L’omaggio mendrisiense ai caduti e il corteo col teschio

Perle nascoste del Mendrisiotto

Al cimitero del capoluogo momò c’è un momumento dedicato agli italiani caduti durante la Prima guerra mondiale - Per inaugurarlo, nel 1922, fu organizzata una grande sfilata a cui parteciparono anche gruppi di fascisti, provocando polemiche

L’omaggio mendrisiense ai caduti e il corteo col teschio
Sulla base del monumento la scritta «Italiani e ticinesi fraternamente». © CdT/Chiara Zocchetti

L’omaggio mendrisiense ai caduti e il corteo col teschio

Sulla base del monumento la scritta «Italiani e ticinesi fraternamente». © CdT/Chiara Zocchetti

A Mendrisio c’è un monumento dedicato ai caduti italiani durante la Prima guerra mondiale. Si trova al cimitero e fu posato nel 1921. A realizzarlo fu lo scultore ticinese Fiorenzo Abbondio.

Si tratta di un omaggio ai combattenti italiani deceduti durante il conflitto simile a quello esistente nel parco dell’Ospedale italiano di Lugano, di cui vi abbiamo parlato pochi giorni fa in una puntata di questa rubrica. E come le statue presenti all’esterno del nosocomio luganese, il monumento è stato a suo tempo protagonista indiretto di alcune polemiche.

Il memoriale realizzato nella città sul Ceresio fece discutere perché c’è chi ci vide un tentativo di propaganda fascista. A far discutere a Mendrisio fu invece il corteo organizzato per l’inaugurazione del monumento, o meglio alcuni fatti successi quel giorno.

A raccontare l’accaduto - e analizzarlo partendo da come i quotidiani del tempo ne riferirono - è ad esempio un recente lavoro di diploma della SUPSI a cura di Stefano Negrinelli. Nel testo si ricostruisce la giornata dell’inaugurazione, il 18 giugno del 1922, che vide l’organizzazione di un corteo a cui parteciparono decine di delegazioni, dai pompieri di Mendrisio alle autorità consolari, da quelle comunali alle bande liberali cittadine, oltre a un nutrito numero di italiani residenti inTicino o oltre confine, «di cui moltissimi in divisa militare di reduci».

Alla sfilata che partì dalla stazione presero parte anche «bande armate di fasciti, inquadrati militarmente, con le camicie nere, impresse di vari motti "me ne frego", "a morte", armate di manganelli e gagliardetti con in cima all’asta il teschio», si legge nel testo, citando Bernardi-Strozzi. Questei gruppi entrarono in Ticino da Ponte Tresa e si resero protagonisti di «minacce, insulti e addirittura pestaggi a socialisti incontrati per la via» sul tragitto da Lugano a Mendrisio.

Nei giorni successivi la stampa ticinese si divise sull’accaduto. C’è chi condannò i fatti ed espresse preoccupazione per l’intervento delle squadre fasciste su suolo elvetico, e chi minimizzò gli eventi. Per l’occasione venne ricordato l’episodio relativo a fascisti che deposero una corona di fiori ai piedi del monumento sul lungolago luganese dedicato a Guglielmo Tell, i fiori vennero però gettati nel lago da ignoti durante la notte. Quest’ultimo gesto fu biasimato da più parti. In merito alla lettura degli eventi proposta a suo tempo dal Corriere del Ticino nel lavoro di diploma si legge anche che questo giornale esaltò «l’atmosfera di fratellanza tra le nazioni che si è vissuta a Mendrisio», tralasciando «molti fatti» di quel giorno.

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Se camminando per il Mendrisiotto vi imbattete in delle «perle nascoste» potete scriverci a [email protected] La redazione raccoglierà i vostri suggerimenti e sarà anche volentieri a disposizione per tentare di raccontarne la storia o, perlomeno, scoprire qualcosa in più su quei luoghi.

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