Un progetto che migliorerà la città o semplice speculazione edilizia?

Lugano

Il sindaco Michele Foletti e Matteo Poretti del comitato referendario a confronto

Un progetto che migliorerà la città o semplice speculazione edilizia?
© Cruz y Ortiz-Giraudi Radczuweit architetti

Un progetto che migliorerà la città o semplice speculazione edilizia?

© Cruz y Ortiz-Giraudi Radczuweit architetti

Il 28 novembre i luganesi decideranno il destino del Polo sportivo e degli eventi con l’accordo siglato tra Comune e privati per il finanziamento e la realizzazione della gigantesca opera. In quest’ultimo dibattito riproponiamo gli argomenti di favorevoli e contrari.

Foletti: «Dire che c’è un piano B è uno slogan vuoto e soprattutto senza senso»

Municipio e Consiglio comunale hanno approvato il progetto del Polo Sportivo e degli Eventi a larga maggioranza. I contrari contestano però l’accordo con i privati, sostenendo che HRS otterrà eccessivi vantaggi. Perché, secondo lei, i cittadini di Lugano dovrebbero accettarlo?
«Perché questo accordo ci permette di creare un nuovo comparto moderno, integrato nel quartiere di Cornaredo, fruibile da tutta la popolazione, con zone verdi e di svago per grandi e piccoli. Come ad esempio il Centro Polis di Pregassona, che non è solo una casa per anziani ma un bell’esempio di infrastruttura aperta a tutti integrata in un quartiere, ma su scala più ampia. Perché i costi sono in linea con quelli di altri progetti simili e i 167 milioni per stadio e palazzetto potranno essere ridotti. Perché il PSE ha lo sport nel cuore ma è molto altro: un’opera che aggiunge bellezza e armonia alla città e che porta i servizi amministrativi nel cuore dei quartieri più popolosi di Lugano. Perché sarà una svolta epocale per la qualità delle nostre infrastrutture sportive, per le competizioni di livello nazionale e internazionale che potranno finalmente tenersi a Lugano e in Ticino. Perché l’FCL se lo merita. Perché il nostro PSE ha un valore sociale e inclusivo per le diverse istanze della società, giovani e anziani, più e meno abbienti, amministrazione e cittadini. Quindi non corrisponde affatto al vero che HRS otterrà vantaggi eccessivi, l’accordo è assolutamente equilibrato».

Inizialmente lei era scettico nei confronti del PSE e anche il giornale di riferimento del suo partito (il Mattino della domenica) ha in passato usato toni critici parlando del progetto. Cosa le ha fatto cambiare idea?
«Prima di tutto ricordiamoci che sono responsabile delle finanze e quindi so che cosa significa caricarsi la città sulle spalle (con l’aiuto del Municipio e dell’Amministrazione) e traghettarla da un angosciante profondo rosso fino alla situazione di stabilità di oggi. L’ultima cosa che voglio fare è mettere in pericolo l’equilibrio raggiunto. Ho cambiato idea quando mi sono convinto che il modello di finanziamento concordato con HRS permette di tutelare i risultati raggiunti e di continuare a investire e realizzare i progetti che stanno a cuore a Lugano, dall’edilizia scolastica, alla valorizzazione degli spazi pubblici a molto altro ancora. Il balletto dei numeri a cui stiamo assistendo da mesi serve solo a fare confusione, io chiedo alla popolazione di fidarsi di chi ha già dimostrato di avere le capacità e le competenze per rendere la nostra città solida anche dal punto di vista finanziario. Il contratto con HRS ci permette ampia flessibilità, potremo sicuramente abbassare il tetto dei costi di 167 milioni e adeguare le modalità di pagamento a dipendenza dell’andamento delle finanze cittadine. Non abbiamo nascosto che ci sarà un aumento del moltiplicatore del 3%, ma questo avverrà in ogni caso, anche se diamo il benservito all’investitore privato e chiediamo direttamente prestiti alle banche».

I contrari sostengono che un Piano B è fattibile. Secondo lei cosa accadrà domenica a Lugano se dalle urne dovesse uscire un no?
«Mi verrebbe da dire che, se dalle urne dovesse uscire un no, per parecchio tempo non accadrà niente di bello allo sport cittadino, né alla qualità di vita del quartiere di Cornaredo. Sia chiaro: il Municipio rispetterà la volontà popolare e si impegnerà al massimo per ripartire, tuttavia questo treno lo avremo perso e tutti i tempi di realizzazione previsti si sposteranno in avanti. Occorrerà rivalutare tutto. Lo abbiamo detto e ripetuto, non c’è un piano B, come non c’è mai un piano B per progetti di questa portata, a maggior ragione dopo più di un decennio in cui il piano A è stato approvato e sostenuto con tutti i necessari passaggi procedurali. È solo uno slogan che purtroppo ha attecchito, però è vuoto, soprattutto di buon senso. Così come è totalmente fuorviante dire di essere a favore dello sport e poi votare no. Per lo sport sarà uno di quei calci negli stinchi che ti mandano in panchina fino a fine campionato».

