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Mendrisiotto caput mundi per un giorno

Dopo aver elogiato il presidente del Festival del film Marco Solari e l’architetto Mario Botta - «sarà sui libri di storia» -, nelle tappe momò del ricevimento in onore degli ambasciatori cui fra gli altri era presente Ignazio Cassis, il ministro ha anche tessuto le lodi dell’USI - LE FOTO

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Da sinistra Vitta, Carobbio, Fournier, Cassis e Erez. (Foto Zocchetti)

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Da sinistra Vitta, Carobbio, Fournier, Cassis e Erez. (Foto Zocchetti)

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MENDRISIO - Quanto è grande Mendrisio? A sufficienza da contenere il mondo intero. Perlomeno quella è stata l’impressione, ieri sera all’Accademia di architettura. Fondata: non capita spesso che il Magnifico Borgo ospiti gli ambasciatori elvetici, rappresentanti dei nostri interessi in terre più o meno remote, assieme a chi - viceversa - ci porta a casa in veste ufficiale uno scorcio del proprio Paese. Quello che ha avuto luogo è stato un incontro, organizzato dal Locarno Film Festival, ai massimi livelli, in presenza di illustri diplomatici ed esponenti di politica ed economia. Eppure, complice anche l’innegabile capacità del responsabile degli Affari esteri Ignazio Cassis di fare sentire a proprio agio gli interlocutori, al di là di funzione e caratura, l’ambiente nulla aveva di borioso o altisonante. Anche perché, almeno per il «ministro», la coulisse ticinese rimane la più bella della Svizzera.

Dopo aver ampiamente elogiato l’operato del presidente del festival Marco Solari e quello dell’architetto Mario Botta - «sarà sui libri di storia» -, il consigliere federale ha tessuto le lodi dell’USI e della sua natura decentralizzata; USI «che è riuscita a poco a poco a imporsi su un panorama accademico già molto denso e importante». Ha quindi rievocato la firma, una settimana fa, dell’accordo di pace in Mozambico tra Governo e opposizione, resa possibile anche grazie al nostro Paese. Questo il messaggio di Cassis agli ambasciatori: fare in modo che il legame tra il Paese che rappresentano e la vita sia il più solido possibile. O, per dirla con un’espressione non nuova, «Aussenpolitik ist Innenpolitik», e viceversa. Perché, in fin dei conti, l’interesse di tutti è «vivere in un mondo in pace e prosperità». Il «ministro» ha poi annunciato una novità: «Meet the ambassadors», occasioni di incontro tra gli ambasciatori e la popolazione del loro cantone di provenienza, durante le quali i diplomatici avranno la possibilità di raccontare la quotidianità del loro agire. La coscienza collettiva della loro attività comincerà da qui, «da quella piccola storia delle donne e degli uomini che sono in tutto il mondo». Ma dove conduce il viaggio? Quale il piano d’attività per l’Africa, tra dieci anni? Domande, queste, da porsi nonostante «viviamo in un Paese delle meraviglie». E ancora: quali le sfide e le chance per la Svizzera nel mondo del 2028? Il dibattito va esteso alla società intera.

Decisamente no, una presenza così qualificata a Mendrisio non è visione da tutti i giorni - ed è forse anche per questo che il sindaco Samuele Cavadini ha parlato di «onore», in una città di 15.000 abitanti che conta sul suo territorio diverse grandi aziende manifatturiere, in un distretto in cui la produzione vinicola produce spontanei paragoni con la Toscana e, infine, in una regione di frontiera di cui si tenta di vedere le opportunità nonostante le sollecitazioni. Il sindaco ha ricordato l’apertura il prossimo anno del nuovo campus della SUPSI ed evidenziato i grandi investimenti della Città nella cultura. Da parte sua, il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta ha parlato del festival di Locarno come di una «vetrina unica che permette di veicolare un’immagine positiva della Svizzera nel mondo intero», latrice di apertura sul mondo, di cui «oggi , in un periodo piuttosto di chiusura, c’è bisogno». Ha quindi ringraziato gli alti diplomatici per il ruolo importante che rivestono nella loro attività quotidiana. È stata poi la volta del presidente della Camera alta Jean-René Fournier, che ha ricordato l’importanza e il valore dell’architettura e tracciato un parallelismo con le relazioni internazionali, che dispongono anch’esse di un architetto. «Ovunque, lo spirito dei luoghi soffia dove vuole, tocca a ognuno di noi afferrarlo».

L’incontro è stato introdotto dal rettore dell’USI Boas Erez, che ha parlato di quella di Mendrisio come di una delle più grandi scuole di architettura al mondo e ha ringraziato il Dipartimento degli affari esteri per il sostegno elargito questo e lo scorso anno, periodo in cui ha potuto conoscere personalmente il mestiere degli ambasciatori. Da parte sua, Mario Botta si è concentrato sulla natura e sulla nascita del Teatro dell’architettura, venuto alla luce come una costola dell’accademia una volta che «i tempi sono maturati per dotare l’USI e l’accademia di un altro strumento».

La visita degli ambasciatori in Ticino non si è limitata al solo Magnifico Borgo. Il ricevimento, organizzato come detto dal Locarno Film Festival in collaborazione con le Città di Locarno e Mendrisio, ha infatti preso il via ieri pomeriggio sulle rive del Verbano con gli interventi del sindaco Alain Scherrer e del presidente del festival Marco Solari. In seguito gli ospiti si sono spostati a Ligornetto, al Museo Vincenzo Vela, dove sono stati accolti dalla direttrice Gianna A. Mina. Di rilievo l’intervento della presidente del Consiglio nazionale Marina Carobbio, che nel suo discorso in francese ha messo in risalto l’apertura sul mondo dell’istituzione di Ligornetto nonché il suo ricco patrimonio storico e artistico. Tracciando poi un parallelo con il suo anno di presidenza, durante il quale desidera in particolare dedicarsi alle minoranze – linguistiche, ma non solo – e alla partecipazione delle donne in politica e nella società più in generale. Lo sguardo è stato infine gettato sul sentimento di stima che i Paesi visitati nell’ambito del mandato presidenziale nutrono per la Svizzera, sentimento che trae le sue origini in particolare dalla democrazia diretta così come dall’aiuto umanitario e dalla cooperazione allo sviluppo che caratterizzano il nostro Paese. La politica ha sottolineato come dal suo punto di vista sia «essenziale» mantenere «questo ruolo a favore di un mondo più solidale e più democratico, in particolare concedendo il finanziamento necessario alla cooperazione allo sviluppo». «La sua reputazione d’eccellenza, la Svizzera la deve soprattutto a voi, signore e signori ambasciatori», ha dichiarato, per poi ringraziare i diplomatici elvetici e chi invece rappresenta il proprio Paese in Svizzera. La giornata si è conclusa con il rientro a Locarno, giusto in tempo per la proiezione serale.

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