L'orrore dietro la porta di casa

Quattro bambini vittime per anni di violenze da parte della mamma - La donna andrà a processo anche per sei tentati omicidi

L'orrore dietro la porta di casa

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CHIASSO - Dovranno rispondere di una lunga e atroce serie di violenze i tre membri della stessa famiglia che andranno a processo nella seconda metà di dicembre di fronte a una Corte delle Assise criminali. E le vittime delle violenze sono quattro minori, appartenenti alla stessa famiglia.È un quadro agghiacciante quello della storia accaduta a Chiasso, emersa per la prima volta ieri e risalente al periodo che va dal 2015 all'inizio del 2017. Quattro bambini (di cui uno molto piccolo) sarebbero stati vittime di decine di episodi di violenza, compiuti soprattutto dalla mamma, una 38.enne italiana, tuttora in carcere. E la donna sarebbe più volte arrivata a mettere in pericolo la vita dei propri figli. Nell'elenco di accuse mosse nei suoi confronti spiccano infatti ben 6 tentati omicidi (cinque nei confronti dei figli) per aver colpito i bambini con calci e pugni, con ciabattate alla testa e per averli afferrati per il collo. Le altre ipotesi di reato nei confronti della 38.enne sono di abbandono, violazione del dovere di assistenza o educazione, coazione e lesioni semplici qualificate. La donna avrebbe picchiato i figli (e il marito) in più parti del corpo, colpendoli anche con la fibbia della cintura e con i tacchi delle scarpe.La vicenda, resa nota dalla Rsi, coinvolge anche il marito 33.enne e un nonno. Al primo, anche vittima di violenze da parte della donna (uno dei tentati omicidi di cui è accusata la 38.enne riguarda proprio il marito), è imputato soprattutto il reato di abbandono (ma anche di vie di fatto per le liti con la moglie). L'uomo sapeva cosa accadeva in casa ma non ha mai parlato, imponendo, a quanto sembra, il silenzio anche ai figli.Il nonno non avrebbe invece rispettato i suoi obblighi di assistenza ed educazione nei confronti dei nipoti.Dell'inchiesta si è occupata la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, che intende chiedere pene superiori ai 5 anni, almeno per la donna.

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