Caccia fatale, si attivano le autorità

Chiasso

Il Municipio chiede un incontro all’Ufficio della caccia e della pesca - Arrigoni: «La popolazione attende delle risposte»

Caccia fatale, si attivano le autorità
© Keystone/Alessandro Crinari

Caccia fatale, si attivano le autorità

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A sei giorni dall’incidente venatorio con esito fatale nella zona boschiva del Penz, non cessano sgomento e cordoglio per la vittima. Parallelamente, le autorità si attivano. Lo fanno con una lettera: il Municipio di Chiasso ha scritto a Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, al fine di chiedere un incontro con i responsabili dell’Ufficio della caccia e della pesca.

Lo scopo? Valutare la situazione nel suo insieme e tentare di rispondere a un interrogativo: come gestire la caccia alta nei prossimi anni (visto l’imminente termine di questa stagione). Sarà forse anche l’occasione di discutere con dei professionisti della scadenza di altre bandite della zona nel 2020, ci spiega il sindaco della cittadina di confine Bruno Arrigoni. «Se effettivamente il problema non si era mai posto, adesso chiaramente la popolazione si aspetta delle risposte». Anche perché, quando ci si immagina la caccia alta, si tende a pensare alla Leventina o a una parte del Generoso; ma al Penz? «Si resta un po’ così». Una riflessione, quella del sindaco Arrigoni, che si iscrive nel dibattito sorto in questi giorni sulle maniere di conciliare le zone di svago con le aree invece adibite all’attività venatoria – specialmente in un territorio limitato e abbondantemente frequentato come il Mendrisiotto.

La sicurezza prima di tutto

Il Municipio di Chiasso intende inoltre valutare, sempre di concerto con l’Ufficio della caccia e della pesca, un eventuale ritorno alla caccia selettiva, organizzata con professionisti della zona in luoghi e periodi ben precisi: «Una caccia liberamente aperta in tutto il periodo, in quella zona la vedo come molto problematica». L’aspetto principale resta la sicurezza dei frequentatori dei boschi, molto numerosi nella zona del Penz. D’altro canto, va anche considerata l’abbondante popolazione di cinghiali nel Basso Mendrisiotto: un problema ignoto una decina d’anni fa. E – conclude il sindaco – attenzione a non passare da un estremo all’altro, avallando una richiesta – quella di PETA Schweiz – che non ammette repliche: abolire a livello nazionale la caccia intesa come hobby.

«Deve avere una fine»

In un comunicato diffuso agli organi di stampa, l’organizzazione a tutela degli animali rievoca il dolore inflitto alle bestie dai colpi mancati, così come i ferimenti e i decessi legati alla caccia praticata per hobby. In Germania «negli scorsi mesi numerosi incidenti venatori gravi hanno suscitato indignazione», scrive PETA Schweiz, prima di elencare una serie di sinistri – anche dall’esito fatale – avvenuti nel Paese a noi limitrofo. Alcuni studi scientifici proverebbero che la caccia non è adatta al regolamento a lungo termine dei branchi di animali: sarebbe stato dimostrato che nelle popolazioni di cinghiali cacciate la maturità sessuale delle femmine sopraggiunge prima; un dato di fatto, questo, che a sua volta incrementerebbe il tasso delle nascite delle bestie. «Di conseguenza un’alta pressione venatoria fa in modo che nella zona la popolazione degli animali selvatici toccati aumenti», afferma ancora l’associazione nella nota.

Emergono nuovi dettagli

Emergono nel frattempo ulteriori dettagli sui tragici fatti occorsi lo scorso sabato poco prima delle 12 in territorio di Pedrinate. Pare infatti che insieme alla vittima e all’amico dal cui fucile è esploso il colpo che ne ha determinato la morte ci fosse un’altra persona, forse due. Con esse condividevano una giornata di caccia.

A tal proposito riportiamo le parole del vicepresidente della Federazione dei cacciatori ticinesi Marco Viglezio, da noi interpellato a seguito dell’incidente, che ricordava come le battute di caccia siano consentite a un massimo di 4 cacciatori contemporaneamente. «Aumentando il numero dei partecipanti ad una battuta di caccia, cosa che dalle nostre parti capita infatti troppo spesso, cresce pure il rischio di incidenti», aveva dichiarato. Nessuna violazione delle regole pare quindi aver avuto luogo sabato. Il vicepresidente aveva inoltre espresso un auspicio: che l’ufficio cantonale competente svolga controlli regolari in tal senso, «come ripetutamente chiesto dalla Federazione dei cacciatori ticinesi».

Non è tutto. Sembra che una delle prime persone a prestare soccorso sul posto alla vittima fosse un uomo che si trovava nella zona per svago, probabilmente per fare jogging.

A Morbio Inferiore, comune dove la vittima – di professione spazzacamino – risiedeva, la comunità sconvolta piange «una persona dinamica, volenterosa e sempre molto disponibile», come l’ha ricordata negli scorsi giorni la sindaca Claudia Canova.

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