Accoglienza

Mendrisio e quel luogo aperto a chi ha bisogno d’aiuto

Nel capoluogo da dicembre 2015, il centro Casa Astra festeggia i suoi quindici anni - Donato Di Blasi: «In cantiere ci sono diversi progetti»

Mendrisio e quel luogo aperto a chi ha bisogno d’aiuto
(Foto Zocchetti)

Mendrisio e quel luogo aperto a chi ha bisogno d’aiuto

(Foto Zocchetti)

Mendrisio e quel luogo aperto a chi ha bisogno d’aiuto

Mendrisio e quel luogo aperto a chi ha bisogno d’aiuto

MENDRISIO - Doveva arrangiarsi, e non era la prima volta. No, certo che no: non si può dire che la vita, con Antonio, avesse deciso di seguire il più convenzionale dei percorsi. In trentadue anni, l’uomo, nato a Sorengo e con due passaporti, quello svizzero e quello italiano, aveva dovuto conoscere diverse realtà: da quella ticinese (a Novazzano, i primi anni) passando per quella italiana (a Vallebona, comune ligure di un migliaio di abitanti) per giungere infine, verso gli otto anni d’età, in Lussemburgo, nella capitale. Qui, crescendo, aveva dovuto fare i conti con una quotidianità stritolante, senza risparmi per il futuro, con un padre che si rifiutava di fornire i documenti necessari affinché potesse ricevere l’aiuto statale. Una situazione, questa, anch’essa destinata a cambiare: nel giro di tre mesi, il genitore se n’era andato da casa, rompendo ogni contatto con il figlio, ormai adulto. Che cosa avrebbe dovuto fare, Antonio? Aveva contattato il fratellastro, assistente sociale in Ticino, che l’aveva aiutato a rientrare e a trovare una sistemazione: la Casa Astra, a Mendrisio. Da allora sono trascorse alcune settimane, e l’obiettivo principale, la porta d’accesso, è chiaro: reimparare l’italiano, quella lingua che è stata sua ma che negli anni gli è scivolata tra le mani, perdendosi nelle rapide di un’esistenza intensa.

E forse la Casa Astra si potrebbe descrivere proprio così, come un incrocio tra esistenze intense, o, per dirla con il responsabile Donato Di Blasi, «una casa aperta per chi ha bisogno in un certo momento». Ventiquattro posti letto, undici stanze e un giardino, il centro sorge in quella che fu l’Osteria del Ponte. Non è sempre stato così: prima del dicembre 2015 gli ospiti venivano alloggiati a Ligornetto, in spazi meno ampi. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, da quel lontano 2004, quando tutto è cominciato; tant’è vero che il 5 maggio la struttura ha festeggiato i quindici anni di vita.

A bussare alla porta di Casa Astra possono essere persone che escono dalla clinica psichiatrica ma non hanno dove andare, giovani con dipendenze più o meno gravi, senza più alcun contatto con le famiglie. Ci sono persone con problemi fisici, pensionati over 70. C’è chi deve rientrare nel proprio appartamento e chi aspetta l’entrata in un foyer. «Sono tutte persone che sono un po’ in una zona grigia», così Di Blasi. Di rimpatri se ne vedono tre o quattro all’anno; è il caso di una signora svizzera che abitava in Brasile e che, dopo aver lasciato il marito, voleva rientrare in patria. O ancora: ragazzi messi fuori di casa perché i rapporti con i genitori non funzionano più. E casi – rari – di persone che si alzano il mattino e vanno a lavorare senza guadagnare a sufficienza. E poi persone cadute in malattia, che hanno perso tutto (magari dopo un divorzio), che sono state derubate. La maggior parte degli ospiti sono residenti in Ticino. Un’umanità varia e variegata, ondeggiante per le fluttuazioni stagionali: la media annuale è di 110 ospiti all’anno, e stanno aumentando le donne, anche grazie agli spazi più grandi rispetto alla vecchia sede di Ligornetto.

La durata media del soggiorno è di circa due mesi. Ci sono anche persone che passano solo per una notte. Tanti sono resi fragili, ed essere in un posto dove il personale c’è sempre genera fiducia. Fiducia necessaria per rimettersi in pista: raccogliere i documenti necessari per fare una domanda d’assistenza, ad esempio, o trovare un appartamento. «Immagino che una persona che ha avuto una forte depressione, se esce da una clinica e si trova ad alloggiare in una pensioncina da sola, avrà meno possibilità di trovare le forze o gli aiuti per occuparsi di tutto quello di cui si deve occupare». A Casa Astra ci sono anche altre persone, si creano amicizie, non si mangia mai da soli. «Non ci sono costrizioni, se uno vuole cenare altrove lo fa, la struttura è aperta, non ci sono grossi obblighi».

In questo momento ci sono lavori in corso: la mensa è in fase di ristrutturazione, e la speranza è riuscire a terminare entro ottobre. Sono state rifatte la cucina e le tubature, è stata cambiata la caldaia: «Nonostante tutto, l’acquisto della casa era la cosa meno cara», dice ancora Di Blasi. L’appello ai Comuni lanciato qualche mese fa ha funzionato, sono stati pagati tutti gli arretrati e sono stati raccolti quasi tutti i fondi per concludere i lavori. «Vedremo di fare in modo che questa mensa sia aperta ad altre persone che hanno bisogno. Poi ci sono altri progetti, come l’orto e un servizio di catering, che vorremmo stabilizzare, anche per dare qualche posto di lavoro in più». E per sentirsi, anche solo per una notte, sempre più a casa.

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