Medici che vedono la morte e faticano a dormire

Negli ospedali ticinesi

Merlani: «Gli applausi dell’altro giorno e le dimostrazioni di stima sono un grande stimolo per gli operatori sanitari» - Per loro è previsto un servizio di aiuto psicologico

Medici che vedono la morte e faticano a dormire

Medici che vedono la morte e faticano a dormire

È passato più di un mese dal primo caso di coronavirus in Ticino (scoperto il 25 febbraio). Immaginiamo che medici, infermieri e chiunque attivo in ambito sanitario sia esausto. «Hanno una dedizione e una voglia di dare il meglio - ci spiega il medico cantonale - che spinge tutti ad andare avanti. Chi lavora in ambito sanitario, sì, ma anche chi fa parte dello stato maggiore di condotta o chi lavora nelle case anziani o con i disabili. È l’adrenalina. Ma è chiaro che dobbiamo pensare anche a loro. Se uno lavora ininterrottamente per giorni e giorni, senza riuscire a recuperare (e in una situazione di forte pressione psicologica), il rischio è che poi ne paghi le conseguenze». È vero, i medici sono abituati alla morte e sono addestrati ad affrontarla. Ma per molti di loro la situazione è sconvolgente.

Per loro un aiuto psicologico

«È anche per questo - ci spiega Merlani - che da tempo è stato attivato un sistema di aiuto psicologico. Prima ancora che si verificasse il primo contagio a Codogno. Questo dopo che ho notato l’impatto che l’epidemia ha avuto in Cina sugli operatori sanitari».

«Gli applausi ci danno forza»

Il personale è stanco, ma un po’ come i giocatori in uno stadio (quando ancora le partite non si giocavano a porte chiuse), prende forza dai cori e dai ringraziamenti. «Iniziative come quella degli applausi dai balconi - conferma Merlani - o le tantissime lettere e messaggi in WhatsApp che riceviamo hanno aiutato moltissimo. È un incoraggiamento che aiuta per davvero».

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