così, ieri alle Criminali di Lugano, il processo a carico di un sessantaduenne italiano condannato per amministrazione infedele qualificata, appropriazione indebita e ripetuto esercizio abusivo della professione di fiduciario. Operando nel mercato del trading online tramite la piattaforma Ava Trade per conto di una quarantina di clienti, nel giro di quattro anni ha accumulato perdite per quasi un milione e mezzo di franchi. Fin qui nulla di illegale: è un mercato e si può anche perdere. Il problema è che gli investitori non sapevano nulla. Anzi: dato che l’imputato periodicamente versava loro dei soldi, trattenendo le relative commissioni, pensavano di stare guadagnando. La realtà era tragicamente diversa.

«Pensavo di riuscire a garantire quei profitti, ma le cose sono andate diversamente» ha detto l’uomo in aula. Il suo ottimismo tuttavia, come quello di chi si era affidato a lui, non poggiava su basi solide. L’imputato era sì laureato in economia e commercio, ma come preparazione al trading online aveva seguito solamente un corso intensivo di due giorni in Italia, dopo il quale si era allenato per alcuni mesi con la versione di prova del programma e poi aveva effettuato alcuni investimenti in proprio. Queste prime operazioni avevano portato ottimi risultati e lui li aveva interpretati nel peggior modo possibile: si era illuso di essere un ottimo trader e aveva convinto della stessa cosa i suoi clienti. Di fronte al giudice Siro Quadri, il sessantaduenne ha messo l’accento sul fatto che le sue intenzioni fossero buone. «Ho agito a fin di bene, non volevo che succedesse questo. Sapevo che avrei potuto raggiungere certi risultati, ma non avrei dovuto assumermi la responsabilità per così tante persone insieme, anche perché non ero abituato a gestire tanti conti contemporaneamente: alla fine non riuscivo più a seguirli». L’uomo era accusato anche di appropriazione indebita per essersi intascato un totale di 65 mila euro che altri suoi clienti gli avevano affidato per investimenti nel forex e di ripetuto esercizio abusivo della professione di fiduciario, perché semplicemente non lo era.

Nella sua requisitoria, la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti ha evidenziato che il fatto di non informare i clienti delle perdite, per l’accusato, era strettamente legato all’incasso delle commissioni, «sua unica fonte di sostentamento»: se loro avessero saputo, gli avrebbero tolto la gestione dei capitali e addio percentuali. La rappresentante della pubblica accusa ha chiesto anche l’espulsione dell’imputato, ma il giudice, considerando che i figli del sessantaduenne studiano in Svizzera e che il reato è stato commesso online ai danni di persone in gran parte residenti all’estero, non ha ravvisato gli estremi per un «cartellino rosso». «Non ha più intenzione di fare investimenti - ha fatto notare il suo avvocato Marco Masoni nell’arringa -: ha capito di non essere quello che si immaginava ed è sinceramente pentito per quello che ha fatto». «Non ho mai fatto male a nessuno in vita mia - ha detto il sessantaduenne prima della sentenza - Ora vorrei fare di tutto per risarcire le vittime. Non sarà facile, ma almeno in parte, come gesto...».

«È stato per anni troppo ottimista» ha sintetizzato il giudice Quadri motivando la sentenza. «Eppure bastava leggere il sito Internet di Ava Tread: dicono più volte che non bisogna rischiare più del 5% del capitale e che, in caso di perdite, la volta successiva bisogna rischiare ancora meno. Lui invece prospettava guadagni milionari con zero rischi, come se i soldi fossero chicchi di grano sulla scacchiera del faraone».

La leggenda dei chicchi di grano sulla scacchiera

La motivazione della sentenza letta dal giudice Quadri si è conclusa con una curiosa metafora: «Come i chicchi di grano sulla scacchiera del faraone». Da dove viene? Una leggenda racconta di un ambasciatore persiano che un giorno mostrò il gioco degli scacchi a un faraone egiziano. Una volta spiegate le regole, i due giocarono per ore e il sovrano rimase molto affascinato dal gioco. Così, per dimostrare la sua gratitudine all’ambasciatore, gli chiese di esprimere un desiderio, promettendo di esaudirlo. Il suo avversario risposte che voleva solamente del grano: un chicco sulla prima casella della scacchiera, due sulla seconda, quattro sulla terza e via dicendo, fino ad esaurire le sessantaquattro caselle della scacchiera. Al faraone sembrò una richiesta modesta e diede ordine ai suoi cassieri di provvedere. Dopo giorni di calcoli, questi arrivarono alla conclusione che non sarebbe bastato tutto il grano d’Egitto per soddisfare l’ambasciatore, forse nemmeno del mondo intero. Alla fine, infatti, sarebbero serviti più di diciotto miliardi di chicchi. È una leggenda che spiega il concetto di crescita esponenziale e che il giudice ha rievocato per far capire l’errore commesso dal trader: pensare e far credere ai suoi clienti che i guadagni sarebbero aumentati vertiginosamente, come i chicchi sulla scacchiera. A salire con quel ritmo, invece, sono state le perdite.

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