Un processo (quello a Xenia Peran) decisamente fuori dal comune

Momenti accesi in Appello a Locarno - L'avvocatessa luganese era stata condannata in primo grado a a due anni di carcere sospesi

Un processo (quello a Xenia Peran) decisamente fuori dal comune

Un processo (quello a Xenia Peran) decisamente fuori dal comune

LUGANO/LOCARNO - Se parlassimo di pugilato, saremmo alla fase della pesa dei contendenti prima dello scontro. Invece siamo in aula penale, al primo giorno del processo in Appello all'avvocato Xenia Peran, condannata nel 2016 in prima istanza a due anni di carcere sospesi per ripetuta appropriazione indebita aggravata, ripetuta sottrazione di cose requisite e sequestrate, ripetuta coazione, ripetuta soppressione di documenti requisiti e sequestrati, ripetuta diffamazione e tentata coazione. Peran, difesa dall'avvocato d'ufficio Edy Meli (e a tratti difficile da contenere, vedi box più sotto), contesta interamente la sentenza, ma a questo oggi non si è ancora arrivati.

La giornata è stata infatti caratterizzata da una serie di istanze pregiudiziali e istruttorie portate avanti dall'imputata. Gli avversari, insomma, oggi si sono squadrati in attesa di quel che accadrà nei prossimi giorni (il procedimento è agendato su quattro giorni, di cui due di riserva). A fare da arbitro vi è la Corte d'appello e di revisione penale (CARP), presieduta dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti (giudici a latere Giovanna Canepa Meuli e Ilario Bernasconi).Peran riteneva illegittima la presenza di due rappresentanti degli accusatori privati in aula, chiedeva la nullità della sentenza di primo grado e lamentava che gli atti del procedimento fossero stati "manifestamente manomessi" dal procuratore pubblico Paolo Bordoli (che ha detto che si esprimerà in merito in fase di requisitoria), nonché che mancassero documenti a lei favorevoli agli atti, ma la CARP non ha accolto le sue sollecitazioni. In merito alla presunta manomissione, l'imputata ha anche affermato di aver presentato recentemente in esposto in procura.

È stata inoltre richiesta da parte della difesa l'acquisizione di ulteriori prove agli atti, ritenute necessarie per dimostrare che l'agire di Peran non costituiva reato. Meli ha affermato che il diritto di essere sentita della sua assistita è stato leso, in quanto due dei tre accusatori privati non sono mai stati sentiti durante l'indagine, e con nessuno dei tre è stato fatto un contradditorio. Né è stato chiamato come "teste fondamentale" l'ex socio dello studio d'avvocatura di Peran, cioè colui che secondo la ricostruzione della difesa ha portato i tre accusatori privati in Svizzera, li gestiva, e li aveva introdotti a Peran come clienti. I tre accusatori privati all'epoca avevano dei procedimenti penali in corso. Per questa vicenda il socio di Peran è stato condannato in Italia in primo grado per riciclaggio (come Peran stessa) e prosciolto in secondo. Si attende al proposito il giudizio della Cassazione.

La difesa ha anche chiesto lo stralcio di un rapporto steso dall'Efin, perché è stato allestito a insaputa dell'imputata senza garantirle la possibilità di opporvisi.Al netto di tutto ciò, come detto, il procedimento non è ancora entrato nel merito. Lo farà probabilmente domani. Peran, lo ricordiamo, era in sostanza stata condannata per aver utilizzato circa 150.000 franchi di alcuni suoi clienti (fra cui l'ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino) per uso personale. Accuse che Peran contesta, affermando che si trattava di giroconti all'interno della relazione bancaria resosi necessari per motivi fiscali. La vertenza, ormai di durata pressoché decennale, era iniziata nel 2009, quando l'avvocato stesso aveva segnalato per sospetto riciclaggio un suo cliente, oggi accusatore privato.

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