Da impiegata a frontaliera del sesso: «Lo faccio per mio figlio»

prostituzione

A quasi 40 anni Sandra, residente in Italia, deve reinventarsi per mantenere se stessa e il figlio - Opta per la prostituzione e oggi lavora nel Mendrisiotto e nel Luganese

Da impiegata a frontaliera del sesso: «Lo faccio per mio figlio»
© CdT/Gabriele Putzu

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Da impiegata a frontaliera del sesso: «Lo faccio per mio figlio»

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Da impiegata a frontaliera del sesso: «Lo faccio per mio figlio»

Se le ricorda bene, le prime volte. Non sapeva assolutamente che cosa dire, che cosa fare. Malgrado, o forse in barba alla sua sessualità già ben consolidata, l’approccio era stato complicato. Il mestiere più antico del mondo continuava ostinato a distinguersi, si rifiutava di diventare un lavoro come gli altri. La sua era stata una scelta di vita particolare, socialmente ancora controversa malgrado la sua natura legale, almeno alle nostre latitudini. Oggi lavora nel Mendrisiotto e nel Luganese. E sono già passati quattro anni.

«Ho fatto per 16 anni l’impiegata in Italia», racconta Sandra (nome di fantasia). «Un lavoro onesto, pensavo di essere capace in quello che facevo. Mi davo da fare, per il mio stipendio, per fare bella figura». Ma nella vicina Penisola «le cose non vanno tanto bene». La situazione precipita, la donna ricorre alle vie legali: «È finita veramente molto male». Perché affidarsi a un avvocato dopo sedici anni di attività lavorativa «vuol dire buttare via sedici anni della propria vita. Non è vero che il lavoro è una cosa e la tua vita un’altra. No, il lavoro fa parte della tua vita». Sandra piange per tre mesi. Pensa al figlio da mantenere («Non voglio fargli mancare niente»), al mutuo da pagare, agli enormi debiti lasciati – amaro, beffardo ricordo – dal padre di suo figlio, dissoltosi senza lasciare alcuna traccia. «Mi sono detta: ora che cosa faccio? Chi mi assume, a quasi 40 anni?». Tornare a essere dipendente è fuori discussione, tanto deleterie sono le condizioni in cui si è ritrovata. No, quella porta è da considerarsi sprangata per sempre.

L’idea le viene data da un conoscente, che sembra avere una certa dimestichezza con la realtà del sesso a pagamento in Ticino. «Sono sempre stata una donna molto attiva sessualmente. Ho detto: proviamo». Il suo annuncio comincia così a circolare. Non in Italia: Sandra decide di bloccarlo di là dal confine, di tenere all’oscuro il suo Paese su quello che è stato, su quello che è.

«Una vicina così? Anche no»

E così comincia la sua nuova vita, scavalcando regolarmente il confine. Prima ci sono i soli finesettimana, poi l’attività si estende. Sandra prova di tutto: locali, appartamenti (a uso commerciale o in palazzine «normali»; opzione, questa, che non le piace: «A me stessa, che ho un figlio, se dovesse capitarmi la vicina che fa questo lavoro, non farebbe piacere, specialmente se avessi un marito. Lo dico proprio sinceramente»). A Lugano, Bellinzona, Locarno, Chiasso. Il tempo, il passaparola e l’esperienza le regalano una nutrita cerchia di clienti affezionati. E un minimo di sicurezza economica: la casa ora è interamente pagata, «con tanti sacrifici». «È stata dura mantenermi», afferma, districarsi tra debiti ereditati e appena contratti. «Mi sto sollevando un pochettino adesso». E c’è una buona notizia: a breve otterrà il permesso G. «Finalmente».

Ma quanti panni deve mettere e smettere, quante sembianze deve acquistare! Assistente sociale, infermiera, psicologa: ampio è lo spettro delle richieste con cui viene confrontata, che esulano e oltrepassano la mera fisicità. Parlare: è questo che molti clienti vogliono. Una compagna con cui parlare. Non le capita spesso di dover dire dei no, «fortunatamente»: «Sono tutte persone pulite e per bene». I ragazzi giovani? Riesce a gestirli, anche grazie al fatto che «non sono una ragazzina». Certo, talvolta capitano situazioni «non tanto gradevoli»; ma il pericolo, o il suo fantasma, si è sempre ben guardato dal bussare alla sua porta, rendendo vana l’accortezza di dover avere paura, di doversi difendere.

«Non lo farò per sempre»

Dove si vede Sandra nel futuro? «L’ansia c’è sicuramente, perché è un lavoro che non potrò fare per sempre, anzi. Pensare che a 60 o a 70 anni faccio ancora questo mestiere, ma no, ma anche no», dice, abbozzando un sorriso. Certo, rispetto agli inizi in appartamento gli incassi sono sicuramente diminuiti: svanito il fascino della novità che faceva accorrere i clienti, la «massa» si è progressivamente snellita. È nella natura delle cose.

Le lancette dell’orologio si avviano svogliate verso le 16. Sandra oggi ha già avuto due clienti. Nel locale in cui la incontriamo una decina di ragazze sorseggiano drink e giocano a scacchi con il tempo in attesa dei clienti, in un mondo notturno anche a pomeriggio inoltrato. Sandra dà qualche tiro distratto alla sua sigaretta. Sembra a suo agio su quella stanca giostra che è il mondo.

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