Giustizia

Loomis, la mente presto in Ticino

L’uomo sospettato di aver progettato «il colpo della vita» sarà estradato in Svizzera. Si era opposto al trasferimento perché temeva un «trattamento inumano» in Ticino

Loomis, la mente presto in Ticino
(Foto Maffi)

Loomis, la mente presto in Ticino

(Foto Maffi)

Chiasso/Foggia - Di quel furto tentato in più occasioni due inverni fa a Chiasso e che doveva essere «il colpo della vita» lui è sospettato di essere stato una delle menti. Sua - e si ipotizza di un suo cugino - sarebbe infatti stata l’idea di colpire la ditta Loomis perforando il muro della sua sede per rubare soldi e lingotti per svariate decine di milioni di franchi e di «arruolare» a questo scopo diverse persone con un passato criminale. Per questo è accusato di furto aggravato, danneggiamento aggravato, violazione di domicilio e infrazione alla Legge federale sulle telecomunicazioni.

Ora il 46.enne italiano arrestato nella Penisola dopo una lunga latitanza (vedi CdT dell’8 marzo), sarà estradato in Svizzera. Malgrado abbia tentato di evitarlo invocando anche il «rischio di trattamento inumano e degradante» nelle carceri elvetiche, l’uomo originario di Cerignola, nel Foggiano, sarà presto trasferito in Ticino. A stabilirlo è stata in una sentenza recente la Corte di Cassazione italiana a cui il 46.enne si è rivolto dopo che la Corte di Appello di Bari aveva stabilito che poteva essere estradato in Svizzera come richiesto dal Dipartimento di Giustizia della Confederazione.

Le sue rivendicazioni non sono però state accolte dalla Cassazione che ha giudicato infondato il suo ricorso e lo ha rigettato, sottolineando come gli indizi di colpevolezza a suo carico siano stati accuratamente accertati, indizi che il 46.enne sosteneva non fossero stati verificati a dovere. «Nella domanda di estradizione e nell’ordine di arresto a fini estradizionali risultano chiaramente enunciati i molteplici, gravi e concordanti indizi di reità a carico dell’indiziato (consistenti tra l’altro in servizi di osservazione compiuti in territorio svizzero, attività di indagine svolte dall’Autorità giudiziaria italiana e trasmesse per rogatoria a quella svizzera, nei fermi e negli arresti di alcuni complici eseguiti a Lugano e ad Abbiategrasso, nonché nelle convergenti dichiarazioni accusatorie rese nei confronti dell’estradato da taluni complici».

La massima Corte italiana si è espressa anche in merito alle presunte condizioni disumane che attenderebbero il 46.enne in prigione in Svizzera. «Inammissibili sono poi i rilievi relativi al mancato rispetto delle regole del giusto processo e al rischio di trattamento inumano e degradante nella Confederazione Elvetica. Si tratta infatti di censure del tutto generiche e prive di qualsivoglia concreto riferimento al caso».

Operazione da film

Il 9-10 dicembre 2017 e il 25-26 febbraio 2018 una dozzina di uomini tentarono di accedere al caveau della Loomis perforando i suoi muri con una carotatrice con la speranza di appropriarsi di oro e denaro per decine di milioni di franchi. L’operazione fallì però in entrambe le occasioni. La notte del 25-26 febbraio tra Chiasso e la zona di confine fu arrestata una dozzina di persone. Le indagini successive appurarono però che la «banda del buco» era composta in totale da 18 uomini. Nel frattempo 16 persone sono già state processate e condannate (11 in Svizzera e 5 in Italia), gli altri due membri del gruppo criminale (il 46.enne e un cugino di 50 anni) sono in attesa di giudizio.

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