Spacciava droga con il figlio: condannato

LUGANO

Sono stati inflitti 22 mesi di carcere da espiare a un cittadino italiano pluripregiudicato e già allontanato dalla Svizzera

Spacciava droga con il figlio: condannato
(foto Keystone)

Spacciava droga con il figlio: condannato

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Ha resistito 4 anni, ma alla fine ha ricominciato a spacciare droga e siccome era già stato condannato, ma con una sospensione condizionale per un periodo di prova di 5 anni, adesso dovrà scontare la pena che gli è stata inflitta oggi e anche quella precedente. Sono 22 mesi di detenzione (15 per la vecchia condanna e 7 per l’ultima), che dovranno essere espiati da un cittadino italiano da lungo tempo residente nel Luganese, ma già oggetto di una decisione amministrativa d’allontanamento dalla Svizzera, che non ha rispettato.

La corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta da Marco Villa, lo ha riconosciuto colpevole d’infrazione ripetuta alla legge federale sugli stupefacenti, per aver spacciato circa 10 grammi di cocaina, 778 grammi di marijuana, 490 grammi di hashish, oltre ad aver detenuto 834 grammi netti di hashish. Attività di spaccio (quella del processo di oggi) commessa parzialmente in correità con un figlio, fatto che ovviamente non è passato inosservato agli occhi della corte.

Il giudice Villa non ha creduto alle giustificazioni dell’imputato, che ha affermato d’aver ripreso a smerciare droga per aiutare il figlio, che sarebbe stato minacciato da un pericoloso personaggio con cui avrebbe contratto un debito. Anzi la procuratrice Valentina Tuoni, il cui atto d’accusa è stato accolto integralmente, ha sostenuto che in alcuni frangenti sarebbe stato addirittura il figlio ad aiutare il padre a procurarsi droga di maggiore qualità. Inoltre il giudice Villa ha rinfacciato più volte al condannato di essere andato in vacanza in un paradiso tropicale benché la situazione, a suo dire, fosse critica.

Ad ogni modo all’imputato, rappresentato dall’avvocatessa Barbara Pezzati, non è stata inflitta anche una più severa espulsione di natura penale, chiesta dall’accusa, oltre al già citato provvedimento amministrativo. Questo in virtù anche dei suoi legami familiari con la Svizzera.

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