Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo

Lugano

Dopo Pasqua l’opera in acciaio della mostra «Lugano: Riflessi di luce» sarà spostata davanti alla Cattedrale - Per il MASI non è in sintonia con l’offerta artistica del polo

Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo
Le opere dell’artista albanese Helidon Xhixha arrivano in città dopo i riscontri ottenuti internazionalmente, dalla Biennale di Venezia agli Uffizi di Firenze. (foto Putzu)

Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo

Le opere dell’artista albanese Helidon Xhixha arrivano in città dopo i riscontri ottenuti internazionalmente, dalla Biennale di Venezia agli Uffizi di Firenze. (foto Putzu)

Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo
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Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo

Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo

LUGANO - Da un mese stanno attirando l’attenzione di visitatori e residenti, facendo bella mostra di sé in tantissime fotografie scattate a Lugano e postate sui social. Stiamo parlando delle opere d’acciaio dell’artista albanese Helidon Xhixha – che arriva in città dopo i riscontri ottenuti internazionalmente, dalla Biennale di Venezia agli Uffizi di Firenze – facenti parte dell’esposizione all’aperto Lugano: Riflessi di luce. La mostra, che verrà inaugurata mercoledì e rimarrà in città fino al 22 settembre, mira al dialogo dell’arte con lo spazio urbano e la natura. Bello, vero? Ma non tutti si sono lasciati conquistare dalle opere. Ce n’è una in particolare che sembra non sia piaciuta ai vertici del MASI: la croce posta davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angeli. L’imponente scultura verrà infatti spostata dopo Pasqua davanti alla Cattedrale.

Vicino al LAC non va bene: la croce è malvista dal Museo

Stando al capodicastero cultura Roberto Badaracco, si tratta di «una decisione presa in precedenza dal Municipio – che mette a disposizione il suolo pubblico, mentre la mostra è coordinata dalla Fondazione Braglia – per evitare l’accostamento con il MASI». «A non tutti piace – continua Badaracco – per l’avvicinamento di un simbolo religioso al LAC e di un possibile contrasto con le mostre del MASI». Anzi, «il museo avrebbe voluto che venisse spostata subito» ma, spiega, «con la Parrocchia di Santa Maria degli Angeli eravamo d’accordo rimanesse fino a dopo Pasqua e così sarà».

A non tutti piace per l’avvicinamento di un simbolo religioso al LAC

Da noi interpellata, la Parrocchia precisa di «non essere stata coinvolta né per la sua collocazione né per la sua rimozione». Dal canto suo, il co-parroco don Giorgio Paximadi aggiunge che a lui, personalmente, l’opera piace: «È un monumento artistico interessante». Non è chiaro perché, nonostante quello che potremmo definire il «preavviso negativo del MASI», si sia scelto di posizionarla comunque e poi di trasportarla in un altro luogo, anche visto il dispendio di soldi ed energie che un lavoro del genere può comportare. «La Fondazione Braglia è stata molto generosa – spiega Badaracco – e sponsorizza tutta la parte dell’allestimento». Inoltre, aggiunge, «all’inizio credevamo che essendo davanti alla chiesa e quindi alla fine di via Nassa l’opera non desse fastidio al MASI».

È normale che un’istituzione preposta alla programmazione legata all’arte del presente possa esprimere un parere su ciò che, fisicamente, è collegato alle sue attività

«Credo che sia legittimo che il museo rivendichi autonomia e una sua ultima parola nei luoghi a lui collegati – spiega il direttore della Divisione attività culturali Luigi Di Corato. – È normale che un’istituzione preposta alla programmazione legata all’arte del presente possa esprimere un parere su ciò che, fisicamente, è collegato alle sue attività». Pur nella sua autonomia, continua, «la chiesa degli Angioli è un tutt’uno con il LAC e la sua offerta è integrata in quella del polo culturale. I fruitori che passano in quella zona hanno la possibilità di mettere in relazione l’arte del Rinascimento della chiesa con quella del presente». Ma si tratta di un problema legato alla croce in quanto simbolo? «No – risponde Di Corato – non è legato all’oggetto in sé, credo sia importante che un istituto possa rispondere di quello che propone: il pubblico da fuori non sa chi propone cosa ed è importante, nel rispetto delle specificità delle singole offerte culturali, che ci sia adeguata collocazione nella coerenza della programmazione di ciascuno». In ogni caso, conclude, «non c’è polemica e tutto avviene nel rispetto del progetto». Il LAC considera quindi come adiacente – e in un certo senso come suo – lo spazio fuori della chiesa degli Angioli. Spazio che tra l’altro ospita alcuni contenitori interrati dei rifiuti e che ogni giorno diventa un posteggio per furgoni e furgoncini impegnati nel carico-scarico.

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