Ecco come Mendrisio fa sentire meno soli gli anziani

Da 30 anni

Celebra tre decenni di esistenza un progetto che ancora oggi è «unico in Ticino» - Si chiama Servizio Anziani Soli e si prefigge di mantenere contatti con gli ultrasettantenni che vivono in solitudine, grazie a visite mensili da parte di un agente - Con il virus richieste aumentate del 23%

Ecco come Mendrisio fa sentire meno soli gli anziani
© Ti-Press/Davide Agosta

Ecco come Mendrisio fa sentire meno soli gli anziani

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«È un servizio unico in Ticino, di cui siamo molto fieri». La capodicastero Politiche sociali Françoise Gehring lo ha premesso oggi, all’inizio della conferenza stampa organizzata a Mendrisio. Il servizio a cui faceva riferimento è il SAS (Servizio Anziani Soli) della Città di Mendrisio, unico ma non nuovo. Quest’anno compie infatti 30 anni. I suoi 3 decenni di vita non hanno però cambiato la sua essenza: era ed è tuttora un servizio «all’avanguardia» - usando i termini del capodicastero Sicurezza pubblica Samuel Maffi - e dinamico, anche perché ha saputo «rimodellarsi negli anni» - queste sono nuovamente parole di Gehring -, adattandosi alla mutata visione degli anziani e del loro ruolo nella società.

Anche i suoi obiettivi sono sostanzialmente gli stesi di 30 anni fa: la vicinanza con il cittadino, la sicurezza percepita e oggettiva, la prevenzione dell’isolamento e dell’esclusione sociale: «Aiutare, anche indirettamente e trasmettere serenità grazie alla prossimità», ha detto il comandante della Comunale Patrick Roth. Intenti che si concretizzano in contatti costanti e visite regolari agli anziani che lo richiedono. Attività che - alla luce della pandemia in corso - hanno assunto quest’anno un ruolo ancora più cruciale. Prima di concentrarci su questo aspetto facciamo però un salto virtuale negli anni Novanta.

La nascita

«Noi celebriamo il compleanno, ma l’idea brillante non è stata nostra», ha sottolineato Maffi. Formalmente il SAS ha compiuto 30 anni in agosto. Era infatti l’estate del 1990 quanto ha visto la luce - in origine si chiamava «Servizio anziani - persone sole» -, su iniziativa del municipale Marco Bosia e dell’allora comandante della Comunale Brenno Grisetti. Il coinvolgimento del dicastero Politiche sociale risale al 2000, per iniziativa dell’allora capodicastero Giancarlo Cortesi.

In primavera una mostra fotografica itinerante sarà dedicata agli anziani e a questo compleanno

Il presente

Il SAS è rivolto alla popolazione ultrasettantenne che vive sola e si prefigge di mantenere un contatto con questi anziani alfine di prevenire situazioni di isolamento. Ogni anno gli over 70 vengono contattati per proporre un incontro conoscitivo con un operatore sociale della Città - normalmente via lettera, ma quest’anno a causa del coronavirus telefonicamente - e chi decide di beneficiare del servizio riceve poi visite mensili da parte di un operatore di polizia comunale: Fiorenzo Rizzi, che si occupa delle visite quasi a tempo pieno.

La pandemia e le cifre

Nel 2020 le richieste di visita da parte degli anziani hanno registrato un aumento del 23%. A causa del coronavirus e - si presume - anche della modalità di contatto telefonica. Per questo uno dei desideri del Comune è di «cercare di mantenere almeno in parte i contatti telefonici anche in futuro», ha spiegato la responsabile Area anziani della Città Sonia Zanetti.

Tra aprile e maggio gli anziani soli contattati sono stati 1.384; 41 hanno poi chiesto una prima visita da parte di un operatore sociale. Le persone che beneficiano delle visite del sergente Rizzi sono invece 46. Visite che col tempo diventano parte della routine degli anziani e che sono fondamentali nell’ottica di inclusione in una rete e di valorizzazione delle loro risorse.

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