© CdT/Gabriele Putzu
© CdT/Gabriele Putzu
Poretti: «Quello del Municipio è un ricatto continuo e non è accettabile»

Il fronte del no sostiene che con l’accordo stipulato i privati godranno di eccessivi vantaggi immobiliari e dunque finanziari. Ma se è così vantaggioso come mai si è trovato solamente un gruppo privato disposto a investire nel progetto PSE?
«La risposta è molto semplice. Il progetto PSE è stato talmente gonfiato di contenuti extra-sportivi da aver raggiunto la cifra di 400 milioni di franchi sotto forma di investimenti privati. È evidente che un tale investimento poteva essere assunto solo da un grande gruppo bancario come il Credit Suisse. Diciamo che era assolutamente scontato che si arrivasse a delineare un solo importante gruppo d’investitori privati. E che non fosse indigeno era scritto fin dall’inizio. Questa scelta di “mettersi nelle mani” di Credit Suisse e HRS è stata oltremodo controproducente per la Città di Lugano. Infatti l’enormità insensata ormai raggiunta dal PSE ha obbligato il Municipio ad accettare le condizioni dei due investitori privati, i quali hanno imposto condizioni per loro assolutamente fantastiche, riducendo a zero i rischi. Con il leasing sullo stadio e sul palazzetto dello sport, Credit Suisse e HRS guadagneranno, in 27 anni, ben 62 milioni di franchi. Peggio ancora per gli stabili amministrativi: Credit Suisse costruirà la torre Est spendendo 38 milioni, mentre per il Blocco Servizi l’investimento sarà di 28 milioni, per un totale di 66 milioni di franchi. Ebbene, tutto questo sarà remunerato da un inquilino ideale, ottimo pagatore: la Città di Lugano, che spenderà 92 milioni di franchi in 25 anni di affitto, addirittura 166 milioni se l’affitto durerà 45 anni (possibilità prevista dal contratto PPP). Come non pensare che si tratti di “eccessivi vantaggi immobiliari”?!».

Il Municipio sostiene di non avere i mezzi per finanziare direttamente la realizzazione di stadio e palazzetto. Che un investimento di questa portata – se non spalmato su tanti anni - bloccherebbe o ritarderebbe gli altri previsti in altri ambiti. Quale è la sua soluzione?
«Non è vero. La Città di Lugano ha ottenuto, dal 2012 al 2020, ben 8 prestiti obbligazionari ricorrendo al mercato dei capitali, per una cifra di 800 milioni. Ciò dimostra che non avrebbe avuto nessuna difficoltà nel ricorrere nuovamente a questa soluzione. E non l’avrebbe neppure in futuro, per nuovi investimenti. Banche e casse pensioni non sanno più dove investire i propri capitali. I servizi finanziari del Comune calcolano un tasso d’interesse prudenziale dell’1,25% per il costo medio del capitale relativo ai debiti fissi a lungo termine. Il tasso d’interesse del leasing per lo stadio è del 2,38%, mentre quello del palazzetto di addirittura il 3,08% (il doppio e il triplo di quanto costerebbe alla città costruire in proprio gli impianti sportivi). Tutto questo avrà pesanti ripercussioni dal punto di vista fiscale. È evidente che dai 5 ai 7 punti in più di moltiplicatore di imposta non saranno evitabili nei prossimi anni. E tutto questo per favorire i profitti di Credit Suisse e HRS».


Cosa succederà domenica qualora dalle urne dovesse uscire un no?
«Se vince il no, come in ogni vera democrazia, le autorità politiche devono subito attivarsi per ridefinire il progetto secondo quanto espresso dalla maggioranza della popolazione, ovvero la realizzazione dei contenuti sportivi. Non ci sono ragioni legali e tecniche perché il progetto legato al nuovo stadio e al palazzetto dello sport previsti nel piano di quartiere (PQ) non possano proseguire secondo la pianificazione prevista. Le licenze per queste opere sono già state concesse. Sul piano procedurale, bisognerebbe unicamente ritirare la variante PQ1, quella che prevede i contenuti speculativo-immobiliari e modificare il PQ nel senso di ridurlo dai contenuti ormai inutili. La realizzazione dei contenuti sportivi permetterebbe inoltre al FC Lugano di continuare a beneficiare della deroga per giocare in Super League, in quanto la SFL ha detto che la condizione per beneficiare di questo statuto particolare è legata al fatto che “il progetto deve continuare a essere attivo”: il progetto dello stadio non il progetto del PSE. In sostanza, si tratta solo di una questione di volontà politica e di rispetto della volontà popolare. Ecco perché il ricatto continuo operato dal Municipio, che dice “se vince il no per 10 anni non si parlerà più di sport a Lugano” è inaccettabile, in profonda contraddizione con i valori della “tradizione democratica svizzera”, tanto difesi nei discorsi del 1. di agosto, ma che vengono dimenticati nei restanti giorni dell’anno...».

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