Un’altra spallata all’aeroporto

Aereo-treno

Le FFS vanno a braccetto con Swiss a scapito di Agno: «Stiamo valutando di creare una linea diretta da Lugano a Kloten» – Vitta: «Gli effetti sul nostro scalo? Non ne abbiamo discusso» – Zali: «La priorità adesso non è questa»

Un’altra spallata all’aeroporto
L’aeroporto di Agno. (Foto Putzu)

Un’altra spallata all’aeroporto

L’aeroporto di Agno. (Foto Putzu)

Un’altra spallata all’aeroporto
Andreas Meyer. (Foto Keystone)

Un’altra spallata all’aeroporto

Andreas Meyer. (Foto Keystone)

AGNO - Per alcuni è una cosa logica: si tratta di due aziende che stanno semplicemente facendo i loro interessi, senza congiure ai danni della terza. Per altri, più maligni, il patto che sta prendendo forma è un bel «biscotto», come quello fra due squadre di calcio che si accontentano di un pareggio sapendo che questo le qualificherà entrambe ai danni della terza. Il denominatore comune è che la terza rischia. E la terza è l’aeroporto di Agno. Fuor di metafora, durante il tradizionale incontro con il Governo, l’amministratore delegato delle FFS Andreas Meyer ha soffiato sul fuoco delle preoccupazioni ticinesi per il destino dello scalo dichiarando che «la creazione di una linea diretta tra Lugano e Kloten è un tema sul quale stiamo discutendo». Aver subito aggiunto che «dalle prime analisi risulta difficile prevedere un simile collegamento senza un cambio a Zurigo» non ha modificato la sostanza delle cose. Anzi, le successive parole di Meyer l’hanno rafforzata: «Le discussioni sono in corso anche con Swiss: dopo l’apertura della galleria del Ceneri è molto difficile che il collegamento aereo da Lugano risulti più competitivo del treno. Ma non aggiungo altro». Chissà se avesse aggiunto...

In ogni caso le frasi dell’ospite non potevano essere ignorate dai padroni di casa. Christian Vitta, presidente del Consiglio di Stato e responsabile dell’economia, ha fatto sapere che il Governo «non ha ancora discusso» dei possibili effetti sulla competitività dello scalo ticinese e quindi sulla sua sopravvivenza, dato che la società di gestione è in piena crisi finanziaria. Ne sa qualcosa il capo del Dipartimento del Territorio Claudio Zali che tuttavia, almeno davanti ai microfoni, non ha voluto dare troppo peso alla collaborazione fra Swiss ed FFS sull’asse Lugano-Kloten. «Mi sembra soprattutto una questione di marketing – ha osservato – Posso solo dire che ci sono contratti che vanno rispettati e che possono essere prolungati. È chiaro che Swiss, sul piano politico, ha da rendere conto alla Confederazione e non al Canton Ticino. Ma questo è un discorso più complesso che concerne gli aeroporti regionali ed il futuro dell’aviazione». Complesso e meno attuale rispetto alla situazione in cui si trova la Lugano Airport SA, secondo Zali: «Il problema di oggi è sopravvivere e se non arrivano i crediti dal Gran Consiglio e dalla Città la società non sopravvive. Quindi perché preoccuparsi di cosa c’è fuori dalla sala di rianimazione? Adesso la priorità è superare questa crisi finanziaria, ricapitalizzare e avere i mezzi per essere anche più propositivi».

Passeggeri su tutte le furie

Ieri ad attirare l’attenzione sono state le dichiarazioni del CEO delle FFS, ma quelle del collega di Swiss Thomas Klühr continuano a tenere banco. A stigmatizzarle stavolta è stata l’Associazione dei passeggeri, che ha preso atto «con grande stupore» delle esternazioni sulla possibilità di portare gli utenti di Swiss a Kloten in treno. «L’affermazione, che non fa seguito ad alcuna decisione concreta, è inopportuna. I vari attori implicati nello scalo di Agno sono chiamati in questa fase a creare una base di certezze affinché che la politica possa procedere agli investimenti per garantire il futuro a lungo termine e la creazione di nuovi collegamenti». Ma c’è altro. «Nutriamo forti dubbi che quanto definito da Swiss come ‘valida alternativa’ ossia il trasferimento sul treno, possa essere effettuato senza perdite di passeggeri e dunque di quote di mercato da parte della compagnia – concludono i passeggeri – Già oggi la tendenza è quella di preferire sempre di più gli scali milanesi». Che a godere sia il quarto?

L’ago della bilancia per il rilancio è il blocco PLR-PPD

Dato che il Cantone è suo azionista e che potrebbe diventarlo ancora di più (salendo dal 12,5% al 40%) il rilancio dello scalo deve passare per forza anche da Palazzo delle Orsoline. Zali ha annunciato che un messaggio governativo sarà licenziato a settembre e quindi c’è tempo, ma se per assurdo a Bellinzona si votasse domani, i partiti cosa farebbero? Per il capogruppo della Lega Michele Foletti la domanda è «pretestuosa, inutile e volutamente polemica», dato che non c’è ancora un messaggio. «In ogni caso noi sosteniamo l’aeroporto e i suoi posti di lavoro diretti e indiretti». Foletti aggiunge che l’investimento previsto di 52 milioni per il piano complessivo, considerando gli impieghi, è inferiore a quello per le stazioni sciistiche e le Officine. «L’unica differenza è che l’aeroporto ha portato in Ticino imprese che pagano salari superiori alla media e generano importanti gettiti. E forse questo non piace». Non molto diversa la posizione del liberale radicale Alex Farinelli (più critico il PLR luganese) secondo cui lo scalo, coi suoi 400 impieghi, è un elemento interessante a livello regionale e cantonale. «Inoltre il settore di competenza legato all’aviazione presenta specificità da mantenere sul territorio. Sarei quindi favorevole a un sostegno, a patto che sia supportato da un piano industriale che garantisca l’esercizio a medio termine». «Fortunatamente – osserva Maurizio Agustoni (PPD) – il Gran Consiglio vota dopo aver approfondito un messaggio e non sulla base d’ipotesi ‘per assurdo’, anche perché, direttamente o indirettamente, c’è in ballo un migliaio di posti di lavoro». Per Sergio Morisoli (UDC) il rilancio non vale qualsiasi prezzo. «Prima bisogna stilare un piano innovativo e tagliare le speculazioni. Si potrebbe sviluppare un polo delle manutenzione di jet privati italiani, tedeschi e francesi». La sinistra è scettica. «Non vogliamo destinare altri soldi pubblici a una struttura che fornisce servizi a beneficio di pochi – dice Ivo Durisch (PS) – Va studiato uno scenario alternativo all’attività aeroportuale che permetta di creare posti di lavoro sostenibili dal profilo ambientale, realizzare alloggi accessibili e mantenere le aree verdi. E poi in Ticino ci sono altri bisogni prioritari». Dice no anche Nicola Schoenenberger (Verdi): «Con AlpTransit siamo collegati sempre meglio al resto della Svizzera e a Kloten. Inoltre sono contrario a investire in un settore che più di altri è responsabile delle emissioni di gas a effetto serra».

Un’altra spallata all’aeroporto
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