L’anzianità in valle di Muggio e i rimedi contro l’isolamento

Territorio

Una ricerca sostenuta da Castello e Breggia analizza la vita delle persone in età avanzata e il rischio di isolamento - Tra i rimedi alla solitudine spicca l’uso della tecnologia grazie all’aiuto di tutor formati

L’anzianità in valle di Muggio e i rimedi contro l’isolamento
Lo studio ha coinvolto centotrenta persone anziane della valle. © SHUTTERSTOCK

L’anzianità in valle di Muggio e i rimedi contro l’isolamento

Lo studio ha coinvolto centotrenta persone anziane della valle. © SHUTTERSTOCK

Come vivono le persone anziane in valle di Muggio? Esiste un problema di solitudine e isolamento? Quale può essere il ruolo delle tecnologie digitali nella riduzione del senso di isolamento sociale e culturale? Queste le domande alle quali ha cercato di rispondere la ricerca «Presenza e distanza nell’anzianità in regioni periferiche» del Laboratorio di Ingegneria dello Sviluppo di Ponte Capriasca (LISS), eseguita su mandato del Consiglio svizzero degli anziani e con il sostegno dei Comuni di Breggia e Castel San Pietro e dell’ATTE Valle di Muggio.

Tra il 2017 e il 2018 i ricercatori sono andati alla scoperta della vita delle persone in età avanzata nella valle, ascoltando oltre centotrenta individui (circa il 60% della popolazione over 64) con lo scopo di stabilire i possibili punti di contatto tra le problematiche della persona anziana e le tecnologie della comunicazione, valutare l’impatto del venir meno di alcuni servizi sulla condizione di vita e rilevare l’importanza di restare al proprio domicilio in rapporto all’eventuale trasferimento in casa anziani. Si tratta di uno dei numerosi progetti, portati a termine negli scorsi anni, con lo scopo di migliorare la qualità di vita degli anziani che vivono in regioni periferiche grazie all’uso delle tecnologie della comunicazione.

Il 50% degli anziani intervistati nel corso dello studio ha dichiarato di utilizzare gli strumenti della comunicazione mediata da computer, mentre il restante 50% ha detto di non utilizzarne «mai». Secondo i ricercatori, «la tecnologia può svolgere un ruolo significativo tramite la presenza di persone formate in grado di dedicare tempo e ascolto a ciò che sono le aspirazioni, le speranze, i bisogni di coloro che hanno deciso di vivere gli ultimi anni della loro vita in valle». È nata così la figura del tutor di comunità, un volontario formato che ha il ruolo di accompagnare e sostenere gli anziani attraverso l’uso mirato delle tecnologie. Tutor che domani, nel corso del convegno organizzato a Mezzana dal LISS a conclusione del progetto Interreg «WelComTech: un welfare comunitario e tecnologico per la popolazione vulnerabile», l’ultimo sul tema dal punto di vista temporale, riceveranno gli attestati di formazione.

Territorio e religiosità

Ma veniamo alla vita degli anziani in valle di Muggio, dove la ricerca ha permesso di disegnare un quadro che conferma - leggiamo nelle conclusioni - l’esistenza di «una forte solidarietà sociale che in parte compensa il venir meno di molti servizi». Come spiega una persona interpellata nel corso dello studio, «manca il negozio, il bar,’ ... siamo come gli eremiti». Nonostante la solidarietà, secondo lo studio «i cambiamenti sociali in atto mettono questa fascia della popolazione in una condizione di forte rischio di emarginazione: aspetti che riguardano la solitudine, soprattutto psicologica, sono stati riscontrati». Il legame con il territorio è forte ed in parte mediato dalla religiosità: «Sono 60 anni che mi occupo della chiesa... potrei farci anche la messa». E ancora: «I giovani si vedono a Natale e Pasqua, e poi non si vedono più». Forte anche la percezione del processo di abbandono sociale in atto: «Morti noi non ci sarà più nessuno... vedete anche la crisi della chiesa». Inoltre, il sentimento di appartenenza non viene scoraggiato dalle condizioni ambientali, a volte difficili.

E ora?

In base ai dati raccolti, sono state formulate raccomandazioni alle autorità di Breggia e Castel San Pietro. Si ritiene importante «dare avvio ad una rilettura dei territori rendendoli compatibili con le esigenze di vita della persona in età», ma anche «rivedere il ruolo delle botteghe di paese inaugurando una concezione multifunzionale» e «favorire l’insediamento di nuove famiglie». Si raccomanda anche di «sviluppare una concezione dinamica» delle due piazze di Morbio Superiore e Castel San Pietro, da ripensare per «accogliere anziani che abitano nella regione d’entrata della valle». Come spiega il direttore del LISS, Dieter Schürch, soprattutto quest’ultimo aspetto fa parte di una «strategia nuova che mira a promuovere il rapporto tra generazioni diverse per recuperare il tessuto sociale dell’ambiente in cui vivono gli anziani». Creare migliori condizioni di vita per tutti, insomma, promuovendo l’incontro tra generazioni tramite il ripensamento degli spazi pubblici. Un tema quanto mai attuale e su cui è importante riflettere oggi per essere in grado di affrontare il domani post coronavirus.

"Restare in contatto, costruire ponti"

«Restare in contatto, costruire ponti» è il titolo del convegno organizzato nell’ambito di Interreg con la regione Verbano Cusio Ossola dal LISS, in collaborazione con l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale e il Consiglio svizzero degli anziani e con il patrocinio e il sostegno del Canton Ticino, che avrà luogo domani dalle 8.45 al Centro del verde di Mezzana. Vi prenderà parte, a distanza, anche il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa.

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