Chiasso

Dopo la rocambolesca fuga, il carcere

Pena di tre anni al terzo membro del gruppo di sei lituani che nel 2014 si portò via quasi 100.000 franchi dall’orologeria Mariotta

Dopo la rocambolesca fuga, il carcere
Foto Maffi

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CHIASSO - Il 25.enne comparso oggi di fronte alla Corte della Assise criminali faceva parte di una banda di sei uomini, probabilmente tutti lituani, che il 15 dicembre del 2014 mise a segno un colpo da 97.000 franchi nel centro di Chiasso, in corso San Gottardo, ai danni dell’orologeria Eredi Mariotta. La banda aveva tentato un’altra rapina qualche giorno prima, l’8 dicembre, alla gioielleria Bucherer di Lucerna e poi (nei giorni tra il 9 e il 13 dicembre) un’altra ancora, sempre a Chiasso dove infine, il 15, è riuscita nel proprio intento. L’accusa a carico del 25.enne (un giovane disoccupato, divorziato e con un figlio) è quindi di tentata rapina ripetuta, rapina e danneggiamento. Il processo si è tenuto nella forma del rito abbreviato dal momento che l’imputato, difeso dall’avvocato Isabel Schweri, ha ammesso i fatti che, tra l’altro, erano stati dimostrati con le sentenze precedenti a due dei complici (vedi CdT del 16.06.2016 e del 23.03.2018) e sono anche stati immortalati dalla telecamera di sicurezza del negozio. La Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha quindi confermato la pena richiesta nell’atto d’accusa, redatto dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, condannando così l’imputato a tre anni, uno dei quali da espiare e due sospesi a beneficio della condizionale. I due complici già condannati hanno ottenuto pene simili: tre anni e sei mesi il primo e tre anni e quattro mesi il secondo.

La rocambolesca fuga

L’operazione fu portata a compimento in pieno giorno e in meno di un minuto e mezzo. L’imputato e un complice ancora latitante immobilizzarono la settantenne proprietaria che in quel momento si trovava dietro al bancone dell’orologeria e la fecero stendere a terra puntandole contro un’arma che si è poi rivelata finta. Altri due complici, ossia i due uomini già condannati, entrarono dieci secondi dopo, infransero una delle vetrine, afferrarono tutta la refurtiva che riuscirono e fuggirono. Un quinto uomo fece invece da autista, mentre il sesto – la mente – non partecipò fisicamente al colpo: di entrambi non si ha però traccia. I quattro scapparono, chi a piedi e chi in bicicletta, verso via Comacini, dove si cambiarono d’abito in modo da essere irriconoscibili agli occhi delle autorità che avevano nel frattempo fatto scattare le ricerche. Due dei rapinatori proseguirono la fuga in sella a delle biciclette, poi abbandonate per continuare a piedi in direzione della stazione ferroviaria di Balerna. Sul tragitto, i due sono anche stati fermati da alcuni agenti della polizia comunale di Chiasso che li hanno però rilasciati. Dell’autista e del responsabile dell’organizzazione non si hanno notizie, mentre del quarto uomo intervenuto nel negozio, le autorità hanno trovato alcune tracce.

La testimonianza

L’anziana proprietaria della storica orologeria si è presentata per assistere a tutti i processi che si sono svolti finora e quello di oggi non ha fatto eccezione. La donna, che ha reagito coraggiosamente ai malintenzionati, non ha nascosto una certa delusione nei confronti delle pene emesse. Il 25.enne condannato ieri è proprio uno dei due che si è «occupato» della proprietaria insieme ad un complice che le ha puntato l’arma prima al capo poi alla schiena. «In quel momento non ho avuto paura di morire, ma di subire un danno permanente alla salute, questo sì», ha raccontato la donna. «Fortunatamente in passato ho praticato il judo e ho imparato a cadere senza farmi male», ha poi aggiunto la signora che, malgrado la paura, ha sempre mostrato di avere un gran bel carattere.

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