IL CASO

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

È polemica tra pro e contro l’opera d’acciaio contestata dal Museo d’arte della Svizzera italiana - E intanto ci s’interroga sulla gestione dello spazio di fronte alla chiesa

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza
La croce si erge nella piazza davanti alla chiesa degli Angeli, uno spazio considerato «un tutt’uno con il LAC» ma affollato di contenitori dei rifiuti, camioncini e auto in sosta. (foto Reguzzi)

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

La croce si erge nella piazza davanti alla chiesa degli Angeli, uno spazio considerato «un tutt’uno con il LAC» ma affollato di contenitori dei rifiuti, camioncini e auto in sosta. (foto Reguzzi)

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza
(foto Reguzzi)

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

(foto Reguzzi)

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

LUGANO - Nonostante manchi ancora qualche giorno alla Pasqua, una croce sta smuovendo gli animi di molti in città e questo indipendentemente dalla loro fede. Sta infatti facendo discutere la notizia, pubblicata ieri su queste colonne, che il Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI) era contrario alla posa della scultura «Luce Divina» dell’artista Helidon Xhixha davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angioli, dove la croce d’acciaio rimarrà fino a dopo Pasqua per poi traslocare vicino alla Cattedrale di San Lorenzo. L’opera, lo ricordiamo, fa parte della mostra a cielo aperto «Lugano: Riflessi di luce» voluta, allestita e pagata dalla Fondazione Braglia e che verrà inaugurata oggi alla presenza del direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, Eike Schmidt, curatore dell’esposizione. Sul tema ieri è stata presentata un’interrogazione dal gruppo UDC di Lugano (che chiede quali siano i motivi del Museo e se i simboli religiosi siano ancora i benvenuti in città, Vedi Suggeriti) e pure la sezione PPD e GG di Lugano ha preso posizione chiedendo al Municipio di lasciare la scultura lì dov’è fino alla fine della mostra, prevista il 22 settembre. Da noi contattato, il direttore della Divisione attività culturali Luigi Di Corato aveva spiegato di ritenere «legittimo» che il museo rivendichi autonomia e una sua ultima parola nei luoghi a lui collegati. Pur nella sua autonomia, «la chiesa degli Angioli è un tutt’uno con il LAC e la sua offerta è integrata in quella del polo culturale. Di Corato affermava poi che il problema non è la croce in quanto simbolo religioso.

È significativo che chi fa cultura con amore e con competenza non voglia essere associato, neppure minimamente, a questa operazione

Tra pro e contro

Anche sui social la questione ha infiammato gli animi. Gli utenti si sono divisi tra chi ha definito «uno scivolone» la decisione del MASI e chi si è scagliato contro la mostra a cielo aperto. «Quindi il Museo decide chi e cosa deve occupare il suolo pubblico? – scrive qualcuno - Anziché ringraziare la Fondazione Braglia che mette a disposizione opere e finanze, regalando una mostra all'aria aperta a tutti i luganesi (gratis!), fa spostare la croce». «La cosa assurda è che il MASI consideri la chiesa parte del LAC e che gli si dia pure ragione», scrive un altro. Tra coloro che si sono schierati contro la mostra leggiamo invece: «Questo scultore sta invadendo i posti clou della nostra città con una mostra orribile e non esprime niente». «L'esposizione en plein air - dice un altro - cerca di legittimare e di promuovere chi non mi sembra meriti né tale legittimazione né tale promozione. È significativo che chi fa cultura con amore e con competenza non voglia essere associato, neppure minimamente, a questa operazione».

Quindi il Museo decide chi e cosa deve occupare il suolo pubblico? Anziché ringraziare la Fondazione Braglia che mette a disposizione opere e finanze, regalando una mostra all'aria aperta a tutti i luganesi (gratis!), fa spostare la croce

Non è la prima volta che la città di Lugano si trasforma in un museo a cielo aperto. Ricordiamo, ad esempio, le sculture di Arnaldo Pomodoro nel 2004, di Igor Mitoraj nel 2002 e di Fernando Botero nel 1997. In quei casi però si trattava di iniziative del Museo d'Arte Moderna della Città (poi confluito, con il Museo Cantonale d’Arte, nel MASI) definite a più riprese dalla politica «un jolly per il comparto turistico». A proposito di turismo, il direttore di Lugano Region Alessandro Stella si è detto sorpreso della posizione del MASI: «È una mostra che ai turisti piace molto e sicuramente aumenta l’attrattività di Lugano, dispiace quindi vedere che le opere di Xhixha – a differenza di quanto fatto in passato con le mostre a cielo aperto di Botero o di Mitoraj – sono state relegate in posizioni meno prestigiose e centrali». «Sinceramente - continua - credo che per Lugano sia un’ottima cosa poter contare sulla collaborazione con un privato come la Fondazione Braglia e trovo esagerato il principio secondo cui sulla piazza Luini non deve esserci nulla per evitare accostamenti con quanto portato avanti dal MASI». Da noi contattato, il direttore del DECS e membro del Consiglio di fondazione del Museo Manuele Bertoli ha spiegato che effettivamente vi è una potenziale problematicità nella lettura, da parte del pubblico, di ciò che si trova fuori dal MASI. «Quello che è all’esterno - spiega - può essere confuso con una scelta del Museo».

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

«Si rifletta sulla piazza»

«In queste settimane ho sentito tante voci favorevoli - dice dal canto suo il sindaco di Lugano Marco Borradori - e anzi tra i commercianti, consapevoli dell’attrazione suscitata dalle sculture, c’è chi si è lamentato di non averne nessuna nelle proprie vicinanze. Siamo contenti della mostra e dell’iniziativa privata dei Braglia - continua, - il problema si è posto con la croce ed è stato chiaro fin dall’inizio che sarebbe rimasta lì solo per un tempo limitato. Capisco che il MASI abbia una sua linea espositiva e che non la trovi confacente al suo credo: per loro è importante distinguere la loro politica espositiva dal resto».

Tra auto e immondizia la croce riapre il dibattito sulla piazza

Un ultimo interrogativo – sollevato sui social anche attraverso fotografie – riguarda lo stato della piazza dove oggi si trova la croce. Davanti alla chiesa si ergono contenitori interrati dei rifiuti e sostano a tutte le ore del giorno camioncini e auto per varie operazioni di carico e scarico e non solo . Non il massimo nelle immediate vicinanze di quello che è un monumento nazionale e di sicuro non in linea con le scelte espositive del MASI. «Sicuramente c’è un problema di gestione dello spazio – ammette Borradori – su cui va fatta una riflessione. Riflessione che potrebbe coinvolgere anche coloro che rivendicano una loro autonomia negli spazi adiacenti al LAC». A buon intenditor...

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