Le quattordici truffe Covid valgono una doppia condanna

Processo

Alla sbarra due uomini che nel 2020 hanno richiesto e ottenuto illecitamente aiuti economici destinati ad aziende in difficoltà a causa della pandemia per circa 425.000 franchi - Il giudice: «Agendo così si danneggia chi ha davvero bisogno»

Le quattordici truffe Covid valgono una doppia condanna
© CdT/Chiara Zocchetti

Le quattordici truffe Covid valgono una doppia condanna

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«Hanno approfittato di una concessione che la Confederazione aveva destinato a chi era in difficoltà a causa della pandemia. Agendo così si rischia di danneggiare chi di questi fondi ha bisogno davvero». Sono parole severe quelle che il giudice Amos Pagnamenta ha destinato al momento di pronunciare la sentenza nei confronti dei due uomini a processo oggi per reati patrimoniali di fronte a una Corte delle Assise criminali. I due, rei confessi, erano accusati in particolare di aver richiesto e percepito crediti Covid-19 che non spettavano loro. In 14 occasioni. Il denaro ottenuto indebitamente, in correità o singolarmente, supera i 420.000 franchi.

Cifre e stipendi falsi

Gli uomini alla sbarra erano due 55.enni, il primo domiciliato a Chiasso, il secondo a Giubiasco. Erano accusati di truffa ripetuta, falsità in documenti ripetuta, cattiva gestione, omissione della contabilità ripetuta.

In pratica, come hanno ammesso entrambi, tra la fine di marzo e il luglio dello scorso anno, hanno fornito false informazioni nei moduli «Credito Covid-19» che hanno compilato per diverse società che amministravano, indicando ad esempio cifre d’affari inesistenti o stipendi non veritieri.

Le cifre percepite indebitamente riportate sull’Atto d’accusa sono di 82.000 franchi per quanto concerne i reati commessi in correità, 253.400 franchi per quelli commessi singolarmente dall’uomo domiciliato a Chiasso e 89.000 franchi per il 55.enne del Bellinzonese. Va scritto che i crediti Covid percepiti illecitamente sono oggi stati in gran parte restituiti.

«Per alcune società volevo che aumentasse il loro lavoro, per altre mi è stato chiesto di fare le richieste per questo credito» ha detto il primo a Pagnamenta, quando il giudice gli ha chiesto perché ha agito in questo modo. «In alcuni casi sono stato spinto dai titolari» gli ha fatto eco il secondo. I due erano difesi dagli avvocati Marco Masoni e Demetra Giovanettina. Dell’inchiesta si è occupata la procuratrice pubblica Chiara Borelli.

Come scritto entrambi sono stati condannati per tutti i reati che venivano loro contestati (erano accusati anche di alcuni reati, sempre patrimoniali, precedenti alla pandemia). Il primo a 26 mesi, di cui 6 da espiare, sospesi per un periodo di prova di 3 anni e a 7 anni di espulsione in quanto cittadino italiano; il secondo a 18 mesi sospesi per 2 anni.

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