Accoglienza a Mendrisio: «La situazione è buona»

Integrazione

Alla scoperta dei principali strumenti volti a promuovere l’inclusione sociale nel capoluogo - Sabato prossimo avrà luogo Metnica, un momento di incontro tra culture e generazioni diverse

Accoglienza a Mendrisio: «La situazione è buona»
© CdT/Archivio

Accoglienza a Mendrisio: «La situazione è buona»

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Caderne vittima è facile: la tentazione è grande. La tentazione di limitarsi a osservare, a giudicare: chi sono gli stranieri che abitano sul nostro territorio? Che cosa fanno? Quanto sono diversi da noi? È per questo che la Città di Mendrisio, quando si tratta di politica di accoglienza, opta per tutt’altro approccio, scegliendo di mettersi in gioco lei stessa, di interrogarsi sul proprio modo di essere. Ed è quello che farà anche sabato prossimo in occasione di Metnica (fusione lessicale tra «Mendrisio» ed «etnica»), manifestazione a favore dell’integrazione sociale ormai giunta alla nona edizione (la prima risale al 2011) che avrà luogo dalle 17.30 alle 23 al Mercato coperto.

L’evento, ci spiega Giorgio Comi, responsabile del Dicastero delle politiche sociali, nasce e viene mantenuto attivo dalla Commissione comunale per la promozione dell’integrazione sociale. L’obiettivo: «Attraverso questa e altre iniziative si cerca di mantenere in città uno spirito di accoglienza e di comprensione della diversità». Una diversità, prosegue il municipale, «che in questo caso è culturale per quel che riguarda i Paesi di origine delle persone, ma che ha a che fare con la diversità anche a carattere intergenerazionale». Si pensa agli anziani, quindi, e alle loro relazioni con i giovani, ma anche alle dinamiche che coinvolgono i quartieri, diversi per conformazione e peculiarità. Tutti pronti, dunque, ad abbandonare temporaneamente noti schemi di pensiero per immergersi nell’ignoto. Danzando: perché questa edizione è all’insegna dei balli e del movimento (oltre che, ovviamente, del buon cibo). Nemmeno l’arredamento sarà scontato: nessun palcoscenico, ma un’arena al cui interno si produrranno gli artisti, e, si spera, anche il pubblico.

Un obiettivo, tante vie

Certo, Metnica non è l’unico strumento di cui la Città di Mendrisio può avvalersi in un’ottica di inclusione sociale. Si pensi ad esempio, prosegue Comi, alle iniziative legate alla Settimana contro il razzismo, nel mese di marzo: «Di solito organizziamo una conferenza. Negli anni abbiamo sviluppato un cineforum, con film scelti per tutte le fasce d’età. L’anno prossimo avremo anche un atelier di cucina con tre o quattro comunità che propongano cibi semplici, da realizzare insieme». Mendrisio aderisce inoltre pienamente al Piano di integrazione cantonale, finanziato a livello federale: con esso si favorisce l’accoglienza delle «persone nuove» (circa 200 all’anno), ovvero «chi viene da Arbedo, da Berna o da Beirut». Si parte dall’accoglienza allo sportello passando per la consegna dell’opuscolo «Ticino in breve» (pubblicato in una dozzina di lingue a livello cantonale) per arrivare alla giornata di accoglienza per i nuovi residenti, organizzata due volte all’anno, con la visita guidata di un quartiere. Nel mese di maggio del 2020 sono inoltre previste manifestazioni legate alla tematica dei diritti universali del bambino. È in programma anche la preparazione di una giornata sul gioco nelle diverse culture.

Affluenza stabile

Metnica e paura dell’insuccesso, un binomio con un senso? Non per Comi: «Nel 2016 abbiamo avuto una certa preoccupazione perché rischiavamo di soffocare sotto il nostro successo: c’era troppa gente. Però negli ultimi tre anni l’affluenza si è stabilizzata molto bene, con 400-500 visitatori e una qualità importante». L’anno scorso, ricorda il municipale, è la Città di Mendrisio ad aver realizzato la Giornata cantonale dell’integrazione, proprio in collaborazione con Metnica. Quest’anno, oltre alle danze etniche, ci sarà anche Paolo Meneguzzi con la PopMusicSchool e quindi «con attività specifiche del nostro territorio e con i giovani». Questo a fianco delle comunità colombiana, filippina, tamil o persiana. O di Muggio. Perché l’obiettivo è questo, no? Mettersi in gioco.

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