L’intervista

Ecco perché Chiasso sembra fatta per il cinema

Per la regista Klaudia Reynicke la cittadina è una location ideale perché «ricca di stimoli e contraddizioni»

Ecco perché Chiasso sembra fatta per il cinema
(Foto Zocchetti)

Ecco perché Chiasso sembra fatta per il cinema

(Foto Zocchetti)

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Ecco perché Chiasso sembra fatta per il cinema

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Ecco perché Chiasso sembra fatta per il cinema

CHIASSO - Chi non ricorda James Bond lanciarsi dalla diga della Verzasca nella spettacolare scena iniziale del film Goldeneye? Correva l’anno 1995 quando quell’angolo di Ticino entrò in milioni di case di tutto il mondo, sancendo definitivamente la celebrità della diga locarnese. Quella pellicola non è l’unica a contenere scene ambientate nel nostro cantone. Nessuna ha però più avuto una risonanza paragonabile al lavoro del regista Martin Campbell.

Della settima arte come strumento turistico e pubblicitario si è parlato la scorsa settimana nell’ambito della conferenza stampa di presentazione della nuova Guida alle location della Ticino Film Commission. Una raccolta – in progress in quanto si possono proporre nuove location e disponibile gratuitamente online - che presenta una carrellata di luoghi ticinesi dal grande potenziale cinematografico. Ma attenzione, ad avere un ruolo decisivo nella scelta di una location non è soltanto la bellezza oggettiva di un sito: le caratteristiche ricercate dai registi sono svariate e, in certi casi, sorprendono i non addetti ai lavori.

Chiasso non è a priori una tipica città ticinese, il suo tessuto cittadino non è estetizzante, è ricco di contraddizioni, ed è proprio questo che è interessante

In questo contesto, durante la conferenza stampa di qualche giorno fa la regista ticinese Klaudia Reynicke ha parlato di Chiasso e del suo «grande potenziale cinematografico». L’abbiamo intervistata per capire meglio le sue parole.

Ci può spiegare meglio cosa intendeva?

«Chiasso è una città a sé stante, la sua architettura racconta molto della sua storia con il boom economico degli anni ‘60 e ‘70 ormai sbiadito. Se non lo sapessimo, potremmo pensare che Chiasso è molto più grande di quanto non lo sia in realtà, a causa dei grandi immobili costruiti all’epoca. Oggi è una piccola città che sta gradualmente recuperando la sua economia, molti edifici sembrano essere sospesi nel tempo, c’è qualcosa di un luogo dal carattere forte che si fonde con la malinconia e sono cose molto richieste nel cinema. Non è a priori una tipica città ticinese, il suo tessuto cittadino non è estetizzante, è ricco di contraddizioni, ed è proprio questo che è interessante di Chiasso».

Quali zone di Chiasso secondo lei, si presterebbero per diventare set di un film? E di che tipo di film?

«Tutto è interessante a Chiasso, ho citato il ponte di via Interlenghi nel catalogo della Ticino Film Commission, ma in realtà abbiamo girato scene del mio ultimo film “Love me Tender” (in concorso anche all’ultimo Locarno Film Festival, ndr) in diverse strade della città. Camminando per Chiasso basta alzare la testa per trovare una grande ricchezza di spunti e stimoli».

Quali sono gli atout che una località deve possedere per attirare l’attenzione di un regista? Si può dire che non conta solo la bellezza di un luogo?

«Tutto dipende, ovviamente, dalla storia che si vuole raccontare e dalla sensibilità e visione del regista. Per me la bellezza non è di per sé un “bene”, il luogo deve avere una propria identità, qualcosa di diverso da offrire, qualcosa di unico, a volte i luoghi hanno il potere di ispirare intere scene e il Ticino è pieno di questi posti».

Ecco perché Chiasso sembra fatta per il cinema

Sta pensando di sfruttare ancora il potenziale chiassese?

«Ho già beneficiato molto del territorio di Chiasso nel mio ultimo film, ma probabilmente non sarà l’ultima volta».

Oltre a Chiasso, senza svelare luoghi che vuole mantenere segreti, ha in mente altre location ticinesi dal grande potenziale?

«Il nostro territorio offre opportunità per soddisfare tutti i gusti e tutte le necessità, perché la sua architettura e i suoi paesaggi sono molto vari. L’intera Valle di Muggio è ad esempio molto diversa dalle zone del Malcantone o delle Centovalli. Tutte hanno un grande potenziale cinematografico e il resto del mondo deve solo rendersi conto che il Ticino ha uno straordinario potenziale da offrire».

Il regista Erik Bernasconi ha appena affermato che ci troviamo in un periodo positivo per il cinema ticinese. Concorda?

«Ci sono sempre stati registi di qualità in Ticino e al momento alcuni dei nostri film hanno la possibilità di avere una maggiore visibilità. Questo è molto positivo per l’intera regione perché finalmente il resto della Svizzera si ricorda della nostra esistenza e così deve continuare a essere».

La cittadina di confine (con il ponte di via Interlenghi) non è l’unico luogo momò presente nella guida della Ticino Film Commission (disponibile sul sito www.filmcommission.swiss). Sono infatti inserite nella vetrina - il cui scopo è di attirare produzioni nazionali e internazionali, generando impieghi e indotto economico e regalando visibilità al cantone - Arzo con la sua ex piscina pompeiana e le cave di marmo, Morbio Inferiore con il suo roccolo e il Parco delle gole della Breggia e Cabbio con la cantina Cavallini.

I siti momò all’interno della guida

Chiasso

Il ponte di via Interlenghi, «un esempio perfetto per cercare di capire la storia di Chiasso», si legge nella Guida alle location.

Arzo

L’ex piscina pompeiana e le cave di marmo.

Morbio Inferiore

Il roccolo e il Parco delle gole della Breggia con la Torre dei forni.

Cabbio

La cantina Cavallini, ubicata nel nucleo storico.

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