Stupro in bagno: uno nega, l’altro ammette

In aula

Alla sbarra due giovani residenti nel Luganese, accusati di violenza carnale nei confronti di una 17.enne -«Sono sicuro che non voleva avere quel rapporto con noi», ha detto uno - «È tutto sbagliato», ha risposto l’altro

 Stupro in bagno: uno nega, l’altro ammette
©CdT/Archivio

Stupro in bagno: uno nega, l’altro ammette

©CdT/Archivio

Sono accusati di aver stuprato a inizio 2017 una 17.enne in un appartamento del Luganese i due giovani a processo oggi alle Assise criminali di Lugano in seduta plenaria con gli assessori giurati. Si tratta di un 26.enne ticinese e di un 27.enne kosovaro residenti nella regione. I fatti, secondo la ricostruzione della procuratrice pubblica Valentina Tuoni, sono avvenuti nell’appartamento del 26.enne in cui al momento c'erano più persone. La giovane sarebbe stata convinta a entrare nel bagno dell’appartamento, che poi il 27.enne ha chiuso a chiave. Lo stupro (l’accusa è di violenza carnale) sarebbe stato diretto dal 27.enne, ma entrambi avrebbero abusato della 17.enne per un lungo periodo. La donna avrebbe cercato di fare smettere i due, ma senza successo.

Il 26.enne riconosce l’addebito, affermando però di avere agito perché ha ceduto alla pressione del 27.enne («Non fare la checca», gli avrebbe detto tra le altre cose), di cui aveva paura: «Sono sicuro che lei non voleva avere quel rapporto con noi. Era sotto psicofarmaci, l’ho capito guardandola negli occhi, e biascicando diceva di smetterla. Ha provato a uscire dal bagno ma non ci è riuscita. Non stava bene, si vedeva che non era sana. Non era consapevole di cosa stava succedendo».

«È tutto sbagliato», ha invece affermato in aula il 27.enne. «Ho avuto più rapporti consenzienti con la giovane. Uno quella sera, con un amico, nel bagno. Quando abbiamo finito il coimputato è entrato e ha approfittato della situazione». Il giudice Amos Pagnamenta gli ha allora chiesto perché nei primi verbali ha affermato in più occasioni di non aver mai avuto rapporti con la vittima, salvo poi cambiare versione più volte, anche nello stesso verbale – «Un record poco invidiabile: ha raccontato una fracca incredibile di balle» – ha detto Pagnamenta. «È vero che ho dato più versioni – ha risposto il 27.enne – ma oggi non voglio più mentire. Eravamo tutti e tre in bagno. La giovane ha cominciato con l’amico, poi sono arrivato io ed eravamo noi due. Poi l’amico è uscito ed è arrivato il coimputato e abbiamo continuato noi due. Lui era consapevole di cosa stava facendo. Scarica la colpa su di me ma sono bugie». «Ma il 26.enne si è preso le sue responsabilità», ha detto Pagnamenta. «Ma non dice la verità», ha detto il kosovaro, secondo cui inoltre la giovane era consenziente e sufficientemente lucida.

Seppure il principale per gravità, non si tratta degli unici reati sessuali imputati ai due. Il ticinese, difeso dall’avvocato d’ufficio Fabiola Malnati, è anche accusato di aver avuto rapporti sessuali con sei giovani minori di 15 anni e di aver girato – in correità con un altro uomo - video di carattere pornografico con una di loro, condividendoli poi su WhatsApp. È anche accusato di essersi prostituito senza avere il regolare permesso sull’arco di più anni. Il 27.enne, difeso dall’avvocato d’ufficio Marco Masoni, invece deve rispondere delle ipotesi di reato di minaccia e vie di fatto per aver schiaffeggiato una 17.enne a inizio 2019 sul lungolago di Lugano. Il 26.enne è in carcere da oltre un anno (le manette sono scattate per via del video pornografico), mentre il 27.enne dallo scorso maggio. Il processo è iniziata stamattina e la Corte sta ancora interrogando gli imputati.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Lugano
  • 1
  • 1