I responsabili di quella morte sono due medici

Sentenza

Condannati due dei quattro ex camici bianchi dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (OSC) di Mendrisio per la morte di un ragazzo mentre era legato al letto

I responsabili di quella morte sono due medici
Foto Chiara Zocchetti

I responsabili di quella morte sono due medici

Foto Chiara Zocchetti

Qualcuno ha sbagliato, quella morte poteva essere evitata. È questo il punto centrale della sentenza pronunciata oggi dal giudice Siro Quadri nell’ambito del processo in Pretura penale che vedeva alla sbarra quattro ex medici dell’OSC di Mendrisio. Il quartetto era accusato di omicidio colposo per la morte di un 27.enne avvenuta nel maggio del 2014 mentre si trovava nella struttura psichiatrica mendrisiense, legato al letto e «imbottito» di farmaci.

Per Quadri una terapia diversa da quella messa in atto c’era, come indicato anche in una perizia. Se l’OSC non poteva curare in modo adeguato il 27.enne il ragazzo avrebbe per esempio potuto essere trasferito al vicino OBV dove c’è un reparto acuto. I responsabili - per negligenza - del decesso sono quindi i due medici che hanno deciso la terapia farmacologica e di contenzione: un 65.enne caposervizio e un 35.enne assistente ma medico curante del 27.enne, «colui che lo conosceva meglio», ha detto Quadri.

Termina così una vicenda giudiziaria che si trascina da anni. Il processo celebrato a fine 2017 in Pretura penale era infatti terminato senza una sentenza. Quadri aveva ritenuto i decreti d’accusa firmati dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas troppo vaghi, erano infatti sostanzialmente identici.

L’accusa aveva chiesto, per tutti, una pena pecuniaria di 90 aliquote, sospesa per 2 anni e una multa di 2.000 franchi. Le difese l’assoluzione. Le richieste di Akbas sono state accolte per due imputati, gli altri due (una 45.enne assistente e un 49.enne caposervizio, intervenuti solo in situazioni di emergenza) sono stati assolti.

Il 27.enne era deceduto mentre si trovava in stato di contenzione fisica e farmacologica. Nella sua breve vita era stato ricoverato all’OSC una quarantina di volte, l’ultima è finita con la morte, probabilmente per una crisi cardiorespiratoria. Il dibattimento si è concentrato sull’evitabilità della morte e sull’eventuale responsabilità dei medici che avevano in cura il ragazzo.

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