Xenia Peran si calma e spiega la sua versione

Un interrogatorio quasi maniacale quello odierno: l'imputata ha risposto punto su punto alle accuse, lasciando da parte le invettive dei primi due giorni

Xenia Peran si calma e spiega la sua versione

Xenia Peran si calma e spiega la sua versione

LUGANO/LOCARNO - Il terzo giorno del processo in Appello a Xenia Peran è stato quello in cui l'imputata ha spiegato con calma, ordine e lucidità la sua posizione in merito alle accuse che le sono mosse, lasciando da parte le invettive e i pesanti epiteti dei primi due giorni (vedi suggeriti). Una posizione che forse anche l'accusa non aveva mai udito in questo modo, anche perché la donna sovente in passato non si era presentata agli interrogatori (e mai con questa calma), né aveva presenziato al processo in prima istanza nel 2016, dove era stata condannata in contumacia a due anni. Peran, oggi, è stata interrogata dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti, presidente della Corte d'appello e di revisione penale, per tutta la giornata. Un interrogatorio meticoloso e puntuale, quasi maniacale, che ha permesso a Peran di concentrarsi solo sul procedimento in corso e rispondere punto su punto alle accuse. Alle ricostruzioni della donna l'accusa (il procuratore Paolo Bordoli e i patrocinatori degli accusatori privati, avvocati Mario Postizzi e Massimo Bionda) replicherà in fase d'arringa, domani.

Peran era stata condannata nel 2016 per appropriazione indebita ai danni di due suoi clienti (gli accusatori privati) per circa 150.000 franchi. Per avere, cioè, attinto a questi fondi per uso personale e senza essere autorizzata. La donna ha invece argomentato che erano soldi che le erano dovuti per prestazioni e mandati su più anni mai saldati. Anni in cui il suo ex socio nello studio d'avvocatura (che le avrebbe portato i clienti), le avrebbe inoltre nascosto la vera origine del denaro. A detta di Peran l'appropriazione indebita è in realtà un giroconto per motivi di tassazione fiscale, al cui monte vi erano tracce d'accordi con gli accusatori privati per trattenere le sue spettanze; accordi che però non si erano ancora concretizzati al momento delle operazioni. L'imputata ha anche precisato che questi soldi sono rimasti sui suoi conti e si trovano lì tuttora, e che non vi ha mai attinto, salvo alcune migliaia di franchi, che però ritiene fossero soldi suoi. Quanto al reato di tentata coazione, questo è relativo a un incontro a Lugano con l'ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino (uno dei suoi clienti), il quale si è sentito minacciato nel 2010 quando Peran gli ha intimato di versarle oltre due milioni di euro per delle sue prestazioni mai saldate (e secondo l'accusa mai effettuate), dicendo che altrimenti gli avrebbe creato problemi giudiziari. Peran invece sostiene di aver proposto a Ferlaino di risolvere la vertenza davanti a un giudice e che nei mesi seguenti si era quasi giunti a un accordo. Quando sembrava fatta, è arrivata la denuncia di Ferlaino.

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