Per il mercato una riapertura dolceamara

Chiasso

L’appuntamento del venerdì torna a colorare il centro della cittadina: venti gli espositori che vi hanno partecipato - Se da un lato qualcuno definisce «tragica» la situazione, dall’altro c’è chi ha fatto buoni incassi, specie nell’alimentare

Per il mercato una riapertura dolceamara
© CdT/Gabriele Putzu

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Per il mercato una riapertura dolceamara

Regolarità. È quanto serve a una Chiasso e a un mondo sconsolatamente disorientati dal coronavirus. Ed è tra i benefici effetti collaterali della riapertura del tradizionale mercato del venerdì organizzato dalla Società dei commercianti del Mendrisiotto, che si è congedato dalla sospensione forzata di queste settimane per ripartire, oggi, in una cittadina di confine che, al pari delle altre realtà locali, torna non senza indugio a muovere i primi passi. La strada per la nuova normalità, è banale dirlo, si preannuncia lunga e tortuosa.

«Tragica»: così descrive la situazione nel primo pomeriggio un venditore di frutta secca e spezie in Corso San Gottardo. I motivi di un bilancio tanto sconcertante? «Poca gente» e una disattenzione sostanziale al mercato in sé, dovuta forse anche alla necessità di tornare a vivere con gradualità, di superare la paura pian piano, passo dopo passo, ipotizza il nostro interlocutore, che ben conosce i mercati ticinesi e della Svizzera interna. Una prudenza che ha avuto notevoli ripercussioni sull’incasso della mattinata. E che non è confinata alla sola Chiasso: anche a Lugano «non è come ai vecchi tempi: c’è molta disattenzione, anche se i turisti sono un po’ di più». Gli fa eco la venditrice di gioielli e articoli da regalo a qualche metro di distanza: «Una miseria». Non è detto però che sia tutta colpa della COVID-19, riconosce. Già: a svolgere l’ingrato ruolo di fattore scoraggiante può anche essere stato il ponte dell’Ascensione, con le sue promesse di ritrovata libertà e quell’accenno di vacanza di cui è stato felice latore. È andata «maluccio» anche la mattinata del responsabile dello stand che propone DVD; anche in questo caso non si sa se puntare il dito più sul ponte o sulla pandemia.

«Pensavo peggio»

Proseguiamo la nostra passeggiata lungo il corso e in piazza Indipendenza sperando vivamente di imbatterci in note più liete. L’accresciuto spazio tra una bancarella e l’altra – 6-8 metri –, anch’esso pesante eredità del virus, ci confonde, dilatando i contorni del mercato. Non è l’unica spia di un importante cambiamento: mezzi di sanificazione, barriere e percorsi ben definiti ricordano, se mai ce ne fosse la necessità, che le cose sono ben diverse rispetto a solo poche settimane fa. Raggiungiamo uno stand sopra il quale fa bella mostra di sé una serie di bijou. «Abbastanza bene – questa la risposta del responsabile alla domanda relativa all’andamento degli incassi –, pensavo peggio». Buono anche il rispetto delle norme igieniche da parte della clientela; nei casi in cui tale osservanza è mancata, si è rivelato sufficiente richiamare cortesemente all’ordine curiosi e interessati. «I clienti privilegiano gli alimentari, le coccole ora non sono necessarie», commenta da parte sua una signora che propone collane e articoli da regalo. «Non ho venduto niente, la gente è poca. Non è facile», sospira. Non lo è nemmeno per la clientela, abituata a cercarla in una postazione diversa. In ogni caso, «qualcosa si è già mosso, e qualcuno è uscito».

Desiderosi di verificare la tesi suggerita dalla signora – la vendita di generi alimentari ha vita più facile –, scambiamo due parole con un rosticcere: «Ho lavorato bene», afferma, sottolineando tuttavia come il ponte abbia reso difficile prevedere con esattezza la quantità di merce, tra polli e costine, da preparare. La soddisfazione si trasforma in entusiasmo alla bancarella dedicata a frutta e verdura: «Lavoriamo sempre, lo abbiamo fatto anche prima del virus». Toni un po’ meno esultanti invece dai venditori di pizzoccheri: il calo registrato è del 40-50%, ma anche in questo caso si sospetta lo zampino del ponte (e il carattere stagionale del piatto).

La differenza si percepisce anche in termini numerici: dalla sessantina di bancarelle raggiungibile nei «normali» mesi di maggio e giugno si è passati a venti, ci spiega la responsabile del mercato Roberta Donadini. «Abbiamo riaperto un po’ in fretta e furia, non sapendo neanche noi bene quando farlo». Diversi espositori hanno peraltro confermato la loro presenza non disponendo ancora di tutti i mezzi necessari e rinunciando quindi a una partecipazione precoce. Nel prossimo futuro la via da seguire rimarrà questa. «Non so quanti espositori potremmo ancora accettare, perché lo spazio è limitato», rileva Donadini. Le prossime quattro-sei settimane serviranno anche a valutare questo genere di questioni.

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