Giustizia

«Pene esagerate», la banda del buco fa ricorso

Tentato furto alla Loomis di Chiasso, i cinque condannati vanno in Appello

«Pene esagerate», la banda del buco fa ricorso
Foto Maffi

«Pene esagerate», la banda del buco fa ricorso

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CHIASSO - Non si spengono i riflettori sul clamoroso colpo tentato nelle prime ore del 26 febbraio dell’anno scorso alla Loomis di Chiasso. Da un lato poiché pochi giorni fa sono stati consegnati alle autorità giudiziarie cantonali tre uomini – un 52.enne, un 37.enne e un 32.enne, tutti cittadini italiani residenti in provincia di Foggia – ritenuti membri del sodalizio entrato in azione nella cittadina, dall’altro perché, come appreso da questo giornale, il quintetto già processato in Ticino e condannato, lo scorso agosto, a pene detentive da una Corte delle Assise criminali ha impugnato la sentenza di primo grado. I cinque pugliesi, quattro braccianti e un imprenditore, compariranno dunque prossimamente davanti alla Corte di appello e di revisione penale. A mente dei loro difensori, le pene irrogate l’estate scorsa – condanne comprese tra i due anni e mezzo e i tre anni e mezzo di carcere – sono sproporzionate. I legali, sottolineando l’assenza di refurtiva data dal fallimento del colpo, si battono per una drastica riduzione delle pene, in modo da ottenere la liberazione del manipolo di banditi, personaggi tutti di Cerignola di età comprese tra i 28 e i 54 anni. In aula, il giudice Amos Pagnamenta aveva messo l’accento sulla determinazione a delinquere e sull’ammontare del possibile bottino. La prima, a parere della Corte, è stata confermata dai ripetuti sopralluoghi e dal numero di persone coinvolte, mentre l’illecito profitto a cui mirava il sodalizio, composto in tutto da 18 soggetti, è stato considerato milionario, alla luce degli importi trattati dalla ditta di trasporto valori. Anche l’investimento in mezzi e strumenti sta a dimostrare le aspettative di un ricavo sostanzioso, aveva annotato la procuratrice pubblica Chiara Borelli, rilevando che solo i due disturbatori di frequenza rinvenuti, cosiddetti Jammer che poi si son rivelati difettosi, son costati alla banda 40.000 euro. Si aggiunge l’acquisto di una carotatrice per perforare le pareti di cemento della Loomis. Solo il pronto intervento delle forze dell’ordine aveva consentito di sventare il furto e acciuffare in Ticino alcuni esponenti della banda appena entrati in azione. Intanto, è atteso il rinvio a giudizio del terzetto da poco estradato dall’Italia.

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