Da sfruttati a passatori

In aula

Pene sospese per tre uomini fermati a Capolago con 26 migranti senza permessi - Erano stati protagonisti di un viaggio analogo

Da sfruttati a passatori
La serie di processi si è tenuta a Mendrisio. (Foto Archivio CdT)

Da sfruttati a passatori

La serie di processi si è tenuta a Mendrisio. (Foto Archivio CdT)

Quanto è ampio il baratro tra passato e passatore? Non abbastanza da precludere un’aula di tribunale, nella fattispecie le Assise correzionali di Mendrisio, a quattro uomini di origine palestinese residenti in Belgio a processo oggi tra le altre cose per usura (semplice, aggravata o per mestiere), infrazione alla Legge federale sugli stranieri e alle norme della circolazione. E decisamente non a sufficienza da impedire, in questo caso, la condanna di tre di essi, di 28, 32 e 36 anni. E un colpo di scena.

I fatti risalgono al periodo tra il 25 gennaio e il 21 marzo di quest’anno, giorno in cui i quattro uomini sono stati arrestati a Capolago mentre erano intenti a trasportare almeno 26 cittadini stranieri sprovvisti di mezzi finanziari e di permessi – 8 su un’auto e 18 su un furgone a noleggio, entrambi con targhe belghe – da Milano verso la Germania e il Belgio passando per i valichi doganali di Chiasso Strada, Brogeda e Diepoldsau nel canton San Gallo. Quello è stato l’ultimo di una serie di viaggi dal prezzo – arbitrariamente fissato dai passatori – molto superiore all’equivalente tratta in bus, treno o auto: a ciascun migrante sono stati chiesti 600 euro e si sono così raccolte cifre considerevoli che i malviventi si spartivano fra loro. Un circolo vizioso che andava ad aggiungere miseria alla miseria, trasformando chi ieri è comparso in aula «da passato a passatore», da persona accompagnata (gli imputati stessi hanno alle spalle percorsi analoghi) a persona che a sua volta ha accompagnato, come ha detto il presidente della Corte Mauro Ermani. Sono almeno dieci i trasporti di migranti clandestini (provenienti da Siria, Palestina, Iraq e Kuwait) registrati dalle autorità a cui hanno partecipato gli uomini – interscambiandosi alla guida – e altre persone rimaste ignote, approfittando (in misura diversa) della precarietà e della situazione di illegalità di almeno 87 cittadini stranieri.

Le condanne pronunciate contro gli imputati – uno non si è presentato in aula e si è quindi proceduto in contumacia – sono state di 22 (per il 36.enne), 18 (per il 32.enne) o 5 mesi (per il 28.enne) di detenzione sospesi (anche parzialmente; nei primi due casi con sei mesi da espiare), 30 aliquote giornaliere da 30 franchi sospese e l’espulsione dalla Svizzera per dieci, otto e sette anni (oltre a multe e confische di veicoli), come già concordato per due dei tre casi tra il procuratore pubblico Arturo Garzoni e le difese, gli avvocati Nuria Regazzi, Sandra Xavier, Mattia Bordignon e Gabriele Gilardi. Per due dei condannati il rimpatrio in Belgio sembra cosa fatta: le autorità di quello Stato dovrebbero aver già dato il nullaosta all’ammissione. Il rimpatrio potrebbe quindi già avvenire nei giorni successivi al termine della carcerazione preventiva, previsto per il 21 settembre. Ma il condizionale è d’obbligo, ed è qui che subentra il colpo di scena menzionato in entrata. All’inizio della quarta udienza, nel primo pomeriggio, Ermani ha dovuto dichiarare sospeso il dibattimento: a fine mattinata la procuratrice pubblica Marisa Alfier ha inoltrato una comunicazione alla Cancelleria del Tribunale penale cantonale nella quale si menzionava l’arresto circa due ore prima dell’uomo, 32.enne, che in quel momento si trovava in aula. L’imputato è infatti rimasto coinvolto in un’aggressione in carcere lo scorso sabato. Il dibattimento ha quindi dovuto subire una battuta d’arresto in attesa del rinvio a giudizio, e questo pochi giorni prima del rimpatrio, per cui era già tutto disposto. Non è tutto: anche un altro degli imputati, condannato poco prima, ha partecipato all’aggressione ed è stato arrestato per lo stesso motivo. Sarà presumibilmente arrestato prima del rimpatrio e dovrà comparire davanti a una nuova Corte. Non è quindi ancora chiusa una vicenda che, al di là delle cifre impressionanti – si parla come detto di almeno 87 migranti –, sciocca per il perpetuarsi di una situazione di disagio al di là di confini e speranze.

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