Ecco come la SUPSI trasformerà Mendrisio

Zona stazione

In settembre aprirà il nuovo campus che permetterà al capoluogo di accrescere la propria offerta universitaria e accademica, ma sarà anche l’occasione per far rifiorire baretti e take away - Luisoni: «Un’opportunità di rilancio per il paese e per un quartiere un po’ dimenticato»

Ecco come la SUPSI trasformerà Mendrisio
© CdT/Gabriele Putzu

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Ecco come la SUPSI trasformerà Mendrisio

Osiamo affermare con sfrontata certezza che, almeno per la maggior parte dei nostri lettori, la prima immagine che affiora alla mente quando si pensa a Mendrisio non è il comparto della stazione. E osiamo al contempo sperare che nei mesi e negli anni a venire la zona in questione guadagni qualche posto nella classifica dei luoghi più caratteristici, significativi o vivaci del capoluogo. L’idea, con l’apertura del nuovo campus universitario SUPSI che da settembre ospiterà circa 250 collaboratori, 650 studenti della formazione di base e oltre 700 studenti della formazione continua, è quella.

«A Mendrisio si crea una dinamica su un quartiere che fino a oggi non è mai stato visto in quell’ottica», spiega la responsabile del Dicastero pianificazione Francesca Luisoni. Un processo che «genera una dinamica molto interessante, perché si sposta un asse e se ne crea uno nuovo, in cui gireranno più o meno 1.000 persone al giorno, tra gli studenti della SUPSI e le persone che arriveranno la sera per seguire corsi di formazione», prosegue, specificando come siano in corso riflessioni pianificatorie relative alla riqualifica del quartiere «che però saranno, come sempre in politica, un po’ in ritardo».

Baretti e take away

Nei piani delle autorità quella che si deve cogliere è dunque un’opportunità di rilancio per il paese ma anche e soprattutto per un quartiere «un po’ dimenticato». Una ripartenza che si misurerà anche in termini economici, con il fiorire di «tutta un’attività legata a piccoli commerci» in relazione, a loro volta, al mondo studentesco: baretti, take away e via dicendo, per rinfrancare le anime e i corpi di ragazzi e docenti tra una lezione e l’altra.

Ma la lista di vantaggi non si esaurisce qui. «La stazione di Mendrisio diventerà una stazione di arrivo, non più di transito o di partenza», così la municipale. Addio quindi allo scenario, consolidatosi negli anni, del crocevia ferroviario dal quale si parte al mattino e al quale si ritorna la sera: la gente affollerà i binari sin dalle prime ore del giorno, rendendo necessario un ventaglio di servizi – le attività economiche menzionate dalla nostra interlocutrice – che faranno progressivamente la loro comparsa. «La stazione di Mendrisio, che noi vogliamo diventi finalmente molto considerata sulla tratta ferroviaria dei trasporti, sarà la chiave».

Passerella in vista?

A modificare il volto del comparto contribuirà però anche un ulteriore elemento: «Prima o poi sarà inevitabile riflettere su una passerella di collegamento, visto che per il momento un solo sottopassaggio svolge questa funzione». Con ogni probabilità si rivelerà quindi necessario riflettere sul collegamento tra il nucleo e il quartiere, anche se «secondo me non è pensabile che molti studenti si riversino nella parte alta della città. Sì, qualcuno andrà a mangiare nel nucleo; ma la grossa dinamica si svolgerà lì attorno». E Mendrisio si farà trovare pronta: l’idea è puntare sull’offerta (sportiva ma non solo) durante la pausa di mezzogiorno, aprendo magari il centro sportivo affinché gli interessati possano approfittarne per fare esercizio fisico o collaborando, per esempio, con le palestre del liceo.

Congressi e sinergie

Queste non saranno d’altro canto le uniche sinergie a cui Luisoni occhieggia: «È ancora da vedere, ma ci si aspetta una collaborazione tra SUPSI e Accademia – visti anche gli indirizzi simili (la sede SUPSI ospiterà il Dipartimento ambiente costruzioni e design, ndr.) – che sfoci magari in congressi internazionali, che generino qualche pernottamento».

Insomma, il Magnifico borgo sembra abbracciare sempre più la vocazione universitaria, una strada intrapresa negli anni Novanta che «sicuramente fa bene anche all’aria che si respira in città».

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