Chiasso chiama i vicini di casa per il Palapenz

MENDRISIOTTO

Lettera ai Comuni confinanti sulla ristrutturazione - «Non possiamo farci carico di tutti i costi ancora per molto»

Chiasso chiama i vicini di casa per il Palapenz
Il vecchio Penz finirà sono i ferri.  (Foto Zocchetti)

Chiasso chiama i vicini di casa per il Palapenz

Il vecchio Penz finirà sono i ferri.  (Foto Zocchetti)

Si allargano i confini del dibattito sulla sistemazione del Palapenz, che mostra sempre più i segni del tempo. Il Municipio di Chiasso ha scritto ai Comuni confinanti per chiedere se parteciperebbero ai costi della ristrutturazione. Il ragionamento chiassese è semplice: paghiamo soltanto noi per una struttura utile a tutto il distretto (e che oltretutto si trova in territorio di Balerna). Una riflessione simile l’ha maturata da tempo anche Lugano, che ha finanziato varie opere e servizi a valenza regionale (LAC) senza essere aiutata o voler essere aiutata dai Comuni circostanti. Ma torniamo a Chiasso, dove l’Esecutivo per il Palapenz ha chiesto un credito di 5,5 milioni. «È un centro multiuso unico nel Mendrisiotto e privarsene sarebbe un grosso errore - spiega il capodicastero Davide Lurati - ma se non investiamo, i problemi di sicurezza ci imporranno di chiudere la struttura fra meno di un anno e vogliamo evitarlo». L’obiettivo è trovare una quadratura entro il prossimo dicembre. Dovrebbe cambiare la tabella di marcia dei lavori, più diluiti nel tempo, mentre sul contributo dei vicini di casa bisogna attendere le loro risposte. «Mi rendo conto che non sarà facile convincerli - osserva Lurati - ma Chiasso non può caricarsi sulle spalle tutti i costi ancora per molto. Attendiamo un segnale, da tutti. Se il Palapenz chiudesse, la SAV Vacallo dove si allenerebbe?». Va detto che il Mendrisiotto ha avviato una riflessione per gestire in modo coordinato tutte le strutture sportive del distretto, ma è un progetto a medio termine e Chiasso ha bisogno di una soluzione a breve.

Una questione di principio
«Il risanamento è fondamentale» concorda il presidente della Gestione Marco Ferrazzini. Con un «ma». «Chiedere agli altri Comuni di partecipare ai costi non è un bel segnale. Vuol dire ‘pitoccare’. Sarebbe giustificato per interventi particolari di cui beneficerebbero anche enti o società non di Chiasso, ma in questo caso si tratta di sistemare la struttura ‘base’ e quella appartiene a noi, quindi dobbiamo pagarla noi. È una questione di principio. Semmai, per recuperare una parte delle spese, si può intervenire sugli affitti».

Demolire? Giammai
Il finanziamento non è l’unico aspetto controverso dell’opera. Secondo alcuni consiglieri comunali, infatti, l’impianto è talmente malmesso che converrebbe demolirlo e ricostruirlo, anziché spenderci cinque milioni. L’ipotesi, per quanto ne sappiamo ad oggi, non ha attecchito. «Demolizione? Non se ne parla - taglia corto Ferrazzini - Se qualcuno ha le fregole in testa, che se le tenga». «È fuori discussione - conferma Lurati - per ricostruire servirebbe almeno il triplo della cifra chiesta. Facciamo questi lavori e diamo al Palapenz altri anni di vita».

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