«Solo l’arresto ha fermato la violenza»

In aula

Quattro giovani appena maggiorenni alla sbarra per una serie di rapine e furti nel Luganese - Si dicono pentiti: «Il carcere fa schifo»

 «Solo l’arresto ha fermato la violenza»
archivio CdT

«Solo l’arresto ha fermato la violenza»

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LUGANO - «Siamo di fronte a uno spaccato della realtà quotidiana di ragazzi appena maggiorenni e davvero in difficoltà. Senza una formazione e senza un lavoro, passano le giornate a bighellonare, consumare sostanze stupefacenti e, trovando forza nel gruppo, finiscono a compiere atti illeciti». Così il sostituto procuratore capo Nicola Respini ha descritto la situazione dei quattro giovani adulti residenti nel Luganese - F.C., 18.enne cittadino italiano, R.A. di 22 anni, A.B. di 18 anni e S.S. di 18 anni (tutti e tre cittadini svizzeri di origini kosovare) – comparsi oggi davanti alla corte delle Assise correzionali di Lugano presieduta dalla giudice Manuela Frequin Taminelli. Gli imputati sono accusati a vario titolo di aver compiuto quattro rapine e una serie di furti ai danni di una mezza dozzina di esercizi pubblici della regione. «Fatti estremamente gravi – così gli ha definiti Respini nella requisitoria - che denotano un crescendo di violenza e noncuranza nei confronti delle norme del quieto vivere». Tutti e quattro gli imputati sono finiti in manette a novembre dell’anno scorso, ma R.A., A.B. e S.S. avevano già scontato qualche giorno di prigione nel mese di settembre. «Solo l’arresto e la carcerazione preventiva li hanno fermati dal continuare a commettere reati» ha detto Respini, che ha proposto una pena di 18 mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di tre anni nei confronti di S.S. e di 22 mesi sospesi per tre anni nei confronti di F.C., mentre nei confronti degli altri due imputati ha proposto 24 mesi di carcere di cui 8 da espiare. Essendo cittadino italiano, F.C. rischia pure l’espulsione ma, dato che la sua famiglia si trova in Ticino e l’imputato ha frequentato qui tutte le scuole, il procuratore non ha avanzato tale richiesta.

Tutti gli imputati hanno diversi precedenti alle spalle (la maggior parte commessi ancora minorenni) ma, mentre S.S. (difeso dal MLaw Gabriele Monopoli) e F.C. (difeso dall’avvocata Debora Gobbi) sono già fuori dal carcere e stanno seguendo un programma di recupero, gli altri due si trovano ancora dietro le sbarre. Per R.A. (difeso dall’avvocato Raffaele Caronna) e A.B. (difeso dall’avvocato Pascal Cattaneo) il giudice dei provvedimenti coercitivi aveva infatti chiesto la carcerazione di sicurezza.

Al centro dei fatti di Paradiso

Andiamo con ordine, partendo dalle rapine. Nel primo caso si tratta di un’incursione a casa di uno spacciatore che vede protagonisti A.B. e S.S. I due si sarebbero introdotti in casa della vittima, l’avrebbero minacciata con l’uso di violenza (aiutandosi con due coltelli e uno spray al pepe, mai ritrovati) e gli avrebbero sottratto 38 grammi di marijuana e vari oggetti costosi. Della seconda rapina, invece, si era già parlato su queste colonne verso metà novembre 2018. Protagonisti in questo caso sono R.A. e F.C., accusati di aver rapinato per ben tre volte nel corso della stessa notte un 38.enne svizzero affetto da una patologia psichiatrica cronica che lo rende incapace di leggere la realtà. Sì, perché gli imputati, che nelle prime due rapine avrebbero agito da soli mentre nella terza in correità con A.B. e una ragazza, stavano passando la serata con la vittima che frequentavano di tanto in tanto. I giovani, coinvolti a vario titolo e con varie responsabilità, avrebbero usato metodi coercitivi di crescente intensità per sottrarre il denaro al 38.enne, dalle minacce alla forza fisica. L’uomo - che compare nel procedimento in qualità di accusatore privato - ha anche riportato ferite leggere. Il bottino ammonta a oltre cinquemila franchi, che la vittima quella sera aveva appresso. Malgrado i ripetuti furti, avvenuti tra Lugano e Paradiso, l’uomo è rimasto nell’orbita del gruppetto per due ore, fra la una e le tre di quel venerdì mattina.

Sono però i furti a costituire il collante tra i protagonisti delle rapine. Gli imputati A.B., S.S. e R.A. sono infatti accusati a vario di aver partecipato a una serie di furti compiuti nel giro di pochi giorni ai danni di esercizi pubblici del Luganese per un bottino che ammonta a oltre 8.000 franchi. Sul gruppetto pende inoltre l’accusa di infrazione alla legge sugli stupefacenti: ai quattro si contesta il consumo di marijuana, hashish e cocaina.

«Si favorisca il reinserimento»

Gli imputati - che in aula hanno parzialmente ammesso i fatti - si sono mostrati pentiti e hanno spiegato di aver voglia di ricominciare. «Il carcere fa schifo, sono pentito e ho già sofferto abbastanza» ha detto uno di loro. «Il passato non si può cambiare ma si può migliorare il futuro» gli ha fatto eco un altro. Anche le difese, che per R.A. e A.B. si sono battute per la sospensione completa della pena e per F.C. e S.S. per l’abbassamento della stessa, si sono concentrate sul domani di questi ragazzi sostenendo che va favorito il loro reinserimento nella società. Altrimenti, secondo gli avvocati, si corre il rischio di non uscirne mai più.

La sentenza è attesa per domani, venerdì.

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