Il confronto

Il congedo paternità alla conquista del Mendrisiotto

Morbio e Mendrisio nelle scorse settimane hanno raggiunto Stabio e Castello concedendo 4 settimane di permesso ai dipendenti che diventano papà - Ma tra gli altri Comuni c’è chi è ben più indietro

Il congedo paternità alla conquista del Mendrisiotto

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Il congedo paternità alla conquista del Mendrisiotto

Il congedo paternità alla conquista del Mendrisiotto

MENDRISIO - Forte dell’appoggio ricevuto nelle recenti sedute in Consiglio comunale a Mendrisio e Morbio Inferiore, il congedo paternità torna ad essere protagonista della cronaca regionale delle ultime settimane. Sono ben 20 i giorni stipendiati di licenza che i Comuni in questione hanno deciso di concedere ai neopapà accodandosi così a quanto già intrapreso a Stabio nell’ottobre dello scorso anno e a Castel San Pietro che, pioniere a livello distrettuale, ha votato a favore delle 4 settimane già nel 2017. Questo, che soprattutto in paragone con il settore privato, può essere considerato un lusso, è infatti applicato unicamente ai dipendenti comunali.

I primi della classe
Castello, Stabio, Mendrisio e Morbio sono stati, come detto, i quattro Comuni che fino ad ora hanno concesso i congedi più generosi. Alla decisione finale non si è però arrivati sempre senza alcuna obiezione, anzi. A Stabio, il messaggio contenente la proposta in questione è stato accolto malgrado un rapporto di minoranza della Lega che, come compromesso, aveva proposto un congedo di 7 giorni. «In un periodo di finanze poco floride, 20 giorni sarebbero un onere gravoso», si leggeva poi in uno dei due rapporti della Commissione delle petizioni di Morbio e, anche nel corso del dibattito nel Legislativo di Mendrisio, alcuni consiglieri comunali hanno sostenuto che gli uffici pubblici devono sì dare il buon esempio, ma allo stesso tempo quattro settimane avrebbero creato un divario troppo grande rispetto a quanto concesso ai dipendenti del settore privato.

Qualcosa si sta muovendo
Il Regolamento organico dei dipendenti comunali (ROD) di Novazzano permette agli uomini che diventano genitori di stare a casa per cinque giorni. A Balerna, Brusino, Riva San Vitale e Coldrerio, i giorni concessi sono solo 2 ma, anche se in alcuni casi non è ancora chiaro se e in che termini, questi Comuni prevedono di introdurre presto qualche cambiamento del ROD.

Al momento attuale, il Comune di Brusino prevede ancora i due giorni di congedo stipendiato. Il Gruppo socialista e Indipendenti ha però proposto una modifica del regolamento affinché vengano concessi 10 giorni consecutivi ai neo papà. Malgrado si trovi ancora sui banchi della commissione, il testo ha già avuto un preavviso favorevole e approderà in Consiglio comunale in giugno per l’approvazione. Percorso simile a Balerna dove la licenza pagata è ancora di soli due giorni. Anche qui, però, è stata presentata dalla sinistra una mozione intitolata «Proposta concreta a favore della famiglia» per portare il permesso dagli attuali 2 a 10 giorni pagati. Anche in questo caso, il Municipio ha dato preavviso favorevole e la palla è passata alla Commissione delle petizioni. Il responso sarà dato con tutta probabilità in dicembre, nel corso della prossima seduta di Consiglio comunale. Anche a Riva San Vitale e a Coldrerio, i Municipi hanno preso in considerazione una modifica del regolamento comunale. Per conoscere però se e come potrebbero cambiare le licenze per i neopapà, per ora, è ancora presto. Allo stato attuale, anche questi Comuni concedono due giorni di congedo pagato.

Il tentativo a Chiasso
Una delle proposte «precorritrici» (le virgolette sono d’obbligo dal momento che ci si riferisce a soli 4 anni fa) è stata quella avanzata a Chiasso da Giorgio Fonio. La mozione del 2015, che chiedeva di aumentare il permesso dai 2 giorni concessi a 10, è però stata bocciata dal Consiglio comunale lasciando quindi nella cittadina le cose inalterate.

Fanalini di coda
Il primato negativo sul piano regionale va però ai Comuni di Vacallo e Breggia, che ai propri dipendenti uomini concedono un solo giorno libero in occasione della nascita di un figlio.

Il congedo paternità alla conquista del Mendrisiotto

E in caso di adozione?
Nel caso in cui un lavoratore alle dipendenze del Comune stia affrontando una procedura di adozione viene generalmente concessa una licenza che può arrivare a 8 settimane, ma che non viene però sempre retribuita.

Cosa succede nel resto del Paese
In Svizzera non esiste ancora un vero congedo paternità anche se la politica ci sta lavorando da anni e il Parlamento bernese sta, a fatica, cercando di trovare un compromesso che accontenti tutti. Finora, le Camere hanno infatti respinto più di trenta atti parlamentari per istituire un congedo paternità. Nel luglio 2018 è stata depositata l’iniziativa popolare «Per un congedo di paternità ragionevole a favore di tutta la famiglia» che chiede un permesso di almeno 20 giorni finanziato, come quello per le madri, attraverso l’Indennità di perdita di guadagno (IPG). Il Consiglio federale ne ha tuttavia raccomandato la bocciatura perché comporterebbe, a suo avviso, una spesa di 420 milioni di franchi l’anno. Per contrastare il testo con una variante più moderata, la Commissione della sicurezza sociale del Consiglio degli Stati ha ora proposto un controprogetto che prevede 10 giorni di congedo paternità pagato. Affaire a suivre.

Confronto con le madri e i privati
Se è vero che la tendenza nel settore pubblico sembra quella di andare verso le 4 settimane pagate agli uomini che diventano genitori, non bisogna dimenticare che in Svizzera le donne, il cui sforzo nell’impresa di mettere al mondo un figlio è però un po’ più impegnativo, hanno solitamente diritto a sole 14 settimane di licenza stipendiata. Nel pubblico, va precisato, il periodo di permesso pagato, prevede solitamente due settimane aggiuntive.

Viene inoltre spesso notato che il divario con i diritti concessi ai dipendenti del settore privato è importante. A parte qualche rara eccezione come nei casi di Ikea o Novartis, questi hanno infatti 1 o al massimo 2 giorni di permesso.

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