Chiasso

Due nuove condanne per la «banda del buco»

Pene di 12 e 13 mesi per il complice che ha fornito i jammer (difettati) e quello che ha prestato l’auto nel tentato furto al caveau della Loomis

Due nuove condanne per la «banda del buco»
Foto Maffi

Due nuove condanne per la «banda del buco»

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CHIASSO - Erano stati definiti l’«armata Brancaleone», la «banda del buco» o gli «Ocean’s Twelve» (quando si pensava fossero in dodici), i 18 furfanti che da Cerignola, in Puglia, si erano recati a Chiasso col sogno di mettere a segno, il 26 febbraio 2017, il colpo della vita. Il piano, studiato nel corso di vari sopralluoghi, era quello di introdursi nel caveau della società di valori Loomis SA con sede nella cittadina e, con l’aiuto di una carotatrice, portarsi a casa un bottino di svariate decine di milioni.

I primi cinque membri del gruppo, acciuffati a Chiasso la notte del tentato furto, sono già stati processati e, dopo essere passati anche dal Tribunale d’appello, le loro pene si situano tra l’anno e 9 mesi e i 3 anni e mezzo di carcere. Ieri è stata la volta di due nuovi elementi della banda, arrestati il 4 giugno scorso in Italia e poi estradati in Svizzera. I due, che hanno avuto ruoli marginali nell’organizzazione del tentato colpo, sono comparsi di fronte alla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio presieduta dal giudice Amos Pagnamenta per rispondere di furto tentato in complicità.

Il primo, un 32.enne difeso dall’avvocato Michele Parravicini, ha procurato l’automobile di cui si sono serviti due dei complici quel 26 febbraio e ha anche partecipato a uno dei sopralluoghi precedenti il tentativo di colpo insieme agli stessi correi. Nella forma del rito abbreviato, l’uomo è stato processato e condannato a una pena detentiva di 13 mesi sospesi per due anni, che ha però espiato quasi interamente dal momento che gli verrà dedotto il carcere sofferto.

Il secondo a comparire ieri pomeriggio alla sbarra, difeso dall’avvocato Camilla Battaglioni, è stato poi un 62.enne di Bisceglie, che si trova a una sessantina di chilometri da Cerignola. È stato lui infatti a fornire alla banda i disturbatori di frequenza (o Jammer), che si sono poi rivelati difettati, il cui scopo era di neutralizzare i sistemi di allarme della società di valori. Anche lui in carcere dallo scorso giugno, l’uomo è stato condannato a 12 mesi sospesi per due anni.

Così come richiesta dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, che ha seguito tutta l’inchiesta, per i due è anche stata decisa l’espulsione dal territorio elvetico per almeno otto anni.

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