Cremazioni da oltre confine da eccezione a regola

Il caso

Il forno presente al cimitero monumentale di Como è chiuso dal 2016 - Da anni i residenti lariani sono costretti a cercare alternative e molte richieste giungono a Chiasso - Nel corso del 2019 sono 350 le sollecitazioni pervenute in Ticino dalla provincia limitrofa

Cremazioni da oltre confine da eccezione a regola
© CdT/Archivio

Cremazioni da oltre confine da eccezione a regola

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Potremmo definirlo turismo delle ceneri. Ma forse cadremmo nel sensazionalismo e peccheremmo di mancanza di tatto e rispetto. Ci limiteremo quindi a chiamarle cremazioni in trasferta. Un fenomeno che da momentaneo e legato a contingenze particolari sembra ormai diventato «prassi corrente», usando le parole del vicepresidente dell’Associazione ticinese di cremazione Fulvio Regazzoni.

Stiamo parlando dell’abitudine, da parte di residenti nel nord Italia e soprattutto del Comasco, di far cremare i propri cari in Ticino, in particolare al crematorio di Chiasso (ma anche a quello di Lugano).

Da necessità ad abitudine

La trasferta oltre confine da parte dei residenti nel Comasco per usufruire dei forni crematori ticinesi è nata quasi come una necessità. E inizialmente l’operazione non era nemmeno delle più semplici. Il forno crematorio del cimitero monumentale di Como è infatti inagibile dal 2016 e, malgrado le promesse e i tentativi di rimetterlo in funzione, una sua riapertura non sembra all’orizzonte. Da qualche tempo la questione è anche finita di fronte a dei tribunali, complicandola ulteriormente.

Burocrazia snellita

I residenti in provincia di Como sono quindi costretti a far capo a impianti alternativi: da Varese, a Sondrio, a Chiasso e Lugano. L’operazione, inizialmente complessa soprattutto dal profilo burocratico, da circa un anno è più semplice. La richiesta del passaporto mortuario è infatti diventata meno macchinosa, grazie anche all’intervento delle autorità ticinesi. «Nel raggio di 10 chilometri dal confine questo documento non è nemmeno indispensabile - precisa comunque Regazzoni -, un altro documento però è obbligatorio».

Quasi una al giorno

Sta di fatto che l’indisponibilità prolungata del forno crematorio di Como ha aumentato il lavoro degli impianti ticinesi. Le cremazioni richieste da oltre confine sono diverse ogni settimana, ci viene spiegato. «In totale nel 2019 ci siamo occupati di 350 cremazioni provenienti dal Comasco - precisa Gian Carlo Vital, responsabile sia della struttura di Chiasso, sia di quella di Lugano -, due terzi circa eseguite a Chiasso, e un terzo a Lugano».

Numeri in crescita

Negli ultimi anni la cifra totale è cresciuta, l’aumento coincide con «l’indisponibilità del crematorio di Como». In Ticino l’aumento delle richieste non provoca comunque disagi: «Abbiamo molti anni di esperienza, le nostre strutture funzionano bene, spesso e volentieri i processi sono completati in giornata», aggiunge Regazzoni.

Per l’Italia è uno «scandalo»

Dell’argomento nei giorni scorsi si è occupato anche il quotidiano comasco La Provincia di Como, definendo quanto sta accadendo nella città italiana addirittura uno «scandalo delle ceneri». L’indisponibilità a lungo termine del forno crematorio di Como crea infatti dei malumori. Quella proposta dai colleghi della stampa di oltre confine è soprattutto un’analisi economica della situazione. Viene infatti fornito il paragone dei prezzi delle cremazioni nelle strutture a cui sono costretti a rivolgersi i comaschi in alternativa all’impianto chiuso (dove i residenti pagavano 370 euro e i non residenti 470). Negli altri forni crematori del nord Italia il prezzo è di circa 600 euro, «a Chiasso si superano invece gli 800 euro», si legge sul quotidiano. Questa cifra è però smentita da Vital, quella corretta è di 800 franchi «e mensilmente viene adattata al cambio con l’euro. Chi opta per una cremazione in Svizzera - aggiunge tuttavia il nostro interlocutore - non valuta solo il lato economico, lo fa anche per tutta una serie di altre ragioni». Una è sicuramente la vicinanza geografica con Como.

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