«Avevo talmente paura del papà che non dormivo e tenevo la luce accesa»

Novazzano

Durante il processo la testimonianza dei figli di un 49.enne siriano accusato di violenze nei confronti loro e della moglie - Tra le imputazioni spiccano cinque tentati omicidi

«Avevo talmente paura del papà che non dormivo e tenevo la luce accesa»
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Deve rispondere di una lunga serie di violenze il papà siriano di 49 anni a processo oggi a Lugano davanti a una corte delle Assise Criminali di Mendrisio presieduta da Amos Pagnamenta. Tra cui 5 tentati omicidi intenzionali nei confronti di due dei suoi figli, un ragazzo e una ragazza gemelli, oggi 20.enni. Tre episodi nei confronti del ragazzo e 2 nei confronti della ragazza. A scatenare la sua violenza, fatta di calci, pugni, sberle, trascinamenti per i capelli, tentati strangolamenti e altro, i motivi più diversi: da una chiave dimenticata nella toppa della serratura a una fattura del telefono di qualche decina di franchi troppo costosa, a un fidanzato tenuto nascosto.

A fare i conti con la violenza dell’uomo é stata per anni anche la moglie. Il clima di paura e gli episodi violenti che sembravano purtroppo all’ordine del giorno nella casa di Novazzano dove viveva la famiglia sono stati ricostruiti questa mattina dai figli. L’interrogatorio al papà - in prigione dal 27 dicembre 2018, quando scoprì che la figlia si era fidanzata e per questo la percosse fino a farla svenire, tentò di strangolarla e di accoltellarla - proseguirà nel pomeriggio. In quell’occasione - «il motivo per cui sono qui oggi, questo per voi é un reato», ha detto il 49.enne - solo l’intervento degli altri famigliari prima, e della polizia - allertata dalla ragazza stessa - impedì il peggio. «É salito su di me per strozzarmi» ha ricordato la ragazza. «Quel giorno mi ha picchiato come al solito, non ricordo i dettagli - ha invece detto il figlio ricostruendo uno dei tentativi di omicidio -. Per 5 anni di notte tenevo la luce accesa e non dormivo perché avevo paura delle sue minacce di morte. Quando ci picchiava andava avanti finché non si scaricava o finché non c’era del sangue. Se però la mamma era a casa lui si fermava quando lei glielo chiedeva».

L’uomo deve rispondere di tentato omicidio intenzionale ripetuto, esposizione a pericolo della vita altrui ripetuta, lesioni semplici ripetute in parte qualificate, vie di fatto ripetute in parte qualificate, coazione ripetuta e violazione del dovere d’assistenza o educazione ripetuto. Lui però nega quasi tutto e questa mattina ha più volte detto «Non é vero» in relazione alle dichiarazioni dei figli. «Ho picchiato i miei figli una volta nel 2016, una nel 2017 e una nel 2018 - ha affermato -, altre volte quando non la capivano con le parole dopo due o tre tentativi davo loro un paio di sberle, e basta». Quando Pagnamenta gli ha chiesto «perché allora i suoi figli mentirebbero?» l’uomo ha risposto: «Non so cosa hanno dentro».

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