Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa

ASILO

Abbiamo visitato la struttura tra Balerna e Novazzano scoprendo come vive la sua comunità - LA GALLERY

Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa
In un piccolo mondo, tanti mondi.  (Foto Zocchetti)

Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa

In un piccolo mondo, tanti mondi.  (Foto Zocchetti)

Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa

Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa

Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa

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Dietro le porte di Pasture, dove la vita non viene messa in pausa

Prendere le distanze da ciò che non conosciamo. Esprimere un giudizio, sovente negativo o critico, limitandosi alle apparenze e alle prime impressioni. Credere di sapere senza interessarsi davvero a cosa ci sia dietro una porta o a una struttura a prima vista - e magari momentaneamente - fredda e grigia. Questi sono solo alcuni atteggiamenti con cui si è spesso confrontati e a cui si tende, più di quanto forse si ammetta, a cedere. Noi però quella porta l’abbiamo varcata, non solo metaforicamente, e abbiamo visitato il Centro d’asilo di Pasture. E, dentro a un edificio che esternamente può sembrare freddo o inospitale, abbiamo trovato un mondo pieno di vitalità, di intergenerazionalità e di interscambio culturale. Con svariate regole da rispettare, sia chiaro, ma questa è prerogativa di ogni comunità.

Tutte le lingue che servono
Perché malgrado il Centro federale d’asilo di Pasture, che si trova in un ex edificio delle FFS a cavallo tra Novazzano e Balerna, sia una sorta di luogo di attesa (i migranti vi soggiornano per un massimo di 140 giorni), le vite dei suoi ospiti non sono sospese o in pausa. Anzi, il centro è stato pensato anche per dare ai richiedenti l’asilo strumenti che gli permettano di affrontare il futuro al meglio. E anche di conoscere meglio la Svizzera. Soprattutto i bambini che frequentano una scuola interna. Le aule a disposizione sono due per i più grandicelli e una per l’asilo. «Le lezioni in che lingua sono?», chiediamo a una maestra. «In tutte quelle che servono per capirsi», ci risponde sorridendo. Riconosciamo l’italiano, l’inglese e il francese, gli altri idiomi sono difficili anche solo da distinguere tra loro.

Il Paese più popoloso
La nostra visita non intimorisce i bambini, che cercano attenzioni e si mettono anche in posa davanti alla macchina fotografica. Non sono timidi e sfoggiano il loro italiano da principianti: «Grazie», «buongiorno», «come stai». Una ragazzina in inglese ci dice che vuole farci un regalo, «farò un fiore di cartapesta per tutti», ci fa capire in inglese e a gesti. Ci intrufoliamo anche in una lezione in corso. Si parla di nazioni e di popolazioni. Quale Paese ha più abitanti? Per i bambini sembra una gara, tutti vorrebbero provenire dal Paese più popoloso. Al muro grandi fogli forniscono informazioni di base sugli argomenti più diversi: l’anatomia umana, la storia della Svizzera, ma anche i nomi dei componenti della classe.

I turni in cucina
Pure gli adulti hanno i loro spazi, anche se il tempo sono liberi di trascorrerlo all’interno come all’esterno del centro. Le camere sono numerose - ma attualmente i posti sono limitati a causa del coronavirus -, alcune sono dedicate a una sola famiglia, che può così disporre di uno spazio tutto suo. Le regole all’interno del centro sembrano quelle di una piccola comunità: c’è chi collabora in cucina, dove a turno si aiuta a preparare il pranzo e la cena per tutti; c’è chi si occupa del bucato (nell’edificio c’è anche una lavanderia); c’è chi si occupa dei propri figli aiutandoli ad esempio a lavarsi. Di spazio non ne manca, i refettori comuni sono due e sono ampi e c’è anche un locale dedicato alla meditazione e alla preghiera.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1 Lidia Travaini
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