La truffa e la sfortuna di chiamarsi Amore

Le traversie della famiglia di un omonimo dell'ex direttore dell'IPUS di Chiasso

La truffa e la sfortuna di chiamarsi Amore
Il nome sulla bucalettere è lo stesso ma lui non c'entra nulla

La truffa e la sfortuna di chiamarsi Amore

Il nome sulla bucalettere è lo stesso ma lui non c'entra nulla

CHIASSO - Un termine, uno dei più gettonati del vocabolario non solo romantico, che generalmente evoca pensieri lieti, richiamando alla memoria i momenti più felici ed intensi dell'esistenza umana, può anche trasformarsi in un incubo, una sorta di condanna anticipata e totalmente ingiusta: ne sa qualcosa una tranquilla famiglia di onesti lavoratori domiciliata nel distretto, la cui unica colpa, o, meglio, sfortuna, è quella di portare, come cognome, la parola Amore. Non bastasse, il capofamiglia di nome fa Vincenzo, proprio come l'ex direttore dell'IPUS di Chiasso, indagato dall'estate del 2016 per una presunta truffa orchestrata tramite la sedicente università della cittadina e finito in carcere assieme alla moglie lo scorso dicembre per un nuovo raggiro, soprattutto ai danni degli ignari studenti, avviato con un altro istituto di formazione, l'Unipolisi con sede didattica a Disentis, nel canton Grigioni. Da diversi mesi, racconta la moglie dell'Amore che nulla ha a che fare con quello in prigione né gli è legato da alcun tipo di parentela, ne sono capitate di tutti i colori.

I dettagli sul Corriere del Ticino in edicola oggi a pagina 14.

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