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Botta e risposta tra giudice e psichiatra

Nel processo a Michele Egli, la Corte deve decidere se prendere per buona la perizia o chiederne una nuova

Reguzzi
 
16
maggio
2018
18:06

LUGANO - Un botta e risposta durato due ore quello tra il giudice Amos Pagnamenta e il perito, lo psichiatra Carlo Calanchini. Un botta e risposta che servirà alla Corte per decidere se prendere per buona la perizia (che sottolinea come per Michele Egli sia necessario considerare una scemata imputabilità di grado lieve) oppure se eventualmente chiederne una nuova. Una perizia che aveva il compito di stabilire lo stato psichico in cui si trovava Egli quella sera del 14 ottobre 2016 a Stabio, mentre uccideva la cognata Nadia Arcudi. "Io credo - ha spiegato in aula lo psichiatra - che l'accusato sapesse che quel che stava facendo era sbagliato. Ma è difficile dire che peso avesse moralmente per lui". Ma cosa avrebbe spinto Egli ad agire? Perché ha deciso di uccidere (colpendola prima con una bottiglia e poi soffocandola con una sciarpa) la cognata? "Noi sappiamo - ha sottolineato Calanchini - che l'imputato aveva un'immagine idealizzata di Nadia Arcudi. Nel portafoglio teneva 17 sue fotografie, contro le sole 3 della moglie. Quella sera la vittima ha probabilmente mostrato a Egli il suo lato oscuro. Lei ha iniziato a urlare e a offenderlo, mostrando se stessa agli occhi dell'imputato in modo negativo".

E questo, per Calanchini, avrebbe scatenato la furia omicida dell'uomo. Furia causata, secondo il perito, da una forma di stress. "Mi sembra però un po' debole - ha tuonato il giudice Pagnamenta - come fattore scatenante. Un po' in tutte le case si urla e si litiga, ma per fortuna i litigi familiari che si concludono in un omicidio da noi sono pochissimi". "A me sembra però - gli ha risposto lo psichiatra - che i casi di violenza domestica siano molti. Ce lo dice la polizia". "A me sembra invece - ha controreplicato Pagnamenta - che questo indichi come le urla siano molte. mentre gli omicidi pochissimi".

Poi il giudice Pagnamenta ha chiesto spiegazioni al perito su un altro aspetto. "Lei basa la sua perizia sulla versione dei fatti fornita dall'imputato. E lei valuta le sue reazioni e il suo stato psichico in base a quanto accaduto, sì, ma basandosi su quanto detto dall'accusato. Ma stabilire se le cose sono andate così per davvero spetta a noi, non a lei. E non potremo certo dare per oro colato la versione dell'imputato". Pagnamenta infatti - e lo ha già fatto capire ieri quando si parlava degli ormai famosi "biglietti" (Vedi Suggeriti) per il concerto dei Coldplay - sembra non essere molto convinto del movente che avrebbe, nella versione di Egli, scatenato l'omicidio. Il giudice sembra dunque non completamente certo che Egli abbia ucciso Nadia Arcudi solo perché lei, all'improvviso e per la prima volta, avrebbe litigato con il suo assassino. "Se invece c'è stata premeditazione ecco che questo cambierebbe il paradigma, e anche la sua perizia". "Se l'avesse uccisa senza una ragione - ha risposto Calanchini - la patologia sarebbe anche più grave". Ma, appunto, potrebbe anche esserci una terza ipotesi: l'omicidio aveva un movente, sì, ma non quello lasciato intendere agli inquirenti dall'imputato.

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Edizione del 26 maggio 2018
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