Otto anni di carcere al padre violento

La sentenza

Il 48.enne siriano è stato condannato per tre tentati omicidi intenzionali - L’uomo è stato ritenuto non colpevole degli altri due tentati omicidi di cui era accusato e prosciolto dall’accusa di esposizione al pericolo della vita altrui

Otto anni di carcere al padre violento
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È un papà violento, non c’è dubbio. Che ha fatto vivere un inferno alla sua famiglia a Novazzano per circa 3 anni (tra il 2015 e il 2018) e che non concepisce un modo di pensare diverso dal suo. Ma li picchiava «solo» quasi quotidianamente o ha anche tentato di ucciderli?

In tre occasioni ha messo in pericolo la loro vita. Due volte quella del figlio (colpito con calci alla testa) e una quella della figlia (picchiata per oltre 6 ore di fila). E questa la conclusione della Corte che ha condannato l’uomo per tre tentati omicidi intenzionali. Per la Corte delle Assise Criminali di Mendrisio presieduta da Amos Pagnamenta il 48.enne siriano alla sbarra da ieri dovrà quindi scontare 8 anni di carcere. L’uomo è stato ritenuto non colpevole di due tentati omicidi di cui era accusato e prosciolto dall’accusa di esposizione al pericolo della vita altrui perché «non possiamo concludere che voleva deliberatamente farlo». Confermati sostanzialmente tutti gli altri capi d’accusa. «Non ci sono dubbi che le vittime sono credibili. Il papà invece non ha fatto altro che mentire. Questo non ha nulla a che fare con l’educazione ma solo con il desiderio di sopraffare e umiliare», ha detto Pagnamenta.

L’uomo era accusato di tentato omicidio intenzionale ripetuto, esposizione a pericolo della vita altrui ripetuta, lesioni semplici ripetute in parte qualificate, vie di fatto ripetute in parte qualificate, coazione ripetuta e violazione del dovere d’assistenza o educazione ripetuto. A fare i conti con la sua indole violenta - «Usava le botte per educare», è stato ribadito più volte nel corso del dibattimento - sono stati moglie e i due figli più grandi, un ragazzo e una ragazza di 20 anni, gemelli. I tentati omicidi di cui era accusato erano tutti lei loro confronti e riguardavano scatti d’ira avvenuti per i motivi più banali e diversi: una chiave dimenticata nella serratura, una bolletta del telefono troppo cara di 24 franchi, 30 franchi prelevati per pagare un caffè ai colleghi, la comunicazione del desiderio di andare a vivere da solo da parte del figlio e - e questo è l’unico episodio violento riconosciuto dall’uomo - un fidanzato tenuto nascosto.

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