Un anno sospeso per l’abuso sul minore

Processo

Condannato un uomo sulla cinquantina reo confesso per un toccamento sopra i pantaloni ai danni di un bambino minore di dieci anni: ora seguirà una terapia - La piccola vittima era riuscita a uscire dalla difficile situazione inventandosi un’ottima scusa

Un anno sospeso per l’abuso sul minore
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Un anno sospeso per l’abuso sul minore

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(Aggiornato alle 16) Dodici mesi sospesi per quattro anni per aver toccato nelle parti intime un bambino di meno di dieci anni sul divano di casa sua. È questa la pena comminata dal giudice Amos Pagnamenta a un uomo sulla cinquantina residente nel Malcantone e reo confesso. La Corte, chiamata a pronunciarsi sull’espulsione dell’imputato, ha deciso di non decretarla: sia perché l’uomo ha legali solidi con la Svizzera (vi risiede da decenni), sia perché le sue azioni «per quanto biasimevoli e tra i reati più odiosi del Codice penale si collocano tra la forchetta più basse dei possibili atti contro minorenni». Contro l’uomo, che ora seguirà un trattamento ambulatoriale per curarsi e per cui il rischio di recidiva è stato reputato contenuto, è stato pronunciato anche il divieto a vita di svolgere attività professionali o extra-professionali che abbiano a che fare con minori.

Nel dettaglio

«Basta guardare la tele, usciamo a giocare». È con queste parole rivolte all’amico che il bambino è riuscito a liberarsi dalle malsane attenzioni dell’adulto che lo stava molestando sopra i pantaloni sotto le coperte sul divano di casa sua. Bambino che poi ha raccontato all’amico quanto accaduto, e quest’ultimo - il figlio dell’abusatore - gli ha risposto: «Devi dirlo a tua mamma, queste cose non si fanno». Cosa che la piccola vittima ha subito fatto. Permettendo così di arrestare l’autore degli abusi, in carcere da allora (la vicenda risale a fine 2020) e reo confesso.

«Grazie alla sensibilizzazione fatta sul tema nelle scuole e in famiglia il bambino, dopo un primo momento in cui è stato preso alla sprovvista, è riuscito a liberarsi», ha rimarcato la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’inchiesta. «Il bambino ha avuto un’uscita brillante e intelligente, togliendosi dall’impiccio con una frase incredibile - ha commentato l’avvocato Raffaele Caronna, legale della famiglia. - Se non l’avesse fatto non saprei cosa sarebbe successo».

È un raro caso, quello approdato di fronte alla Corte, in cui la piccola vittima ha fatto tutto giusto nelle difficili circostanze in cui si è suo malgrado trovata. Una cosa per nulla scontata, data la reticenza in particolare a quell’età a raccontare gli abusi, vuoi per la vergogna nel farlo, vuoi per le pressioni psicologiche a cui spesso ricorrono gli abusatori. Siamo quindi di fronte, pur sullo sfondo di un fatto grave, a un esempio virtuoso di come comportarsi correttamente, grazie a quanto appreso dal giovane sia dalla famiglia che dalle istituzioni.

D parte sua, l’imputato ha affermato di aver agito in stato confusionale (una perizia indica una scemata imputabilità di grado lieve), probabilmente a causa della situazione di stress in cui si trovava (il fallimento del matrimonio, l’abuso di alcolici) che ha fatto riaffiorare un abuso sessuale da lui stesso subito in gioventù: «Comprendevo e non comprendevo allo stesso tempo cosa stavo facendo - ha detto in aula. - Sapevo che non era una cosa buona, ma ero molto confuso». L’abuso, dei toccamenti nelle parti intime, è avvenuto sul divano di casa sua, nascosto da una coperta, con i suoi figli poco distanti. L’inchiesta ha permesso di escludere che vi siano stati episodi simili con altri bambini in passato. L’uomo ha riconosciuto di avere un problema e si è detto disposto a seguire le terapie necessarie a curarsi.

Le richieste di accusa e difesa

La procuratrice Tuoni ha chiesto che venga condannato a una pena di 20 mesi, di cui la metà sospesi, per coazione sessuale e atti sessuali con fanciulli, e che venga espulso per otto anni dalla Svizzera. Il suo legale d’ufficio, l’avvocato Massimo Quadri, si è invece battuto per una pena contenuta in dieci mesi sospesi, ha chiesto il proscioglimento dal reato di coazione («Non sussistono atti coercitivi») e l’applicazione del caso rigore per l’espulsione, in quanto risiede in Svizzera da decenni e non avrebbe che sporadici contatti con il suo paese natio: «Non è un uomo cattivo, ma necessita d’aiuto».

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