L’uomo che tentò di investire il vicino tre volte

Stabio

È tornato in aula per l’Appello il caso del settantacinquenne italiano condannato in primo grado per tentato omicidio - La difesa chiede una massiccia riduzione della pena: «Le accuse andrebbero derubricate a lesioni semplici» - La Procura chiede tre anni e nove mesi

L’uomo che tentò di investire il vicino tre volte
©CdT/Archivio

L’uomo che tentò di investire il vicino tre volte

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Una scena filmata dalle telecamere di sicurezza del condominio. Immagini che hanno lasciato a bocca aperta chi le ha viste. Quest’oggi - in Appello - quel video non è stato proiettato. Perché è ormai agli atti. Ormai è storia. Un fatto acquisito dalle parti. Ma durante il processo di primo grado era servito alla Corte (presieduta dal giudice Mauro Ermani) a convincersi della colpevolezza dell’imputato, poi condannato a 3 anni e 9 mesi per ripetuto tentato omicidio. Condanna che la difesa - rappresentata dall’avvocato Gaia Zgraggen - contesta. «Non basta la presenza di un coltello per parlare di tentato omicidio», ha sottolineato rivolgendosi al giudice Angelo Olgiati e facendo leva sulla giurisprudenza.

I fatti

Ma torniamo ai fatti e a quel 9 marzo 2018. Vittima e imputato erano vicini di casa e da tempo non andavano d’accordo. Cose che, tra vicini, purtroppo a volte capitano. Tutto sta poi nella capacità di gestire i conflitti e le antipatie. Non un bel esempio dunque, in questo senso, quello che stiamo per descrivere. Dalle telecamere di sicurezza si vedono infatti i due iniziare ad alzare prima la voce, poi le mani. La situazione sembra risolversi, ma è solo un’illusione. Si vede l’imputato (italiano, residente a Stabio e settantacinquenne all’epoca dei fatti) salire sulla propria auto, uscire dal box e tentare di investire la vittima. Vittima che riesce a evitare l’impatto e che, chiaramente stizzito, tira un calcio alla vettura. Poi si vede ancora l’imputato ingranare la retromarcia, tentare di nuovo di investire l’altro (danneggiando una vettura parcheggiata) e poi rimettere la prima e tentare per la terza volta. «La velocità era piuttosto elevata», ha sottolineato la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis: tra i 25 e i 30 chilometri orari.

«Non è stato provato»

E proprio la velocità è stata motivo di scontro tra accusa e difesa. Per la patrocinatrice dell’imputato non è mai stata dimostrata - nonostante le immagini video - la velocità con cui il suo assistito si sarebbe avvicinato alla vittima. «Ci sono dei testimoni, sì, ma non possiamo certo considerarli dei periti». «Ogni persona intelligente - ha risposto la procuratrice - può capire vedendo il filmato a che velocità, in grande linee, stava andando». Per la procuratrice pubblica, insomma, l’accusa di tentato omicidio è palese. «Un’automobile pesa una o due tonnellate. E per uccidere una persona non è necessario travolgerla. Basta urtarla o farla cadere per terra». Di tutt’altro avviso la difesa, secondo cui l’imputato in realtà stava più che altro tentando di spaventare la vittima senza volerla per davvero investire. Senza voler tentare di ucciderla. «E la questione della velocità è importante. Dai filmati si vede che non era elevata. Tanto è vero che l’imputato riesce a scansarsi e a evitare l’impatto». Le prime due volte. Alla terza - con l’uomo rifugiatosi tra altri due veicoli, l’impatto c’è stato. «Ma sono state colpite - ha sottolineato la difesa - zone del corpo non vitali». La vittima ha in effetti rimediato ferite fortunatamente non serie alle gambe. «Proprio per questo l’accusa non deve essere di tentato omicidio, ma di lesioni semplici». Difesa che ha proposto una condanna a massimi 12 mesi. «Se quel giorno si è evitata la tragedia - ha sottolineato invece la procuratrice pubblica - lo si deve probabilmente al caso e alla fortuna. La vittima poteva morire».

Non era presente

L’imputato non era presente in aula. Soffre infatti di problemi psichiatrici e la Corte gli ha permesso di non partecipare alle udienza.

In attesa della sentenza

La fase dibattimentale si è conclusa oggi e l’udienza è durata una mattinata. Nelle prossime settimane la Corte - in forma scritta - deciderà se dare confermare la condanna emessa in primo grado oppure se accogliere le richieste della difesa.

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